THE ELEPHANT MAN

THE ELEPHANT MAN

art by Michele Barbaro

Anno 1980
Di David Lynch
Scritto da David Lynch, Christopher DeVore, Eric Bergren
Musiche John Morris
Montaggio Anne V. Coates
Fotografia Freddie Francis
Cast John Hurt, Anthony Hopkins, John Gielgud, Anne Bancroft,
Freddie Jones, Michael Elphick, Wendy Hiller, Dexter Fletcher,
Phoebe Nicholls, Hannah Gordon, John Standing, Stromboli, Pat Gorman,
Adam Caine, Christopher DeVore, Eric Bergren, William Morgan Sheppard
Produzione Mel Brooks, Stuart Cornfeld, Jonathan Sanger
Durata 125′
Titolo Originale THE ELEPHANT MAN

“Chiaro Di Luna” 8:16
Ludwig Van Beethoven
Beethoven Complete Masterpieces (2007)

THE ELEPHANT MAN

“La nebbia si sta alzando …”

Emily Dickinson (1830-1886)

In una stanza, da una finestra la visione di una guglia, il modellino di una cattedrale, la dissezione del tempo nell’incisione di un gesto proibito, che porta ad un sonno senza risveglio. “John Merrick” ha paura di far paura. E’ ripugnante, storto, con una voce ridicola. Ma “l’uomo elefante” altri non è che il riflesso, in uno specchio deformato, dell’ipocrisia umana, della pochezza umana. David Lynch segue la “strada perduta” imboccata con “Eraserhead” anche se questa è una vicenda realmente accaduta e non poteva che essere la Londra vittoriana, schiacciata tra il moralismo estremo e la squallida realtà della rivoluzione industriale, a farle da cornice. Prodotto con grande dispendio di mezzi da Mel Brooks, il secondo film del giovane regista americano si avvale di un cast tecnico incredibile. L’accurata sceneggiatura, estrapolata dai libri di memorie di “Sir Frederick Treves” (interpretato dal grande Anthony Hopkins) e Ashley Montagu, oltre che da Lynch è stata adattata da Christopher DeVore ed Eric Bergren. L’immensa e raffinata fotografia in bianco e nero in formato panoramico è del veterano Freddie Francis, la circense e toccante partitura musicale di John Morris. Geniale l’uso finale dell’ “Adagio For Strings” di Samuel Barber, brano fortemente voluto da Lynch anche direttore musicale e del design del suono. “John C. Merrick” (1862-1890) è magnificamente interpretato da John Hurt che, nonostante un pesantissimo make-up (7 ore di trucco giornaliere per la sola applicazione) riesce ad infondere al suo personaggio un’anima ricca di dignità e una finezza interpretativa sensazionale. Hopkins (il chirurgo che se ne prende cura) è ammirevole nella sua recitazione sotto le righe, sembra sia stato tutta la vita un medico. Il cast, tutto inglese, annovera tra i nomi eccellenti anche Sir John Gielgud (uno dei più grandi attori del ‘900) nel ruolo del direttore del “London Hospital” di cui “Merrick” sarà un privilegiato ospite. La sublime Anne Bancroft è l’attrice che farà dedicare al “mostro” la pantomima “Il Gatto Con Gli Stivali” a teatro,  gli donerà una foto autografata,  lo farà sentire più “umano” recitando con lui un atto della tragedia di Shakespeare “Romeo E Giulietta” e lo saluterà con un dolcissimo bacio. Completa la schiera di ottimi interpreti Freddie Jones, il “padrone” del Freakshow bastardo e picchiatore (personaggio inesistente nella realtà ma che venne inserito per ragioni di sceneggiatura e modellato su un ladro del famoso romanzo di Charles Dickens “Oliver Twist”). Lynch dissemina la pellicola delle sue immancabili passioni/ossessioni, dalle lampade ai volti e i corpi che entrano ed escono dal buio e ribalta l’ideologia  alla base dell’irripetibile “Freaks” (1932) di Tod Browning che rappresentava la parte oscura e inquietante dell’uomo, “The Elephant Man” è il riflesso di chi lo guarda. Le sequenze oniriche sono un capolavoro di regia e ci fanno vedere la bellissima madre di “Merrick” e il tragico incidente che l’ha portata a partorirlo con una forma ripugnante di neurofibromatosi. Che il regista non appartenga alle masse lo dimostra l’inedito approccio storico e politico al film: dalla fine degli anni sessanta ad oggi il cinema ha quasi sempre rappresentato la banale e militante concezione del popolo (i poveri) come il “bene” e la borghesia come il “male”, “The Elephant Man” alla luce fioca di questa impostazione superficiale risulta “politicamente scorretto” e più realistico. Mette in mostra sia l’aspetto commiserevole della buona società londinese, sia il sottile confine che separa un medico dall’essere filantropo, ma la novità è la raffigurazione del popolo di cui mette a nudo il lato animale e volgare, ricco di alcolizzati e puttane. Saranno questi reietti a torturare “Merrick” e, in una delle scene più commoventi, a fargli urlare tutta la sua dignità: “Non sono un animale!! Sono un essere umano! Un uomo, un uomo!”. “L’uomo elefante” sposerà i costumi eleganti e molto rigidi della borghesia vittoriana, dall’arredo della propria stanza, ai vestiti, ai riti che precedono la bevuta di una buona tazza di tè. Candidato a 8 premi Oscar tra cui: “Miglior Film”, “Regia”, “Sceneggiatura Non Originale”, “Attore Protagonista” (Hurt) e “Colonna Sonora”, non ne vinse, scandalosamente, nessuno. Il successo che comunque ebbe il film portò all’allestimento di un’opera teatrale a Broadway dove “Merrick” era interpretato da quell’alieno di David Bowie. “The Elephant Man” permise a Lynch di uscire definitivamente fuori dal cinema d’essai. Il finale è uno dei più toccanti della storia del cinema … In una stanza ora, la dissezione del tempo nell’incisione di un gesto proibito. Sta finendo. Sta finendo tutto. “l’uomo elefante”, stanco e malato, pur sapendo a cosa va incontro realizza il sogno (sulle dolci note dell’ “Adagio For Strings”) di dormire come tutte le persone normali. Sul comodino la foto dell’amata madre che rincontrerà nelle stelle. Il sonno diventa eterno. “John … mai, mai, niente morirà mai … l’acqua scorre … la nuvola fugge … il cuore batte … niente muore.”

La Quarta Dimensione (Londra 1888)

“La torbida marea del sangue dilaga, e in ogni dove annega il rito dell’innocenza; I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori si gonfiano di ardore appassionato.”

William Butler Yeats (1865-1939)

