VELLUTO BLU

VELLUTO BLU

art by Michele Barbaro

Anno 1986
Di David Lynch
Scritto da David Lynch
Musiche Angelo Badalamenti, David Lynch
Montaggio Duwayne Dunham
Fotografia Frederick Elmes
Cast Kyle MacLachlan, Laura Dern,
Isabella Rossellini,
Dennis Hopper, Dean Stockwell,
Jack Nance, Brad Dourif,
Frances Bay, George Dickerson,
Hope Lange, Priscilla Pointer,
Jack Harvey, J. Michael Hunter,
Fred Pickler, Leonard Watkins,
Moses Gibson, Angelo Badalamenti
Produzione Fred C. Caruso, Richard A. Roth
Durata 120′
Titolo Originale BLUE VELVET

“Almost Blue” 7:54
Chet Baker
One Night In Tokyo (1987)

VELLUTO BLU

“Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa, Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco, se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta m’aprono a un Infinito che amo e non conosco? Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio, che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto, luce, profumo, musica, unico bene mio, rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?”

Charles Baudelaire (1821-1867)

Dal buio della notte una voce angelica, albina, che vola verso il blu e lo infrange. Tende rosse avvolgono chi piange, chi sogna e chi forse è già spacciato, avvolgono qualcuno che urla e ride nella periferia, in un edifico fatiscente. “Una storia d’amore e di mistero … si tratta di un tizio che si ritrova contemporaneamente in due mondi diversi, uno piacevole, l’altro oscuro e terribile”. David Lynch dipinge “Blue Velvet”, con desiderio e follia come due facce della stessa medaglia, dove al sopravvento dell’una, dell’altra da qualche parte rimane comunque l’ombra. E’ l’ombra ad attirarlo, il regista ritorna alle sue ossessioni in un modo provocante e controverso. La storia è una vecchia cartolina sbiadita, ricordi d’infanzia, nei boschi di Spokane, una zona del nord-ovest americano simile a quella del film. Da bambino osservava minuziosamente il lavoro del padre ricercatore del Dipartimento di Agricoltura e i suoi esperimenti sugli insetti e le malattie del legno. Una carrellata, da togliere il fiato, in un prato si avvicina ad un orecchio mozzato, all’interno invaso da vermi. E’ l’oblio … un indizio, un omicidio misterioso. La fotografia è di Fred Elmes, che rende magnificamente irreali i colori della provincia (la staccionata, le rose all’inizio) e trova nel buio insospettabili sfumature cromatiche. Gioca con il blu e con il rosso, che assumono forme consistenti, “umane”. Del montaggio se ne occupa il futuro regista Dwayne Dunham. “Velluto Blu” segna inoltre la prima collaborazione con lo straordinario compositore Angelo Badalamenti, maestro di sonorità rarefatte e anni ’50, jazzista e studioso dell’elettronica. La meravigliosa e malinconica “Mysteries Of Love”, scritta da Badalamenti e Lynch e cantata da Julee Cruise, voce eterea e dolcissima, è la sorgente che sfocerà nelle indimenticabili melodie di “Twin Peaks”. L’uso di ballate pop come “Blue Velvet” di Bobby Vinton (una delle canzoni preferite dal regista) o “Love Letters” interpretata da Ketty Lester, inserite in una colonna sonora già da brivido, è ispirato direttamente dal geniale Kenneth Anger (1927) e dal suo immortale film “Scorpio Rising” (1964), vero campionario di cultura americana a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. “Jeffrey” (Kyle MacLachlan, perfetto!) e “Sandy” (Laura Dern) sono i ragazzi puri e candidi che apriranno una finestra che si affaccia su un mondo bizzarro, incubo depravato, regno del male dove tutte le maschere sono succubi o anormali, inquiete. Per l’improvvisato detective “Jeffrey” (che veste come Lynch!) l’indagine sarà una vera e propria iniziazione, alla