Conversazione con l’onorevole Vincenzo Folino

 

Questa conversazione ha avuto luogo subito dopo la grande manifestazione in piazza San Giovanni organizzata dalla CGIL per chiedere, più che il semplice rispetto dell’art. 18, un’attenzione maggiore alle questioni del lavoro così come sono vissute dai lavoratori delle aziende che chiudono, dei lavoratori licenziati, dei giovani che non hanno prospettive di lavoro e di futuro. Più in generale, rispetto delle varie forme attraverso cui si esprimono le folino 1tante parti sociali. Qualche giorno dopo, la reazione della polizia contro i manifestanti dell’AST ha dato il senso di quanto sia delicata la situazione e come sia importante che il linguaggio della politica eviti di fomentare situazioni di per sé già difficili. Ringraziamo l’on. Folino che si è reso disponibile per questa conversazione in due momenti successivi per la pressione degli avvenimenti. I tempi della uscita de IL Lucano non potranno certo rappresentare, al momento, tutti gli ulteriori sviluppi, ai quali daremo la dovuta attenzione nel numero successivo.

Ha creato un po’ di scompiglio quando si è autosospeso dal Pd. Ho deciso di autosospendermi dal Pd innanzitutto per segnalare con forza ai parlamentari, e in particolare a quelli dell’ottava Commissione, la necessità di modificare il testo del decreto Sblocca Italia, un provvedimento che, sulle attività estrattive, ha un impatto molto forte sulla Basilicata. Il presidente Renzi, abusando un po’ del suo noto piglio comunicativo, ha detto che l’Italia deve andare avanti e non può fare a meno del petrolio che c’è nel sottosuolo della Basilicata e della Sicilia. La Basilicata, invece, offre da molto tempo il suo contributo al bilancio energetico del Paese, con una produzione di circa 85 mila barili al giorno che, in ragione degli accordi sottoscritti, potrà aumentare fino a 154 mila barili al giorno. Molti degli impegni, invece, assunti dallo Stato per le infrastrutture e lo sviluppo non sono stati mantenuti. In questi anni c’è stato un controllo pubblico debole e disarticolato sulle attività estrattive, che ha generato una certa sfiducia nella popolazione e che, con lo S.I. rischierebbe di aumentare, mentre, invece va potenziato e reso più efficace, nell’interesse della Basilicata e dell’Italia.

Questa sua posizione è servita a qualcosa? La questione essenziale, che poi ha determinato la mia astensione nel voto finale sul provvedimento, riguarda invece la scelta di sottrarre alle Regioni ogni competenza (in contrasto con l’art. 117 della Costituzione) in materia autorizzativa per la coltivazione e la ricerca di idrocarburi, con una sorta di automatismo e una semplificazione rispetto a tutte le istanze per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi che sono all’attenzione dell’Unmig, senza alcun intervento della Regione e delle comunità locali interessate. Iniziative che porterebbero complessivamente ad interessare quasi l’80 per cento del territorio lucano (oggi siamo a circa il 30), come abbiamo sottolineato in un ordine del giorno, fatto proprio dal governo, in cui abbiamo chiesto di non superare il livello massimo di estrazioni, previsto dagli accordi già stipulati, cioè 154 mila barili al giorno. Con le modifiche apportate nell’esame parlamentare, su questo punto si prevede ora un passaggio di tipo pianificatorio che prevede anche il ruolo della Regione, ma solo sui provvedimenti amministrativi. Grazie alle azioni intraprese da tutti i parlamentari lucani e dalla Regione sono state apportate modifiche significative agli art. 4, 36, 36 bis e 38 del decreto S.I. Mi auguro che ci sia un rapporto più intenso tra Regione e Governo. La sintonia di Pittella con il presidente Renzi fa ben sperare sugli esiti positivi di questo confronto. L’art. 36 dello S.I. modifica l’art. 45 del 99/ 2009, quello del bonus carburante, con l’esclusione  dall’utilizzo di questo fondo delle regioni nelle quali ci sono rigassificatori ma non estrazioni, superando la questione con la Regione Veneto.