“Sarò il precursore del XX secolo.” Affermazione attribuita a “Jack Lo Squartatore”, si apre il nostro “fiocco di neve di Koch”. Whitechapel, il primo “serial killer” della storia fa la sua comparsa sulle scene per recitare il ruolo del protagonista. Polly Nichols, Annie Chapman, Liz Stride, Kate Eddowes e Marie Kelly … il loro sacrificio inizierà il nostro viaggio fino all’oggi. Il 1888 è con ogni probabilità la vera data del concepimento di Adolf Hitler (in molti sostengono sia nato il 20 aprile 1889). I resoconti dell’epoca parlano del 1888 come di un anno insolitamente privo di luce e con numerosi effetti atmosferici che portavano il cielo londinese ad assumere strane colorazioni, come rosso sangue o verde acceso. Sulle regioni del Mediterraneo (il 6 marzo) si abbatté una pioggia di sangue (fatto documentato) e una fitta pioggia di inchiostro pare si sia riversata sul Capo di Buona Speranza. Sangue ed inchiostro, molto simbolico. Al grande poeta visionario William Blake (1757-1827), durante gli ultimi anni del diciottesimo secolo, comparve un fantasma ricoperto di squame (era soggetto ad allucinazioni), il ritratto che Blake ne ricavò è incredibilmente somigliante alla figura di quello che sarà il medico della Regina Vittoria, Sir William Withey Gull (1816-1896), le vesti insanguinate di “Jack Lo Squartatore” gli calzeranno a pennello. William Gull era anche (ovviamente) un massone e nel periodo dei delitti di Whitechapel si trovò a visitare una nostra vecchia conoscenza, John (ma il vero nome era Joseph) Merrick, “l’uomo elefante”. Gull era molto amico di Frederick Treves, che aveva, come ricorderete, scoperto e “salvato” Merrick. Adesso lasciamo per un momento Sir William Gull alle sue “faccende” … Due brevi salti temporali: Nel 1788, esattamente un secolo prima del fatidico anno incriminato, un certo Renwick Williams sfregiava il nobile culo delle signore inglesi guadagnandosi una certa fama, il secolo seguente “Jack” passerà ai fatti. Nel 1938, quindi cinquant’anni dopo il 1888, la città di Halifax è vittima di un assassino conosciuto come “il massacratore di Halifax” (che fantasia!), “il massacratore” aggrediva le sue vittime a colpi di rasoio (ispirerà anche l’albo a fumetti n.52 di Dylan Dog “Il Marchio Rosso”). Il vero nome di questo psicopatico era William Mason; nome e (sincronicamente) cognome vi dicono niente? Parliamo di cinema … Il pittore Walter Sickert (1860-1942) era solito animare le serate nei salotti del West End con i racconti dei crimini dello “Squartatore”. Le storie narrate erano ricche di immaginazione e per lo più si concentravano su un appartamento dove il giovane Sickert aveva abitato. Il precedente inquilino, un pallido studente di veterinaria (sigh!), si scoprì essere “Jack”. La signora Belloc Lowndes, attenta ascoltatrice, ne trasse un racconto pubblicato nel 1911, “Il Pensionante”, primo romanzo sullo “Squartatore” e primo (bellissimo) film del maestro del brivido Alfred Hitchcock (1899-1980), dal titolo omonimo (in Italia: “Il Pensionante – Una Storia Della Nebbia Di Londra”) uscito nel 1926. Walter Sickert aveva una mania curiosa: dipingeva sempre indossando un foulard rosso (particolarmente inquietante la sua opera “Ricatto o la Signora Barrett”) che pare avesse a che fare con omicidi e poteri esoterici. Nel 1960 esce un orrendo film su “Jack Lo Squartatore”, alla proiezione in un cinema di Manchester assistono Ian Brady e Mary Hindley, due fidanzatini che tre anni dopo (influenzati da questa pellicola) diventeranno tristemente noti come gli “assassini della brughiera”. Uccidevano bambini che venivano poi seppelliti nella vasta brughiera dello Yorkshire. Due accenni alla letteratura … Pare che Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930) per il suo più celebre personaggio, “Sherlock Holmes”, si sia ispirato a Joseph Bell (1837-1911), brillante medico che aiutò Scotland Yard a risolvere numerosi casi, anche quello di “Jack”? Elementare! Bell contribuì in modo decisivo alla nascita della medicina legale. Robert Louis Stevenson (1850-1894) fu spinto da un terribile incubo a scrivere “Lo Strano Caso Del Dottor Jekyll E Del Signor Hyde”, correva l’anno 1886. Due anni dopo ne veniva allestito l’adattamento teatrale nel West End, proprio quando il sangue iniziava a zampillare! L’opinione pubblica attaccò duramente lo spettacolo (reo di incoraggiare violenza ed omicidi) e il suo interprete principale, l’attore americano Richard Mansfield, colpevole di recitare “Edward Hyde” con troppa foga. Venne addirittura messo sotto accusa per i crimini di Whitechapel! Passiamo all’architettura … Nicholas Hawksmoor (1661-1736) è stato uno dei più grandi architetti barocchi inglesi. Nel 1771 il Parlamento britannico decise di realizzare cinquanta nuove chiese e sei di queste erano state progettate da Hawksmoor (la legge per la costruzione delle nuove “case del Signore” fu emanata in seguito all’incendio che devastò Londra nel 1666). St. Luke Old Street, St. George’s Church, St. John Horsleydown, St. George In The East Wapping, Christ Church Spitalfields e la Cattedrale di St. Paul, unendo queste chiese su una vecchia cartina geografica avrete la forma di un pentacolo con al centro St. Paul. All’interno del pentacolo è situato anche l’obelisco più famigerato di Londra: “L’Ago Di Cleopatra” (gemello perfetto dell’obelisco che si erge maestoso nel Central Park a New York). Calamità, suicidi e storie di fantasmi si sprecano sulla sponda del Tamigi dove “L’Ago Di Cleopatra” è situato. L’operato architettonico di Hawksmoor può essere inserito in quel movimento che fa capo agli “Architetti di Dioniso” e in particolare all’opera di Vitruvio (80 a.C.-25 a.C.). “L’Uomo Vitruviano” di Leonardo Da Vinci (1452-1519) è alla base del “fiocco di neve di Koch”. Anche Nicholas Hawksmoor era un massone. La storia della Massoneria è impossibile da raccontare con precisione, salvo un punto fermo: ufficialmente l’ordine è stato fondato nel 1717 (anche se un’origine suggestiva lo farebbe risalire ai “Cavalieri Templari”), l’iter del nome è rintracciabile tra gli “Architetti dionisiaci dell’Antica Atlantide”. Emblemi e simboli massonici sono stati rinvenuti pressoché ovunque, in alcune catacombe a Creta, Roma e Parigi, sulla Grande Muraglia cinese e nelle piramidi egizie, a New York … a Stonehenge. Nel 1982 a Londra, sotto il “Ponte dei Frati Neri”, venne ritrovato impiccato il finanziere italiano Roberto Calvi (1920-1982), il “Banchiere di Dio”. Nelle tasche aveva due mattoni, l’omicidio fu commesso dalla loggia massonica della P2 (Propaganda 2) italo-argentina. David Lynch nell’indimenticabile serie tv “I Segreti Di Twin Peaks” ci mostra con pura fumisteria e visionarietà la “Loggia Nera”, la “Loggia Bianca” e la “Teoria della Terra Cava” molto cara ai massoni di tutto il mondo. Ancora un salto temporale, ritorno al 1888 … capitolo “I Soliti Sospetti”. Il primo “Jack Lo Squartatore” è stato un certo John Pizer soprannominato “grembiule di cuoio” (era un macellaio), arrestato da un poco convinto Ispettore Fred Abberline (che si occupò dei delitti di Whitechapel), e rilasciato subito dopo. Venne poi il dottor Stanley, famoso chirurgo londinese col figlio morto di sifilide: fuochino. Nel 1892 viene impiccato a Londra l’assassino Thomas Neill Cream che sul patibolo esclama: “Io sono Jack!!”, che pagliaccio! Alla metà degli anni ’30 salta fuori il nome di Olga Tchkersoff, immigrata russa che aveva una sorella prostituta morta di setticemia. Il giornalista William Tufnell LeQueux del “Globe” (seguiva i casi dello “Squartatore” nel 1888) pubblica un volume dove rivela che “Jack” era un chirurgo russo di nome Alexander Pedachenko, alle dipendenze dei servizi segreti dell’Ochrana. Lo Zar avrebbe ordinato a Pedachenko gli omicidi per screditare Scotland Yard. La fonte di LeQueux era un manoscritto ritrovato tra gli effetti personali di Grigorij Efimovic Rasputin (1863 o 73-1916). Acqua, però il personaggio di Pedachenko è quantomeno ambiguo. La sua vera identità potrebbe corrispondere a quella di Vassily Konovalov, travestito ed omicida, che venne arrestato a San Pietroburgo nel 1891 in abiti femminili. Konovalov non era un chirurgo ma un barbiere, e inoltre pare fosse il sosia perfetto di un certo George Chapman, assistente chirurgo e, pensate un po’, barbiere a Whitechapel; vi immaginate, farvi fare la barba da “Jack Lo Squartatore”! Comunque questo Chapman venne arrestato nel 1901 per l’avvelenamento di tre donne. Al processo un sarcastico Abberline (che era ancora in giro) esclamerà: “Alla fine l’avete preso, lo “Squartatore”. La storia continua. Durante i delitti si trovava di passaggio a Londra (nel quartiere più sporco, laido e depravato) per una serie di spettacoli il famoso “Wild West Show”. Da William Cody (1846-1917) detto “Buffalo Bill” ad Alce Nero (1863-1950), tutti i componenti della carovana furono chiamati a deporre da una polizia che brancolava