violenza e al sesso. MacLachlan offre la sua migliore interpretazione dopo l’Agente FBI “Dale Cooper” in “Twin Peaks” e la Dern diventerà da questo film in poi una musa del regista (la rivedremo in “Cuore Selvaggio” e “INLAND EMPIRE”). Isabella Rossellini è “Dorothy Vallens”, magnetica cantante di night club sotto ricatto e “oggetto” di giochi sadomaso e perversioni di ogni tipo. La Rossellini (allora compagna di Lynch) ci regala un’interpretazione estrema, coraggiosa e intensa, di rado vista in tutta la storia del cinema (anni dopo Harvey Keitel ne “Il Cattivo Tenente” di Abel Ferrara avrà un ruolo per certi versi simile nella rappresentazione radicale del dolore e della sofferenza). Le disturbanti scene di nudo dell’attrice e la sua (presunta) immoralità suscitarono lo sdegno di Gian Luigi Rondi (non volle il film a Venezia) che si dichiarò: “disgustato e offeso dall’opera”. Rondi, solo un vecchio triste. Il film venne accolto da pesantissime critiche anche al festival di Cannes. Agli Oscar però il regista ricevette la sua seconda nomination per la “Miglior Regia” dopo “The Elephant Man” (1980). Nel ricco cast la parte del leone spetta comunque ad uno strepitoso Dennis Hopper. Il suo “Frank Booth” è uno dei killer psicotici più assurdi che io ricordi, ed inoltre l’attore (esperto consumatore di droghe) ha fornito a Lynch lo spunto per il tipo di sostanza stupefacente usata dal suo personaggio, il nitrito d’amile, più comunemente conosciuto come popper. Da antologia anche l’omosessuale interpretato da Dean Stockwell e la scena vintage in cui canta in playback e con una torcia per microfono “In Dreams” di Roy Orbison. Ovviamente ci sono anche quei pazzi di Jack Nance e Brad Dourif. “Velluto Blu” definisce con più precisione l’universo e il gusto estetico di Lynch (i telefoni, i suoni off, innumerevoli dettagli oscuri) e unisce una singolare attrazione/repulsione per il sadico e le situazioni inenarrabili con uno sguardo ricco di simboli e narrativa surreale. La maggiore, controversa e torbida pellicola degli anni ’80 ha nello “sguardo” la chiave di lettura … nella sequenza più carica di tensione, ma anche di sangue freddo, “Jeffrey”, nascosto in un armadio (metafora dello spettatore che guarda il film), assiste al violento stupro di “Dorothy” da parte dello psicopatico di “Frank”, e il suo occhio è quello di un voyeur (se ne ricorderà Clint Eastwood nell’ottimo “Potere Assoluto”). Lo stesso “Frank”, mentre la violenta, impone a “Dorothy” di “non guardarlo” e le ripete in maniera ossessiva di “fargliela vedere”. L’inizio e il finale sono tra i più audaci mai visti sul grande schermo … dietro l’apparente normalità di un uomo che innaffia in una soleggiata giornata di provincia, si annida il “male”, inaspettato, implacabile, ironico … da un massacro selvaggio e antispettacolare, ad un happy ending da fiaba che più romantico non si può … “E’ uno strano mondo!”. North Carolina, Lumberton, il posto dove la gente sa di quanti tronchi è fatto il pasto di un castoro, “Blue Velvet”, spleen, in un edificio alto c’è così tanto da uccidere e la paura prende piede aspettando il colpo fatale. Un’atmosfera che marcisce col tempo, coperta ora da un velluto color blu, che dà forma agli angeli … un ragazzo e una ragazza si amano, si baciano, sulle loro labbra la polvere di un riflesso infernale. E’ finita. “Dorothy” riabbraccia suo figlio, un pettirosso tiene in bocca uno scarafaggio.

“Chiuse gli occhi sperando che quella visione fosse soltanto il frutto della sua immaginazione sconvolta, ma quando li riaprì vide che accanto a sé giaceva proprio Ianthe che aveva nelle gote e nelle labbra il colore della morte.”

John Polidori (1795-1821)