sempre più nel buio. Nel corso degli anni pioveranno una serie infinita di nomi, fantasmi, ombre … chi giurava fosse stato un non meglio identificato macellaio ebreo, chi il dottor Roslyn D’Onston Stephenson, bevitore incallito ricoverato (prima degli omicidi) al “London Hospital” per problemi mentali, e ancora il Principe Albert Victor … William Gull, eccolo ritrovato. Il discorso riguardante Gull sarà incredibilmente breve, ma rivelatore (come il “Cuore” di E.A. Poe!). Sir William Withey Gull, Medico Reale Ordinario, venne internato nel manicomio di Islington, poco dopo l’ultimo omicidio, col nome di “Thomas Masson” paziente n. 124. Fuoco! Avete mai sentito parlare di Aleister Crowley (1875-1947)? All’età di 13 anni si trasferì con la madre nel quartiere di Whitechapel ed è stato sicuro spettatore di almeno una “scena” dei crimini di “Jack The Ripper”. Su un saggio che scrisse diversi anni dopo accusò degli efferati omicidi Madame Blavatsky (o Blavatavsky) la fondatrice della teosofia. Il nome di Crowley (che era un noto bugiardo) spunta spesso sui testi che parlano dello “Squartatore” e venne addirittura fuori che fosse in possesso di sette cravatte insanguinate appartenute a “Jack”; no dico, sette!! Queste poi, le avrebbe nascoste nell’abbazia di “Thélema” a Cefalù, dove si ritirò per continuare le sue “pratiche”, si guadagnò la fama di “uomo perverso” e Benito Mussolini (1883-1945) lo fece sbattere fuori dall’Italia. Aleister Crowley è il fondatore del moderno occultismo e il principale riferimento ed esponente del satanismo. Il simbolo del pentacolo da lui adottato spesso è anche la mappa seguita negli omicidi da “Jack” e, come spero ricorderete, nella topografia delle opere di Hawksmoor. L’allievo prediletto di Crowley era Anton Szandor LaVey (1930-1997) fondatore della “Chiesa di Satana” e del “Magick Lantern Cycle” col leggendario regista Kenneth Anger (1927). Questo strano personaggio ha un oscuro passato (ma guarda!), dice di essere nato con una coda, asportata poi chirurgicamente e di aver fatto il domatore di leoni. Di sicuro si sa che era appoggiato da diversi personaggi del mondo dello spettacolo, come l’attrice Jayne Mansfield (1933-1967) che morirà decapitata in un incidente stradale (LaVey poco prima del sinistro, si vanterà di aver tagliato la testa della sfortunata stella del cinema da una foto!) e Roman Polanski (1933). Il regista di origine polacca nel 1968 girerà “Rosemary’s Baby”, film “satanico” in cui appare in un cameo e non accreditato proprio Anton LaVey, nel ruolo di un sacerdote durante una “messa nera”. All’epoca la moglie di Polanski era la bellissima Sharon Tate (1943-1969) che fu purtroppo massacrata, all’ottavo mese di gravidanza, dalla “Famiglia Manson” nella sua villa di “Cielo Drive” a Beverly Hills. Il famigerato regista era in Europa per lavoro e la sua posizione non sarà mai chiarita definitivamente. Probabile che non fosse estraneo al mondo dell’esoterismo e del satanismo, ma sicuramente non immaginava quello che sarebbe successo, amava tantissimo la dolce Sharon. Il mandante della strage di “Cielo Drive” era Charles Manson (1934). Manson non è il suo vero cognome ma il risultato di man/uomo e son/figlio, “figlio dell’uomo”, comunque lui si farà chiamare anche “Satana” o “Gesù”. Passa quasi tutta l’adolescenza in carcere per poi uscire nel 1967 anno in cui la “sottocultura” e la perversione drogata del movimento “hippy” era di moda. In questo letamaio di “scimmie ammaestrate” Manson (molto magnetico) trova terreno fertile e si fa un nome. Forma la “Family”, una cinquantina di “figli dei fiori” seguaci del libero amore e dell’LSD, diseredati della ricca borghesia americana e ribelli al sistema, deboli e annebbiati dalle sostanze stupefacenti. Il massacro ordinato da Manson è uno dei più efferati delle cronache recenti. Oltre allo scempio fatto con i corpi delle vittime, nella villa sono state rinvenute diverse scritte fatte con il sangue della Tate, ben visibili su una porta e un frigorifero le frasi “death to pigs” (morte ai porci) e “helter skelter” (finimondo/caos) da una canzone dei Beatles. Charles “Satana” Manson è tutt’ora detenuto nel carcere di Corcoran in California (ha anche avuto la felice idea di provare a chiedere la libertà vigilata con Schwarzenegger Governatore) e si è sempre dichiarato innocente in merito a tutti gli omicidi attribuitigli (ne sono un’infinità): “Non ho mai ucciso, e la prova è che se avessi cominciato ad uccidere, non sarebbe rimasto vivo più nessuno”. Nel 1988 Alan Moore (1953), con Frank Miller, Tiziano Sclavi e Mauro Boselli il più grande scrittore di fumetti al mondo (tra i suoi lavori “V For Vendetta”, “Watchmen” e “La Lega Degli Straordinari Gentlemen”), inizia le lunghe ed estenuanti ricerche per la sua opera d’arte assoluta “From Hell”, fluviale graphic novel splendidamente illustrata da Eddie Campbell (1955). Nel 2001 ne verrà tratto un ottimo film omonimo diretto dai gemelli Albert e Allen Hughes, con grandi interpretazioni di Johnny Depp (“Abberline”) e Ian Holm (“Gull”) dove fa capolino anche una nostra vecchia conoscenza, “John Merrick”. Capitolo musicale … Nel 1993 la famigerata villa di “Cielo Drive” (situata in una delle più belle zone di Hollywood) ospita come ultimo inquilino Trent Reznor (1965), il più grande musicista e compositore vivente, leader e unico componente della band “Dark-Industrial” dei Nine Inch Nails. Reznor darà vita, all’interno di questo luogo malato, ad uno dei suoi numerosi capolavori (forse il migliore), il violentissimo e disperato “The Downward Spiral” (1994). Due tracce del disco si intitolano “March Of The Pigs” e “Piggy”. La casa al 10050 di “Cielo Drive” venne demolita alla fine del 1994 e il numero civico cambiato, una nuova casa, “Villa Bella” è stata costruita al suo posto. L’antica porta d’ingresso con la scritta insanguinata esiste tutt’ora; se andate a New Orleans, negli studi discografici della scomparsa “Nothing Records” (di proprietà Reznor), non vi aprirà nessuno (ricordate l’uragano Katrina?), ma la porta che state cercando di abbattere è proprio quella di “Cielo Drive”. Trent Reznor è anche la mente malata che partorirà il famoso showman Marilyn Manson (1969), sacerdote della “Chiesa di Satana” e autodefinitosi “Anticristo”. Intervistato a proposito di questa “macchina da soldi”, il “one man band” dei NIN sosterrà che si tratta del suo “lato buono”. Dal 1993 mr. Reznor è chiamato ad assemblare le colonne sonore di tre film simbolo della cultura nichilista contemporanea: “Il Corvo”, in cui oltre a collaborare alla selezione dei numerosi brani presenti nella pellicola, suonerà “Dead Souls”, cover dei Joy Division, “Assassini Nati” di Oliver Stone, che parla di “serial killer” e satanismo e infine David Lynch gli affiderà le musiche dell’oscuro ed enigmatico “Strade Perdute”, dove il mostruoso musicista riuscirà a far coesistere oltre ai suoi brani originali di matrice “Ambient”, le partiture jazz di Angelo Badalamenti e Barry Adamson, Lou Reed, i malinconici This Mortal Coil e il sound cupo e martellante dei tedeschi Rammstein. Rimanendo in tema musicale permettetemi una “marchetta”: Gli IAN Ain’t nel 2010 hanno pubblicato un cd doppio (forse l’ultimo) dal titolo “London 1888”, “concept album” dove vengono narrati in musica e testi i tragici avvenimenti fin qui raccontati. Verso la fine … In una mia personalissima visione, i tre lati del triangolo alla base del “fiocco di neve di Koch” sono: Cinema … Musica … Letteratura, rappresentati oggi dai sulfurei David Fincher (“Se7en”, “Fight Club” e “Zodiac”), Trent Reznor (“The Downward Spiral”, “The Fragile” e “Year Zero”) e Chuck Palahniuk (“Fight Club”, “Survivor” e “Invisible Monsters”). La nostra società è magnificamente raccontata e distrutta da questi tre geni, visionari, nichilisti, impietosi, dissacranti, critici, ironici, alienati, acuti. Non siamo poi così lontani da dove abbiamo cominciato; da “Jack Lo Squartatore” a Chuck Palahniuk (a proposito, Sharon Tate era stata la sua babysitter!) … La verità è che questo viaggio non parla ne di carnefici ne di vittime, parla di noi stessi … parla di quando mi guardo allo specchio e vedo alle volte “l’uomo elefante” nel mio riflesso … Ed Gein, Ted Bundy, “Zodiac”, Erzsébeth Bàthory, Henry Lee Lucas, John Wayne Gacy, Pietro Pacciani, Andrei Romanovic Chikatilo, Aileen Wuornos, David Berkowitz, Marc Dutroux, Jeffrey Dahmer, Theodor John Kakzynski, Donato Bilancia, Harold Frederick Shipman, Dennis Nilsen, Gianfranco Stevanin, Nannie Doss, Ed Kemper, Leonarda Cianciulli, Albert Fish … a chi appartengono tutti questi nomi? Li abbiamo creati noi? Chi è “Jack”? “Jack” non ha volto, è la nostra paura di vivere, la nostra inquietudine, il nostro servilismo quotidiano, la nostra isteria, l’ipocrisia, la mancanza di amore. Massone o scrittore … qual è la sua vera identità? E la tua caro lettore? … Benvenuto nella “Quarta Dimensione”. Londra 1888