Angelo Badalamenti … Un Suono Cupo

“Il mio mondo (musicale) è un po’ scuro … un po’ decentrato. Io penso a questo mondo come a qualcosa di tragicamente bello. Questo è il modo in cui descriverei quel che amo di più, tragicamente bello. Sono attratto dal genere noir e dal thriller. Amo comporre con al mio fianco il regista, che mi racconta le sue immagini, le sue atmosfere, i dettagli più intimi e spaventosi”. Angelo Badalamenti, Brooklyn, 22 marzo 1937. Nel suo destino la “Manhattan School Of Music” di New York, qui raffina in modo sublime il suo amore per il jazz. Negli anni diventa poi un appassionato studioso delle nuove frontiere dell’elettronica. Firma le sue prime melodie con il nickname “Andy Badale”. Il cinema lo scopre grazie a David Lynch che da “Velluto Blu” in poi ne farà una sorta di alter ego (Leone/Morricone, Cronenberg/Shore, Burton/Elfman, Spielberg/Williams, Fincher/Reznor … ). La colonna sonora di “Twin Peaks” vende oltre 3 milioni di dischi e lui viene conosciuto in tutto il mondo. Per rendere eteree le sue note Badalamenti abbraccerà spesso angeli dalla voce magica: Julee Cruise, Dolores O’Riordan … nel 1996 pubblica, con Tim Booth dei James e Bernard Butler dei Suede, l’album “Booth And The Bad Angel” che non è un successo. L’autore e musicista italoamericano recita, é anche altre persone, che non gli somigliano per niente: in “Velluto Blu” un pianista (anzi questo si che gli somiglia!) e in “Mulholland Drive” il produttore mafioso che sputa un caffè. Ha detto di David Lynch: “E’ semplicemente il mio miglior amico, quasi un fratello, un rapporto commovente, nella buona e nella cattiva sorte”. Angelo Badalamenti, il compositore più dark, tra New York e Los Angeles … un suono cupo.

DISCOGRAFIA:

Blue Velvet (1986), A Nightmare On Elm Street 3: Dream Warriors (1987), Cousins (1989), Wild At Heart (1990), The Comfort Of Strangers (1990), Music From Twin Peaks (1990), Twin Peaks – Fire Walk With Me (1992), The City Of Lost Children (1995), Booth And The Bad Angel (1996), Lost Highway (1997), Arlington Road (1999), The Straight Story (1999), Holy Smoke (1999), The Beach (2000), Mulholland Dr. (2001), Secretary (2002), Cabin Fever (2002), Evilenko (2004), Napola (2004), A Very Long Engagement (2004), Dark Water (2005), The Wicker Man (2006), Twin Peaks – Season Two Music And More (2007), The Edge Of Love (2008).
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34 comments to “VELLUTO BLU”
  1. Con grande piacere mantengo la mia promessa dedicando questa illustrazione a Danilo Claps.
    Davanti a così tanti tuoi elogi sul sito e di persona spesso rimango senza parole.

    …Grazie…

  2. Un quadretto sublime della realtà umana: tuffo nei meandri della psiche umana, l’uomo e la bestia. La ragione e la pazzia s’incontrano e si fondono dando vita al caos che regna il pianeta. Bravo Monacò

  3. La tua critica, come sempre, sfaccettata, intensamente partecipe, pone l’accento sui buchi neri dell’animo umano, svela malvagità e orride ossessioni, scandaglia quel lato oscuro che è il “CUORE MARCIO” del film…e di chissà quante realtà, di chissà quante insospettabili persone..individui..mostri!? Eccezionale Valerio!

  4. Crudo, perverso ed inquietante come la realtà americana descritta attraverso la malinconica,abitudinaria e incresciosa natura della provincia…e poi la violenza fisica, psicologica ed anche verbale.. in tutti i protagonisti della storia,( non solo sull’ e nell’irripetibile sensualità della Rosselliniri) che infatti vestono ruoli di masochisti.

    E poi nelle tue parole rivedo e “riannuso” l’inafferrabile immagine iniziale di un (blueeeeee valveet mh mh mh) velluto blu non molto distante che in Dorothy scatena imbarazzo,timore, in tutta la sua devastante.
    e ancora effetti surreali,ambiguità,sensualità,ruoli intensi…..e ancora chapeau Monacò!

    • e cosa ti devo dire, Simona, sempre particolare nei tuoi commenti, sensibile e molto femminile … se continui prima o poi inserirò i tuoi commenti come continuazione alle mie recensioni!

  5. Bravo Valerio, mi piace molto il tuo modo di scrivere e la recensione racconta molto bene il film, credo di aver finito gli agettivi per complimentarmi con te e onde ripetermi, ti dico un puro semplice e vero BRAVISSIMO!!! La citazione di Baudelaire è perfetta, ottima scelta. Interessante l’approfondimento su Badalamenti…
    Michele Barbaro è stupefacente, le sue opere sono di un realismo impressionante…cinematografico!!!