“Ha lasciato cadere qualcosa, signore?” chiese a un tratto una voce dietro di lui. Si voltò di scatto e si trovò di fronte a un poliziotto munito di una lanterna cieca. “Niente d’importante, sergente” rispose con un sorriso: quindi fece cenno a un calesse che passava in quel momento, vi saltò dentro e diede al cocchiere l’indirizzo di Belgrave Square.

Oscar Wilde (1854-1900)

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64 comments to “THE ELEPHANT MAN”
  1. Questo film è un testamento…una storia vera che commuove per l’intera durata dello stesso..vi si trova immedesimazione,compassione,dolore,attrazione verso una creatura deforme costretta ad esibirsi in tutta la sua mostruosità e incolpevolezza.
    La tua recensione ancora una volta colpisce nel profondo perchè riesce a far emergere la dolcezza e la solitudine del protagonista nonchè coinvolge quanto la pellicola !
    Fluida e precisa fa rivivere a distanza di tempo la storia che come poche mi ha stretto il cuore in gola.
    Ricordo….
    I’M NOT AN ELEPHANT!I’M AN HUMAN BEING!I’M A MAN!”
    Bravo Valerio!

  2. Eggià, qual’ è la nostra identità?
    La quarta dimensione è intorno a noi quotidianamente,
    è il mistero, il fascino di ciò che è ma non possediamo o l’inverso?
    .. è il tempo che scavalca i nostri stessi confini, basta soltanto saperla afferrare!
    quel che sento con certezza è che essa è vicina.

  3. …una delle opere migliori di Lynch, ottima l’accuratezza e l’analisi della recensione!
    Mi è venuta voglia di rivederlo…

  4. Colpito dall’ottima recensione riguardo “ERASERHEAD” e incuriosito dalla coinvolgente descrizione del sig. Monacò mi ero ripromesso di leggerne altre, e il caso ha voluto che si trattasse niente meno che di “THE ELEPHANT MAN”, questo è sicuramente uno dei film più toccanti e intensi del “visionario” Lynch; affetto da una grave forma di neurofibromatosi, Merrick diventa un fenomeno da baraccone trattato come la più turpe delle bestie dal suo padrone.E’ un film sulla dignità e il dolore, sull’umanità che si nasconde sotto una maschera mostruosa,questo è uno dei temi più cari a Lynch: nulla è mai come appare, ciò che ci sembra evidente, scontato non è altro che la superficie delle cose. E spesso la verità è frutto di una ricerca introspettiva profondissima. L’opera raggiunge l’apice del pathos quando John Merrick, ormai consapevole della sua umanità e di non essere certo un fenomeno da baraccone, urla alla folla davanti a sé: “NON SONO UN ANIMALE… NON SONO UN ELEFANTE! SONO UN UOMO… SONO UN UOMO!”. Questo è sicuramente il momento più straziante e coinvolgente di tutto il film. Il tema trattato da Lynch è attualissimo: la diversità ha sempre fatto paura, e questo timore nei confronti del “diverso” è dovuto alla non-conoscenza e spesso è facile pensare che il diverso sia un male, un’anomalia da evitare.
    Ancora un’ottima recensione di Monacò che ti accompagna passo passo nella trama e nella morale inculcando nell’animo del lettore un senso di interesse misto a stupore.

  5. Stupenda recensione per un Film Spettacolare e con la F maiuscola…
    Questo film è il mio preferito in assoluto, e questa recensione gli rende giustizia, portando il lettore a scoprire la bellezza che regna in questo film, accompagnandolo e facendo conoscere l’opera senza mai andare a guardare troppo dietro la cornice, il film è magia e svelarsi troppi retroscena non serve.
    Quando una cosa mi piace molto non riesco mai ad esprimere bene quello che ho dentro e quindi per terminare il commento lascio il testo di una canzone che ho scritto e che parla proprio di Joseph Merrick

    WORDS JOHN MERRICK

    Strano il mio aspetto
    per voi che mi guardate
    nel riflesso del mio corpo
    e non andate al di là

    Se potessi creare
    un nuovo me
    non farei l’errore
    di compiacervi

    I am John Merrick
    this is my life
    the elephantman
    a freak for ever
    my name John Merrick
    this is my face
    the elephant man
    freak show for ever

    Potranno vedere
    Il mio volto,
    nel riflesso non vedere
    La mia anima

    I am John Merrick
    this is my life
    the elephant man
    a freak for ever
    my name John Merrick
    this is my name
    the elephantman
    freak show for ever

    I am Joseph Merrick
    this is my eternity
    an angel
    in heaven for ever
    my name Joseph Merrick
    this is my fate
    an angel
    in heaven for ever

    P.s. la quarta dimensione è un contorno inquietante, ma scritto e ricercato in modo inpeccabile, di un periodo in cui convivevano due esseri così diversi , l’uno mostro fuori, l’altro mostro dentro…
    .p.p.s. voglio un disegno di Barbaro da poter appendere in cameraaaa……

    • Avrai un mio disegno appeso nella tua camera…
      Grazie Alessandro…alla prossima !

  6. Ammazza, bella lunga!!! 😀 Ma formidabile e completa, come sempre!!! Grandissimo Valerio!!! Continua così!!!!! ; )

  7. Film fantastico! Bellissimo lavoro di Lynch! una storia veramente interessante e commovente che coinvolge dall’inizio alla fine. Ottima recensione Monacò! Completa di dettagli e interpretazione d’autore!

  8. C’è sempre qualcosa di insano e personale nel rapporto fra Monacò e i film che recensisce, come se si stesse scandagliando l’anima alla ricerca del materiale viscoso che il contatto fra osservatore e pellicola ha generato. Un incontro/scontro fra weltanschauung. E la critica come sangue che si perde nella lotta. Un effetto collaterale. Una macchia sul pavimento.

    E poi la dimensione mistica che pervade la nostra esistenza protetta da scherno e derisione, nascosta nel doppiofondo del vaso di Pandora della ragione. Il “caso” che anticipa l’orrore del nuovo secolo nel 1888, quando viene concepito Hitler, il primo serial killer si impone alla coscienza collettiva e Nietzsche annuncia nel “crepuscolo degli idoli” che Dio è morto… coincidenze che forse svelano una trama i cui intrecci si dipanano in una dimensione temporale che sfugge all’attenzione umana. E di cui Monacò prova a seguire le tracce in modo necessariamente convulso e intuitivo, ma non per questo privo di risonanza.

    Del resto anche se non si è capaci di comprendere come facesse Beehetoven a comporre della musica, non significa che non si riesca ad apprezzarla. Noi, che siamo da questa parte della realtà.

    Il dilemma è capire come si può entrare nell’altra senza diventare folli.

    • “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te….”
      Nietzsche

  9. Dalle recensioni di Monacò emerge sicuramente passione, attenzione verso determinati temi e, come dice il suo omonimo, lotta… Tutte le parole che usa però.. nel secondo brano così come nel primo hanno formato nella mia mia mente due immagini….Sì, io leggendo questi brani vedo semplicemente… un Valerio che si interroga… e un Valerio che si commuove…

  10. cosa dire…una recensione che rende degno omaggio ad uno dei capolavori del cinema, un film con una grossa carica emotiva che cattura e ci rende partecipe alle sofferenze di John Merrick interpretato da un grande John Hunt (che ricevette anche la candidatura all’oscar come miglior attore protagonista), girato in un elegantissimo bianco e nero con una fotografia a dir poco meravigliosa che fu affidata ad un futuro premio oscar….
    ….non saprei più cosa aggiungere hai detto tutto tu!!!
    BRAVO Valerio!!!

  11. Bhè che dire un affascinante racconto, un viaggio, un invito irrinunciabile a vedere questo film…praqticamente l’obbligo di costruirsi una cineteca privata! Complimenti

  12. recensione precisa e dettagliata per uno dei film piu commoventi e belli che ho mai visto in vita mia…le descrizioni tecniche lo rendono ancora piu meraviglioso da vedere e…cazzo nn sapevo fosse tratto da una storia vera…punchline…considero l’articolo “la quarta dimensione” uno sfizio assurdo….una intreccio reale,ricercato,inedito,sbalorditivo e assolutamente straordinario…è una fonte di notizie messe tutte in fila che hanno un comune denominatore…tra l’altro i tre lati del triangolo di koch visti dal recensore e che rappresenterebbero…cinema…musica e letteratura sembra sia il simbolo che riassume tutte l’intreccio…spettacolare la rivelazione finale(a dimostrazione che è sbalorditvo l’intreccio descritto):sharon tate ha fatto da baby sitter a quel genio di palhaniuk…incredibile….

    ps. se posso permettermi di fare una richiesta…metti gran torino???? e sarei molto cntento di leggere una tua recensione su hereafther(nn so se l’ho scritto bene)

    • grazie Antonio, per Gran Torino dovrai aspettare ancora un pochino, andiamo in ordine cronologico e coi tempi tecnici che servono all’artista (michele/il Vecchietto) che hai conosciuto di persona, per realizzare le illustrazioni!

  13. Bella recensione! Sicuramente questa volta il racconto che hai descritto sopra mi appassiona di più e mi ha preso talmente tanto che mi sono disinteressato a cosa accadesse intorno a me. Dispiace non poterlo giudicare dal punto di vista tecnico, mettendo in risalto il tuo punto di vista, ma sicuramente mi ha fatto venire voglia di vedere il film per confrontarlo con il tuo articolo. Complimenti

  14. Non riesco più a trovare le parole per descrivere la tua passione, che riesce ad arrivare al cuore delle persone; e come un racconto, le tue recensioni, riescono ad intrappolare il lettore in uno stato di sogno, come se rivivesse le stesse senzazioni dei protagonisti dei film, e poi soprattutto in questo sono molto coinvolto, anche per la canzone cantata da mio fratello, in tema con il film. Mi piace l’accuratezza nei dettagli, la ricerca storica che fai in tutte le tue recensioni; mi colpisce ogni volta la tua scrittura ritmata che da valore alle parole che scrivi, come se fosse un fiume in piena che va verso il mare della conoscenza. Complimenti ancora, continua così, e fammi sapere se fai altre recensioni, perchè come ho un attimo libero, correrò a leggerle. Ciao Valerio, a presto. PS: è uscito il mio 3° libro, se ti incontro ti devo dare una copia.

  15. Recensire “The Elephant Man” può sembrar facile, nel senso che è uno dei pochi film “lineari” di Lynch forse l’unico con “Velluto Blu”, cioè un film con una trama apparentemente semplice da seguire, tuttavia non è così il lavoro di Lynch è ricco di contraddizioni e spunti assolutamente unici, aspetti puntualmente colti e illustrati nella recensione, aspetti ai quali viene dato giustamente risalto. Penso che tu abbia voluto scrivere una “guida” che aiuta a comprendere il messaggio del film nella sua pienezza, e a sua volta è appieno corrispondente al film. Come per la recensione di “Eraserhed” penso tu voglia stuzzicare il letture a visione o eventualmente alla “rivisione” del film. In conclusione bel lavoro.
    Quanto poi alla “Quarta Dimensione” è un bello ed inquietante pezzo su un’impressionante serie di “strani” eventi tutti connessi e storicamente certi da te esaminati in chiave personale che obbliga il lettore a farsi un esame di coscienza e ad evitare che “Jack” prenda il sopravvento e causi la distruzione totale dell’umanità. Io vedo il pezzo come un avvertimento a non credere troppo in noi stessi. Trovo solo un po’ “impegnativo” definire Trent Reznor il più grande compositore vivente, ma questo già lo sai e ne abbiamo già parlato a quattrocchi!!!

    • grazie “Long John”, il tuo commento é stato puntuale e preciso e non ne avevo nessun dubbio … e non é “impegnativo” definire Reznor il migliore, hai visto chi ha vinto lOscar quest’anno per la migliore colonna sonora?!?!?!?!?!?

  16. La recensione di Eraserhead è migliore secondo me, qui mi sembra che ti sia soffermato più sull’aspetto tecnico-stilistico del film, mi sembra, ecco, molto teorica e accademica come recensione…
    Rinnovo i miei complimenti invece per il racconto che segue la recensione, senza offesa ma lo trovo migliore della rewiew…
    Fatto sta che scrivi da dio.

    • ahahahahahahaha, grazie per “fatto sta che scrivi da Dio”… sulla recensione non saprei, scrivendole tutte di botto dopo aver rivisto il film evidentemente sono figlie del momento in cui le metto su carta, l’impostazione di base almeno. Poi ora che questa nuova versione é rivista corretta e ampliata, dovrebbero essere anche più omogenee, ma anche no, dipende dal punto di vista del lettore!

  17. Buona recensione, precisa e dettagliata la descrizione del film. So quanto ami il cinema e quanta passione ci metti, ma nonostante tutto in questa recensione non ti vedo particolarmente coinvolto. Troppo “scolastica” forse. Hai saputo rendere invece davvero intrigante (come solo tu potevi riuscirci del resto) la descrizione della londra dell’epoca: per usare una metafora cinematografica, il tuo stile è la tua telecamera. posso affermare che un regista non avrebbe saputo fare di meglio. bellissima anche l’illustrazione che ritrae la scena più importante del film. complimenti davvero

  18. Cominciamo con Merrick: come sempre la tua puntuale curiosità ha fatto emergere il reale senso mistificante dell’opera, perchè per quanto se ne dica l’attrazione verso l’insolito è una delle peculiarità dell’animo umano (lo sa bene Diane Arbus con i suoi freaks e poi Kubrick… eh sì Kubrick), ciò che di più significativo emerge, grazie all’attenta lettura della sematica cinematografica che tu hai fatto, è che mai come in questo caso il film si è reso interprete della realtà senza denaturarla anzi rendendo l’aria sulfurea e richiamando al pensiero strane immagini de “Il mostro di Dusserdorlf” del maestro Lang…e di “Fur”…
    Sei al solito sbalorditivo Valerio anche e soprattutto, in questo caso, nella tua lettura romantica di una tragedia d’altri tempi che antichizza il tuo essere…Le strade perdute di Inland empire si intravedono nella tua passione stilistica..
    Passiamo al Male…..la storia è disseminata di indizi e la verità è sotto i nostri occhi bisogna solo riuscire a comporre il puzzle…il male è padrone del XX secolo

    “Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato. E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni. Io sono un fanatico dell’uomo, sono un umanista! Sono probabilmente l’ultimo degli umanisti!E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio?”Al Pacino, L’avvocato del diavolo

    Detto ciò non sono stupita dal notare l’accuratezza storica con cui hai tratto le tue supposizioni, sei stato sempre un “fanatico” estimatore della radice del male contemporaneo oltre che collezionista di cimeli e non potevo immaginare un discorso del genere tenuto da altri che non fossi stato tu, hai una mente illuminata ed illuminante…attento però potresti scoprire che la 4 dimensione c’è sempre stata magari tenuta a freno dall’Es.