    • grazie fratello sarli, il progetto di parire una sarleria (o sarloteca) rimane sempre in piedi, pieno di gadget con la tua faccina, tazze, piatti, cappelli, magliette ecc ecc!!!

  6. Anche questa volta, complimenti per l’illustrazione, per la recensione e per l’approfondimento. Come sempre sono rimasto colpito dalla precisione delle informazioni e dalla passione che dal testo si trasmette immediatamente al lettore. Ottimo il rapporto tra informazioni e piccoli “flash” sul film. Davvero azzeccate le citazioni. L’approfondimento su Badalamenti è buono, ma a mio avviso non sei riuscito a creare l’atmosfera giusta per lui. Comunque complimenti, mi è venuta di rivedere Blue velvet.

  7. Dopo aver letto la recensione mi sono andato a rivedere il film, (secondo me è il più bello di Lynch), dato che la mia ultima visione risaliva a diversi anni fa e solo dopo ho scritto le mie considerazioni. Inutile precisare che è tutto perfetto, hai posto in giusto risalto gli aspetti oscuri del film, che sembra di facile comprensione e infatti lo è ma solo paragonato agli altri di Lynch, ma che conserva comunque la sua complessità. L’ambivalenza dei personaggi, il loro perenne procedere sul sottile confine tra bene e male e soprattutto l’inaspettato finale che rende il film, quasi, una “bella favola horror”. Secondo me ci hai preso in pieno.
    P.S: Secondo me hai poi fatto benissimo a dedicare due righe al grandissimo Badalamenti, che io considero con Morricone due dei più grandi compositori esistiti ed esistenti!!!

    • grazie mille long john, e ottima la tua definizione di favola horror (dalle parti anche di “Suspiria” che ne dici?) … non sapevo fosse il tuo preferito di Lynch, ma mi complimento con te e spero che su ogni recensione tu ti riveda il film!

  8. Mi sono riletto tutte le recensioni che hai fatto di Lynch e, anche se a livello di analisi la mia preferita rimane eraserhead, qui sei riuscito a codificare per intero Lynch e questa cosa a me sembra un’impresa titanica. Dopo Apocalypse Now e il Cacciatore hai scritto, riveduto, corretto e ampliato la tua migliore recensione, non la più arguto, approfondita ma la più sintetica e universale.
    Bravissimo.

    p.s. Michele Barbaro che fai le illustrazioni sei un fenomeno.

    • Ricevere complimenti vicini alla perfezione senza attacchi sovversivi da parte tua é davvero un grande traguardo, evidentemente sto diventando proprio bravo! mitico giovane holden!

  9. Chi ha avuto la “fortuna” di leggere diverse analisi di filosofia del cinema, nonchè recensioni di critici e trattati di estetica della visione, sa che esistono diverse chiavi d’interpretazione possibile per ogni pellicola e, forse, per ogni inquadratura. Spesso, però, ci si trova a dover affrontare uno sciorinamento masturbatorio di termini astrusi e che sfoggiano presunta cultura quando invece nascondono un’incompetenza articolata. Ci si sforza di descrivere un film come se fosse importante dedurne le istruzioni, le alchimie combinatorie, la sequenza di montaggio. Ma quasi nessuno si ferma ad osservare il film come opera d’arte, senza violarne il perimetro e osservando dalla prospettiva dello spettatore la gamma di seduzioni, sensazioni e suggestioni che significano una pellicola al di là della sua dimensione tecnica. E’ questa la straordinaria capacità del critico, rendere palese ciò che tutti percepiscono a livello subconscio. Ed è questa l’eccellenza di Monacò.

    • Chapeau omonimo, non so che dirti … fa paura sapere che una persona che non ha legami di sangue con te ti conosca meglio del tuo babbo e della tua mamma! sembriamo quasi due checche ormai!

  10. Complesso, sfaccettato di scuro cristallo….Lynch immerso nei cupi labirinti dei tormenti, delle umane ossessioni.. esploratore di antitesi , ritrattista unico di folli e pseudo-raziocinanti fusi e ..confusi…Ne hai colto i molteplici “battiti” con lo stetoscopio infallibile del grande “cardiologo”,,,,Critica originale e accattivante. Straordinario Valerio! Come sempre…

  11. Questa recensione, più che le altre, può essere sintetizzata semplicemente osservando il dipinto del Vecchietto. Rendere in maniera così verosimile l’atroce malinconia del personaggio di Dorothy, che dietro di sè nasconde la realtà perversa e impura di cui parla il film, è il punto (centrato in pieno).
    Il colore blu (non un blu qualunque), dosato e sfumato con cura maniacale, è così elegante, così freddo, così assimilabile al nero (quando si fa notte..), e sono sicuro che è esattamente lo stesso blu a cui Lynch pensava quando ha scritto il film.
    La reensione è fatta anch’essa con questo blu, con i colori che vogliono farsi osservare, che a volte vogliono nascondersi, che danzano nello spettro della luce.. e diventano spettri.

    P.S. W Scorpio Rising 🙂

    • sempre viva Scorpio Rising!!!! grande renè anche a nome del vecchietto maledetto che prima di ringraziare di persona farà passare un mezzo secolo e tu sarai già morto o impazzito!

  12. Confesso che non vedo il film da un bel pò. Confesso che ho letto due volte la recensione di Monacò. Confesso che la seconda volta mi ha fatto venir voglia di rivedere il fim. Finite le confessioni, iniziamo con i riconoscimenti. Riconosco un’analisi calda e appassionata del film, ma ancor di più del regista e dei temi ad egli caro (solo la passione per qualcosa ci aiuta a trovare sempre le parole giuste al momento giusto, consentendoci di descrivere gli stati d’animo e le sensazioni che altrimenti sarebbero perdute come sogni vecchi di vent’anni).
    Il torbido dietro l’apparente tranquillità della vita di provincia, l’effetto attrazione – repulsione verso l’oscuro, l’indicibile e l’indecifrabile, trasposti su una pellicola cinematografica che, quando non compresa, fa gridare (o almeno fece gridare) allo scandalo, senza approfondire l’approccio e comprendere quanta arte ci può essere anche nel rappresentare gli aspetti più bui e tabù del nostro contorto essere interiore.
    Se poi ad interpretare i personaggi ci sono attori che mi piacciono da matti (MacLachlan e Hopper su tutti), un attrice che il marchio di fabbrica ce l’ha da quando è nata (la Rossellini), la storia si dipana dagli androni delle stanze buie, dissolvendosi e condensandosi sulle pareti e aprendo poi tutta la drammaticità nelle ambientazioni esterne, dove i tratti paesaggistici non fanno altro che evidenziare il contrasto tra la pacatezza dei luoghi e l’oscurità inconscia dei personaggi.
    Sorvolo sull’aspetto sonoro- musicale del film, ha già detto tutto Valerio Monacò e quanti mi hanno preceduto nei commenti. Un plauso alla recensione, la trovo più sentita di altri, am forse è solo una mia impressione. Un plauso color blu vellutato per l’artwork di Barbaro, un vero quadro sinottico dei temi profondi e turpescenti del film, trasposizione dell’angoscia e del fascino proibito di certe scene.
    Complimenti veri e continuate così, se credete, a noi fa piacere.

    • anche tu riesci a trovare sempre le parole giuste e precise nei tuoi commenti e ti assicuro che anche commentare alle volte può risultare diffile come scrivere una recensione, si rischia il banale, il superficiale … tu nemmeno li sfiori questi rischi e trovi sempre un ottimo gusto nel raccontare i miei riacconti … Barbaro (alias “Il Vecchietto”) ti farà una statua prima o poi!!!

  13. Un film che ti fa ribollire il sangue, uno spaccato dell’emotività umana incredibile. Complimenti come al solito per la passione che sgorga da ogni parola in questa recensione!

  14. La prima volta che ho visto questo film, è stata a casa di Angelo e Achille, però non mi è piaciuto, infatti questo film di David Lynch non è che mi ha preso più di tanto, non so perchè.
    La tua recensione invece è impeccabile, e mi ha fatto capire altre cose, ma non penso che lo rivedrò.

  15. Splendido articolo Monacò!! Premettendo che Velluto Blu è un film che non ho ancora visto, attraverso le tue righe riesco quasi ad immaginare quel mondo perverso e articolato che si cela sotto uno strato di genuina semplicità intrinseco dello stile di Lynch…”Le cose non sono come sembrano..”.
    Senza dubbio la tua recensione un ottimo lavoro perchè non sei riuscito soltanto a sintetizzare perfettamente il contenuto di un’opera tanto complessa (riuscendo a far percepire l’estremo dualismo fra bene/male, splendido/squallido) ma hai anche attivato quel meccanismo di curiosità che spinge un lettore a voler andare oltre, ad approfondire l’argomento (nel mio caso a visionare il film)! Che dire…davvero Complimenti!