    « Quando cammino per le strade ho sempre la sensazione che qualcuno mi stia seguendo, ma sono invece io che inseguo me stesso. Silenzioso, ma io lo sento. Spesso ho l’impressione di correre dietro a me stesso. Allora voglio scappare, scappare, ma non posso fuggire! Devo uscire ed essere inseguito. Devo correre, correre per strade senza fine. Voglio andare via, ma con me corrono i fantasmi di madri, di bambini. Non mi lasciano un momento, sono sempre là, sempre, sempre. Soltanto quando uccido, solo allora… E poi non mi ricordo più nulla. Dopo, dopo mi trovo dinanzi a un manifesto e leggo quello che ho fatto. E leggo, leggo. Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può sapere come sono fatto dentro? Che cos’è che sento urlare dentro al mio cervello? E come uccido: non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce, e io non la posso sentire! »
    (M – Il mostro di Düsseldorf)

    Concludo: Valerio sei una delle promesse nostrane, apri la mente di questa povera cittadina e mosra il potere dell’arte, so che puoi e sai farlo…quindi DEVI! 😉

    • hai scritto tutto te, non saprei come ribattere … anzi si, con un grande GRAZIE!
      ps. é bello vedere tutto quello che traspare dai miei lavori visto dagli occhi di chi mi conosce, anche se poco … alle volte sono proprio quelle persone che colgono di te gli aspetti più veri!

  19. Una postilla per l’artwork…complimenti a Michele Barbaro che ahimè ho la sfortuna di non conoscere….rendono una tridimensionalità tale da sembrare quinte calpestabili…si potrebbe quasi temere una reale aggressione in corso…complimenti al “duetto” artistico 🙂

    • Grazie Marialucia… spero avremo modo di conoscerci cosi magari potrò offrirti almeno un caffe’ per i magnifici complimenti che mi fai…….
      grazieeeeeee………!!!!!!!

  20. Analisi come sempre ricca e fatta con le mani d’oro, ottimo Monacò.
    Film davvero fantastico.

    Il talento di Lynch viene notato dal produttore-regista-attore Mel Brooks che decide di affidargli la regia del film The Elephant Man.

    “Gli uomini hanno paura di ciò che non capiscono” (John Merrick)

  21. Stupenda la storia di John Merrick, ho visto il capolavoro di Lynch tempo fa e devo dire che l’articolo rispecchia fedelmente la vicenda narrata dal film. Attraverso la recensione, veniamo catapultati in una società bigotta e squallida: la Londra Vittoriana( l’illustrazione in alto che ritrae in modo perfetto una scena del film di Lynch, la dice lunga!), la quale non si discosta eccessivamente dalla nostra.

    “L’uomo elefante altri non è che il riflesso, in uno specchio deformato, dell’ipocrisia umana, della pochezza umana”….niente di più vero!

    ” Il finale è uno dei più toccanti della storia del cinema … In una stanza ora, la dissezione del tempo nell’incisione di un gesto proibito. Sta finendo. Sta finendo tutto. “l’uomo elefante”, stanco e malato, pur sapendo a cosa va incontro realizza il sogno (sulle dolci note dell’ “Adagio For Strings”) di dormire come tutte le persone normali”…ricordo questa scena come una delle più toccanti in assoluto che io abbia mai visto!

    Davvero complimentissimi per la recensione, ancora una volta hai messo in luce gli aspetti più profondi di una vicenda tanto significativa qual’è quella dell’uomo elefante!

  22. Intrigante, magica, come una porta su un’altra dimensione che ti catapulta lì, come se accadesse tutto nella tua quotidianità!
    Complimenti

  23. La Quarta Dimensione…

    Può sembrare banale eppure guardando i film “The Elephant Man” e “From Hell” mi son sempre chiesto il motivo per cui Merrick compariva in due storie che apparentemente fossero così lontane. L’articolo ha chiarito bene questo mio dubbio, palesando lo scenario grottesco in cui le due vicende si collocano.

    Stupenda l’analisi storico-culturale legata alla vicenda di Jack Lo Squartatore, piena di riferimenti a personaggi che non avrei mai pensato fossero così connessi fra loro.
    Whitechapel si espande in una fitta rete spazio-temporali in cui si consumano i più efferati delitti della storia.

    Sono davvero affascinato da queste vicende, e come molti inizio a chiedermi, chi era Jack lo Squartatore??

    “Jack non ha volto, è la nostra paura di vivere, la nostra inquietudine, il nostro servilismo quotidiano, la nostra isteria, l’ipocrisia, la mancanza di amore. Massone o scrittore … qual è la sua vera identità? E la tua caro lettore? … Benvenuto nella Quarta Dimensione. Londra 1888 “

  24. La quarta dimensione…….

    Qual è lo scopo delle recensioni?
    Invitare il lettore a rivedere un film? No!
    Far riflettere su temi della vita che un artista descrive in maniera personale?
    Valerio tu fai un’analisi di quello che altri esprimono con la loro arte in maniera originale.
    La tua scrittura oggi mi spinge ad una riflessione personale.

    Mi affascina la ricerca dell’identità del singolo anche se credo che si ritrovi, forse, solo alla fine del nostro cammino.
    Noi non siamo quello che crediamo di essere.
    Certe volte riusciamo a scandalizzarci con delle reazioni inaspettate.
    Chi crede di essere quell’ultima immagine che ha viso nello specchio prima di andare a lavoro, ha una visione distorta della realtà.
    Personalmente credo che siamo tutti degli elefanti (grazie a Dio) che vivonoin una Terra povera ed aspra.
    Siamo noi quelli che devono lasciare un segno e migliorare questa nostra Terra misera.
    Oggi, la vita, francamente, mi sembra un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
    Grazie Valerio per avermi regalato un momento per riflettere sull’esistenza umana.
    p.s.(come al solito dimostro di non non capire un cavolo di cinema!).

    • Sei riuscito a cogliere uno degli aspetti fondamentali della mia visione d’insieme, grazie per il tuo commento caro!

  25. Ancora una recensione da leggere tutta d’un fiato, complimenti Monacò, le tue analisi e le tue ricostruzioni sono sempre intriganti e mai banali… dopo aver letto diverse tue recensioni, mi viene a chiederti:
    Cos’è per te il cinema?
    ciao

    • Il cinema per me é un modo di vivere frammenti di sogno, di altre vite… allontanandomi da una realtà che sempre più detesto, che non voglio più capira… l’arte per me é l’unica cosa bella rimasta pura e la analizzerò sempre come un alchimista.

  26. hai detto giusto!
    ”non ne vinse,scandalosamente,nemmeno uno”

    le tue recensioni colpiscono sempre,mettendo in luce gli aspetti veri e sconosciuti delle sorprendenti trame della storia del cinema.
    grande e ancora grazie.