    • riuscire a far immaginare il film alle persone che non l’hanno visto é un aspetto che mi sta molto a cuore, salvo poi averne conferma una volta che quelle stesse persone il film l’hanno visto… questa é una delle mie priorità: diffondere cultura, quella vera, senza sovrastruttura o politica, senza coscienza sociale ma con uno spirito di sano individualismo!

  16. Lavoro fantastico! Vergognoso che quest’opera non fu accettata a Venezia, davvero vergognoso!

  17. lynch…uno dei miei registi preferiti che rende l’incubo visibile a tutti…ogni dettaglio(dalla fotografia etc) descritto in maniera appassionata e professionale racchiude tutte la cura e la maestria che questo mostro sacro del cinema mette nella sua arte…l’accostamento tra la rossellini e il keithil de il cattivo tenente m ha incuriosito…aspetto con ansia “strade perdute”…il mio preferito…

    • l’accostamento mi é venuto spontaneo, visto dove si sono spinti questi due magnifici attori … per Strade Perdute dovrai aspettare ancora … Twin peaks, Fuoco Cammina Con Me! e Hotel Room …

  18. Blue Velvet….i colori nel cinema si spingono oltre le parole soprattutto quando a disegnarli è Lynch, le sue inquadrature si denudano con una cromatografia essenziale che ” a pelle” ciascuno di noi associa…il blu..la notte, il freddo, la paura….sarà forse per questo che il ritrovamento iniziale è scandito nella scala del blu…o del verde (anche se è una sottigliezza nello spettro della luce)…e non è neanche un caso che sia un orecchio ad essere ritrovato, l’orecchio infatti è un simbolo molto caro all’allucinato regista…i suoi dialoghi si fondano su sonorità senza le quali ogni gesto sarebbe altro, il taglio dell’orecchio è anche una risposta cinematografica al taglio della vista di bunueliana memoria..ma questo poi andrebbe troppo fuori tema :)….In Lynch quindi si vive l’ossessione per i passaggi da realtà a realtà (ricordi la scatola blu che è il passaggio in “Mullholland drive”?) ed ogni scena spinge lo spettatore a creare una messainfase con ciò che guarda, il supporto si deve eclissare e deve realizzarsi la costruzione dell’identità voyeuristica.
    La Rossellini è una splendida menade, lunghissime unghia rosse e acconciatura vampiresca; Kyle MacLachlan è l’icona di un perbenismo che si infrange sulla morbosa curiosità, tipica dell’essere umano, di scandagliare gli angoli più reconditi della perversione per poi ritrarsi fingendo scandalo; Dennis Hopper….beh lui è un easy rider “born to be wild” e non aggiungo altro.
    Chet Baker è il trombettista più nostalgico del mondo jazz, con le sue esecuzioni disegna nuvole violacee che alterano la percezione circostante…..ed un’ultima nota sull’artwork: non so se sia una cosa voluta o meno ma la scelta interpretativa del frameshot ha un retrogusto rancido e decomponente “c’è del marcio a Lumberton”….
    Valerio un’ampia riflessione per dirti che l’animo di chi osserva (il tuo in questo caso) riesce sempre a cogliere ciò che gli appartiene, l’esaltazione del bello (Inno alla bellezza di Baudelaire), l’adorazione per le voci eteree, lo sguardo nostalgico ai ricordi dell’infanzia…..

    La bellezza non ha causa: esiste.
    Inseguila e sparisce.
    Non inseguirla e rimane.
    Sai afferrare le crespe
    del prato, quando il vento
    vi avvolge le sue dita?

    Iddio provvederà
    perché non ti riesca.
    (Emily Dickinson)

    • beh, hai citato Baudelaire e Emily Dickinson, due tra i miei riferimenti di vita … tra i miei preferiti … la tua ampia riflessione é strepitosa e trvo che colga tutti gli aspetti fondamentali della poetica di Lynch, tranne quando chiami in causa Bunuel … Comunque hai un modo davvero straordinario di vedere le pellicole e il modo in cui le analizzo! Complimenti a te!

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