  27. Eh và qui c’è da rimboccarsi le maniche!..In nome della mia abitudinarietà inizio subito porgendo i miei complimenti all’artista…Come direbbe il mio Maestro d’ispirazione ed aspirazione J.G. Fichte:tutti gli uomini nascono con un talento,un’attitudine ma solo in pochi sanno incanalarla verso la giusta direzione;Beh Michele a mio modestissimo parere (e non è una novità) tu hai saputo perfettamente indirizzare la tua inclinazione all’arte,complimenti.Un’altra splendida opera dal tratto deciso che quasi immortala il momento come se tu fossi presente alla scena.E ancor di più hai saputo rendere il tuo essere il silenzioso osservatore attraverso quelle sfumature che “invecchiano” il tuo splendido quadro.la scarsa e ovviamente voluta imprecisione nel ritrarre “mani” e “volti” riesce a dare un chiaro segno del surrealismo che padroneggia l’opera.Superbo!
    Passiamo ad altro ora.Valerio la tua solita puntualità del dettaglio è un pò come il dipinto “SURREALE”!Non vi è dettaglio,nota musicale e nota storica che possa sfuggire alle tue attente ed attendibilissime analisi cinematografiche.Una recensione che porta con sé un aspetto narrativo ma dal retrogusto squisitamente introspettivo ampliato e maniacalmente curato nel frammento dedicato alla QUARTA DIMENSIONE!
    Riportando le strilla e le immagini della pellicola nel tuo lavoro lo completi dando quel tocco in più dal sapore intrigante che genera curiosità in chi ancora non ha visionato il film.Certo doni anche quel “tocco” che diciamo è parte di te e credo della tua irruenta passione cinematografica che spulcia i lati migliori e “PEGGIORI” dell’Uomo buttati lì con asprezza sulle pellicole.Ti consiglio ancora una volta di tenere a freno i tuoi “impeti” anche perché potresti far calare il tenore dell’ottimo stile e sopratutto gusto stilistico che hai e che hai deciso adottare (consiglio da amico eh!).Non posso però non apprezzare il tuo talento,ottimamente incanalato verso la giusta via.Davvero complimenti (ma occhio!!)!
    Ultimo mio piccolo pensiero vorrei rivolgerlo alla QUARTA DIMENSIONE.Come ben sai io mi dono anima e corpo alla filosofia e proprio in nome di questa azzardo una piccola analisi (che non me ne vogliano i padri dell’amore per la sapienza).Innanzitutto incredibilmente attento,preciso e come detto in precedenza “maniacale” il tuo lavoro di ricerche e notizie dei fatti,un lavoro che non può non essere apprezzato del quale ancora mi complimento con te per la tua accuratezza,dedizione e puntualità!”La quarta dimensione”?Ci ho riflettuto un pochino attorno a questa.Mi voglio sbilanciare prescindendo dalle tue tesi di partenza per tale analisi.Se mi dovessi basare sulla notizie fornite io mi tuffo all’interno del mondo a tratti macabro da te perfettamente descritto e trascritto e mi trovo dinanzi ad un uomo che nella ricerca della sua vera indole “incanala” le sue forze verso un mondo che è disumano,privo di morale,privo d’amore per il proprio spirito.Un uomo che non ha strade all’interno di sé ben definite e ne imbocca una che lo porta lontano dalla sua natura originaria.Un uomo perso dentro di sé che non può che mostrare una maschera fuggendo dai suoi simili ma quasi come se fugga dalle sue azioni.Un uomo dalla accentuata doppia personalità,fuori rispettabile,dentro riprovevole.Un uomo come chiunque.Un uomo che slegato dai suoi doveri “SOCIO-MORALI” sfocia nell’Immoralità più assoluta.Un uomo che non sogna e fantastica solo sulle brutalità inseguito abbandonate,l’Uomo che nessuno vorrebbe essere ma che in profondità (e per fortuna molto in profondità e ben nascosto) vorrebbe poter essere,anche solo per una volta.LA QUARTA DIMENSIONE è quella della proibizione,soppressione di desideri lasciati morire dentro di noi per uniformarci all’ “OBBLIGO SOCIALE E MORALE”.Quei desideri che anche se innocui si trasformano con il tempo e le oppressioni in brutali.Questo è il tuo Uomo,il suo inconscio,ma sopratutto “LA NOSTRA QUARTA DIMENSIONE”

    • Io non conosco una composizione definitiva della natura umana… sono una sorta di ricercatore che analizza molto spesso i punti più biechi ed animaleschi che si possono raggiungere (guardo nell’abisso come direbbe qualcuno!) … La Quarta Dimensione come già ti dissi é come un quadro, ognuno ci vede quello che vuole e tu all’interno del mio calderone hai visto tantissimo e hai colto molti spunti interessanti, sai analizzare benissimo il lavoro di un’altra persona… Complimenti caro. Una certezza la conservo da sempre, non siamo tutti uguali, ringraziando Dio!

    • Se leggendo, insieme alla mia illustrazione ti sei immedesimato nella scena e nel film……….per me è il massimo.
      Mio caro Danilo sempre attento e preciso, Grazie…

  28. Ho letto questa recensione stamattina e mi ha ricordato questo film che ho effettivamente amato molto, come spesso mi ritrovo ad apprezzare le storie che danno della “diversità” un’immagine costruttiva, dolorosa, inedita.

    Credo che il recensore, al di là degli aspetti meramente qualitativi del film o delle nozioni di cinematografia sempre apprezzabili a livello aneddottistico, abbia centrato il punto focale della pregevolezza di questo film: il “politicamente scorretto”. Non ce n’è per nessuno.
    Ribalta un po’ quelle che sono “le opinioni morali” attraverso le quali ci si confronta con le categorie svantaggiate, siano essi poveri, deformi, disabili, ecc. e ne viene quasi sempre a perdere il concetto di verità.

    E’ un film “crudele”, per dirla alla Artaud.

    • crudele, davvero. Non mi aspettavo nulla di meno da chi ha creato “Dr. Morgue”!!!
      au revoir

  29. Una meravigliosa recensione dove emerge tutto l’impegno (molto fruttuoso) del suo Autore…..devo dire la verità…il film non l’ho visto…però leggendo questo ottimo lavoro…mi sono incuriosito molto e penso che andrò a vederlo…anche perchè i temi sollevati sono molto interessanti. Bravo Valerio!

  30. Una grande pellicola , complimenti per la recensione , dettagliatissima a livelli maniacali…in effetti il film merita questo, uno dei migliori mai girati…

  31. Un tuffo nel passato, attraverso la macchina del tempo della tua recensione, riaffiora il ricordo di un passato che sembra non essere mai passato. Passo dopo passo è come rivivere le stesse sensazioni vissute tantissimi anni fà quando ho visto il film. Già da quando ti ho conosciuto sapevo che in te c’era un estro e un modo tutto tuo, e non usuale, di vedere le cose, sopratutto di vedere i film, oggi leggendo la tua recensione me ne hai dato conferma. Spero che qualcuno si accorga e scopra il talento che hai e che possa in un prossimo futuro darti la possibilità di esprimerlo come solo tu sai.
    Complimenti Valerio…

    • Grazie caro, anche tu sei sempre stato abile a cogliere la sensibilità delle persone, e poi ne hai visti di film nella tua vita!!!!!

  32. Uno degli articoli meglio riusciti!!! in stile lente d’ingrandimento. Come al solito i dettagli e i particolarismi sono resi evidentemente esplosivi, a tal punto che mentre scorri le righe, hai l’impressione di perderti anche se non salti nessuna parte del discorso! quanta carne a cuocere ma quanto ne sai di questo artista??? sarà la passione a farti questi brutti scherzi

  33. Le ricerche estenuanti, effettuate per realizzare questo articolo dimostrano quanto tutti questi avvenimenti collegati/casuali abbiano influenzato il tuo modo di concepire l’arte e in un certo senso anche la vita.
    L’uomo elefante sembra così lontano, così alieno, così anti-reale al giorno d’oggi, ma ogni volta che leggo quest’articolo (e l’ho fatto molte, molte volte) mi sembra di averlo di fronte, insieme a tutti i “mostri” che il mondo ha generato, insieme a tutti gli eventi incomprensibili e inspiegabili.

    Tutto questo, devo dire la verità, mi conforta… e mi ricorda quanto sia importante essere e soprattutto sentirti “unici”, quanto ogni cosa deve necessariamente essere diversa dall’altra. E mi viene anche la voglia di sperare che le “copie di copie di copie di copie” siano solo una limitazione della nostra mente, siano solo una conclusione prematura dettata dallo sconforto.

    Per quanto riguarda il disegno, mi chiedo come mai un illustratore così talentuoso non abbia collaborato con gli IAN Ain’t per le copertine dei loro album… bravo Vecchio Sfregiato!!!

    • lo sfregio al vecchio é guarito e collaborerà con gli IAN Ain’t qualsiasi cosa essi siano da oggi in poi! poi per il resto non so se é dettata dallo sconforto come hai detto tu la mia osservazione, ma la vedo più realisticamente un dato di fatto purtroppo! ciò non toglie che anche se sono un vampiro lotterò sempre contro le sovrastrutture che hanno reso il mondo in cui viviamo la merda che é!

  34. Nel 1980, la mano maestra di Lynch realizza un capolavoro del cinema raccontando la storia disumana del giovane “mostruoso” John Merrick; storia ambientata nella Londra vittoriana di fine Ottocento e rievocata grazie a un bianco e nero superbo, quasi teatrale. Oggi, la mano creativa di Michele Barbaro ripropone, con il bianco e nero della china, una delle più rappresentative scene del film, mentre la mano decisa di Monacò ricrea, questa volta attraverso il bianco e nero dell’inchiostro su carta, tutte le suggestioni e le angosce della vicenda “dell’uomo elefante”, mescolandole con puntuale equilibrio ai racconti e ai dettagli che, al di là della cinepresa, contribuiscono a fare di una pellicola come questa un indiscusso capolavoro!!!
    Tutto questo per ricordarci che il “mostro” può essere fuori o dentro di noi, ma che a volte il “mostro” può manifestarsi attraverso il genio e la creatività!!! Perciò: buona visione, buona ammirazione e buona lettura!!!

  35. Emozionante, struggente, disarmante la storia come certi sentimenti, certi costumi teleologicamente orientati, indotti. Dettagliata, chiara, gradevole la tua recensione come se stessi leggendo un manuale : preciso ma per tutti, anche per chi, come me, non sa quasi niente della materia…
    La prima lettura, come ben sai, mi ha demoralizzata. L’ho riletta e ne sono rimasta entusiasta,colpita.
    Tecnicamente non sono in grado di criticarla (nel senso positivo del termine) : posso solo dirti che ci ho visto una passione sconfinata e un talento lampante.
    Forse l’emarginazione andrebbe vissuta per essere capita e quindi, successivamente, superata invece capacità come le tue sono innate… natura crudele!

    Non parliamo del disegno : bellissimo! Quando me l’avete mostrato sono rimastata senza parole 🙂
    Bravissimi : la dote ce l’avete, ora potenziatela più che potete!

    Ps. La tua mente fa più paura dell’ hard disck del mio pc. Immagazzini un quantitativo ingente di info, dati e li colleghi come solo come un programma saprebbe fare. 1988 : ma come hai fatto?

    • non lo so come ho fatto, masturbazione mentale, ossessione, tempo da perdere, voglia di strafare, cazzonaggine, poco sesso!

  36. A volte mi chiedo se leggere una recensione prima di guardare un film, leggere un libro o ascoltare un cd mi possa invogliare a farlo con più entusiasmo o mi lasci indifferente. Spesso mi capita di rileggere la recensione dopo aver fatto il mio dovere (guardare il film,… etc). In questo caso, ho rivisto il film dopo aver letto la rece, e ho potuto apprezzare molto quanto scritto da Monacò, almeno quanto quello che vi avevo letto mi ha invogliato a rivedere con entusiasmo il film. Trasposizione cinematografica di una storia vera, supera con classe e originalità la facile tendenza a banalizzare le storie vere quando raccontate da terze persone. Il corpo è l’involucro di qualcosa di più importante che governa e decide la nostra esistenza su questa terra. Ma affinchè la nostra parte interiore si possa affermare è necessario che la “normalità” che ci sta intorno sia in grado di andare oltre alle apparenze e al ribrezzo e alla scostanza di fronte a tutto ciò che non è “normale”. Tornando al film, il bianco e nero dà quel fascino retrò e quella raffigurazione dei due colori fondamentali dell’esistenza umana, al di là delle migliaia di altre sfumature cromatiche. Bravo, che dire più, Monacò a cogliere questo, bella l’art di Barbaro, fascinosa e recente soprendente scoperta (per me almeno). Bellissima la documentata e affascinante carrellata riflessiva sulla quarta dimensione. Personalmente, ritengo che ce ne siano anche altre. Un piccolo appunto a Valerio Monacò: amo molti degli artisti citati, stravedo per Reznor e Moore, però l’assolutismo nel classificare un artista non fa parte del mio modo di vedere. Il “grande in assoluto” per me, almeno tra gli uomini, non esiste. Esistono i genii, ma questa è un’altra storia. Comunqe, a parte questa sottigliezza, veramente grande il tuo lavoro. Mi ha affascinato e mi ha riportato alla mente molte storie e situazioni che ho visto, letto e sentito in passato. Bravo.

    • capisco il tuo punto di vista sull’assolutismo, ma io non sono mai stato quel che si dice un democratico, anche nel pensiero, e mi piace sbilanciarmi e alle volte risultare sopra le righe, ciò non toglie che comprendo benissimo la tua crtica e ne sono felice, anche perché ti conosco e so che persona preparata sei! Grazie!

  37. Dimenticavo un’ultima cosa, riferita più all’argomento diversità che al film: non dimentichiamo mai che esistono svariate forme di diversità, non solo fisica o legata agli atteggiamenti, purtroppo ancora più difficili da accettare sia da parte di chi ne soffre ma ancor di pù da chi gli sta intorno…

  38. Essere NORMALE o non esserlo… questo è il problema! Se sia più nobile sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi della CATTIVERIA E DELL’ IPOCRISIA UMANA o prender l’armi contro un mare di triboli e disperderli. MERRICK SI MUOVE TRA LA GENTE INVANO, DESIDEROSO DI CONFONDERSI. MA UN ELEFANTE NON PUO’ PASSARE INOSSERVATO. SUBLIME COME SEMPRE VALE, CAPACE DI RIDURRE EFFICACEMENTE A PAROLE CIO’ CHE SOLO LE IMMAGINI POSSONO TRASMETTERE. LE TUE RICOSTRUZIONI STORICHE CI TUFFANO IN QUELLA MALSANA MA AFFASCINANTE ATMOSFERA VITTORIANA. JOHN E’ STATO SFORTUNATO A NASCERCI… MA MI CHIEDO: SAREBBE STATO DIVERSO AI TEMPI NOSTRI…
    … morire, dormire, nulla più.

    p.s. per i lavori del vecchio non ci sono ormai più parole valide atte a descriverli.

  39. “Motivato” da Valerio mi sono trovato a guardare questo film. Mai sentito il titolo,stessa cosa per il regista e se non fosse stato per il grande Anthony Hopkins,il resto del cast mi era completamente sconosciuto. Non ho le qualità per parlare delle strutture tecniche di questo film e ne lo farei. Dirò semplicemente quello che sento dopo la sua visione,tenendo ben in considerazione la recensione appena letta.
    Il film focalizza l’attenzione non tanto su Merrick quanto sulle persone che lo circondano.Tutto ruota intorno a lui .Ogni cosa è doppia, anche l’amore, inquinato dall’egoismo ambizioso Treves, dalla possessività avida e violenta dello zingaro del circo, dalla bigotta filantropia londinese con le visite dell’alta società in ospedale.
    Non aggiunto altro sul tema della diversità,riuscirei solo di scopiazzare i commenti precendenti che sono tutti molto validi. Essere il 58° comporta anchequalche problema di originalità.
    Concudo dicendo che la frase iniziale della tua recensione riesce a riassumere tutto il mio pensiero su ciò che lascia questo film in termini umani e non cinematografici.
    “Ma “l’uomo elefante” altri non è che il riflesso, in uno specchio deformato, dell’ipocrisia umana, della pochezza umana”,e aggiungo ,di quanto noi stessi abbiamo paura di poter essere considerati diversi.
    Bravo Valerio per la passione che ci metti!!

  40. mamma mia quanta carne al fuoco in questa recensione valerio…ti dico subito che non ho visto il film ma (qui mi ripeto) lo vedrò appena possibile..in realta la londra del 1800 quella di jack lo squartatore, di scherlock holmes(spero di averlo scritto bene) mi affascina molto..quella di cui parla dickens nel suo celebre libro(che ho letto) mi prende molto…come ho già detto non amno l’horror ma un certo tipo di horror mi piace molto anche a me..a leggerti sembra di entrare dentro quelle atmosfere cupe,tetre ,diaboliche che mettono inquietudine addosso! figuriamoci dopo averlo visto il film:) ottimo lavoro:)

    • …e ancora grazie a te … il mio scopo é proprio quello di cercare di ricreare le atmosfere di cui scrivo e renderle palpabili, vive … un’esperienza di emozioni al di là dell’informazione nuda e fredda.

  41. Scrivendo da “estraneo al film” – anche se credo ancora per pochissimo tempo – non ti nascondo l’emozioni per la parte finale della tua recensione e quindi per la scena conclusiva del film, credo anche enfatizzate dall’ascolto dell’ Adagio for Strings per un motivo di facile comprensione data la mia “attenzione” nei riguardi della masica di sottofondo. Credo che avere una tale capacità ovvero quella di trasmettere, credo in scala ridotta rispetto alla diretta visione della pellicola, ad una persona che fino a qualche minuto sapeva cosi vagamente solo il titolo di questo Capolavoro del cinema d’altri tempi significhi essere dei Maestri in quel che si fà . Ma non è una novità rendersene conto in questo caso . Il personaggio dell’ “uomo elefante” mi incuriosisce molto cosi come lo hai descritto e adoro la frase a metà articolo “… the Elephant Man è il riflesso di chi lo guarda. “. Ascoltando la composizione di Samuel Barber e immaginando quello che è il resto del film credo sia un film che mette a dura prova l’inflessibilità d’animo, presto lo guarderò e ti farò sapere la mia opinione .

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