Da qui quali fondi saranno previsti? Rispetto alle altre regioni sono previste risorse per interventi di sviluppo economico, per i quali si dovranno fare i decreti attuativi con le Regioni, e questo discorso riguarda anche la Basilicata. Poi le modifiche all’art. 16 del Cresci Italia, in base al quale il 30% di quanto incassato dell’IRES dalle estrazioni  andranno in un fondo da utilizzare per iniziative infrastrutturali nelle Regioni  in cui si effettuano le estrazioni. Bisogna anche valutare l’ipotesi di prevedere anticipazioni della cassa Depositi e Prestiti e della Bei da recuperare nei venti anni per superare quel deficit infrastrutturale (per esempio ferrovie) di cui la Basilicata ancora soffre.

Ha letto il testo della lettera inviata da Pittella? Un suo commento? Ho letto la lettera in cui Pittella cerca di suscitare il protagonismo dei Comuni, che in Basilicata sono essenziali per promuovere la coesione sociale dei territori. Credo che dall’ascolto e dal confronto con le comunità locali possa venire un contributo importante per le sfide difficili che attendono la Basilicata.

A proposito dell’autosospensione del Pd, ci ha ripensato o ci sono altre questioni in campo? Ci sono le questioni politiche. Francamente colgo la positività delle azioni e della visione di Renzi ma non sottovaluto le criticità, emerse in tutta la loro evidenza nell’ultimo periodo, perché le  stesse cose si potrebbero fare con maggiore condivisione dei soggetti sociali, che vanno ascoltati e con cui bisogna discutere.  Il fatto che le riforme annunciate (e in parte passate al Senato) non prevedono la selezione dei candidati ci espone a rischi anche per la stessa tenuta democratica del Paese.

Cosa farà in Parlamento? Mi sono astenuto sul provvedimento non perché abbia sottovalutato i miglioramenti apportati ma perché vorrei, come credo voglia una vasta parte della opinione pubblica, che le attività petrolifere venissero svolte con la massima attenzione alla sicurezza, alla salute, all’ambiente, al territorio  attraverso meccanismi di controllo da cui non vengano siano escluse le comunità locali, gli enti locali, la stessa Regione. Mi sono astenuto perché viene dato eccessivo spazio alle compagnie petrolifere, ed io ritengo invece che il petrolio è una necessità transitoria, il futuro è quello che intravediamo attraverso la scelta di  Matera a capitale della cultura 2019, attraverso la valorizzazione delle risorse naturali e umane. Il Pd è un partito sempre più pragmatico e liquido, forse anche un po’ fumoso. Spero che in  Basilicata sappia rinnovare la sua rappresentatività  e riproporsi. C’è un gruppo dirigente rinnovato. Io mi impegnerò per la tutela degli interessi della Basilicata e per la tutela della legalità.

Crede che sarà facile? La vicenda politica del Pd e del nostro paese, in questo momento, non mi sembra affatto semplice. Non mi tirerò indietro dal risponderle sulla politica. Sono sempre stato di sinistra  e – come si dice – riformista. Oggi non posso che prendere atto che la sinistra ha perso tempo, non ha ottenuto i consensi che si attendeva, non ha vinto nel 2006 e nel 2013, per questi ritardi nella innovazione culturale e politica e nella soluzione dei problemi. Con il nascere del Pd a vocazione maggioritaria e con l’elezione diretta del segretario si è determinata una situazione particolare, cambia il segretario, cambia la classe dirigente, Renzi da’ un piglio pragmatico al Pd ma questa cosa accade a strappi, a salti e con approssimazione. Serve invece un partito che sappia affrontare con metodo scientifico,  oltre che sul piano programmatico e valoriale il suo necessario rinnovamento che dia il senso di un cambiamento  produttivo.

La sinistra ha però commesso troppi errori ed è stata, oggi, sconfitta. Che la sinistra italiana si sia meritata negli ultimi venti anni molte sconfitte, non elimina il bisogno di sinistra in politica e, soprattutto, la necessità di rappresentare politicamente interessi sociali consistenti, a cominciare da quelli del mondo del lavoro. Al di là della questione relativa all’articolo 18, c’è un problema più grande e cioè l’assenza di un equilibrio possibile tra capitale e lavoro, tra profitto e salario, tra una accumulazione nelle mani di pochi della ricchezza privata e del debito pubblico che ha un effetto negativo sui cittadini, compresi quelli che ancora devono nascere. La situazione è ben descritta da Thomas Piketty. Il capitale stesso si deve porre il problema di far ripartire l’economia, anche eliminando le guerre a “ rate” come le definisce Papa Francesco. Le colpe dei  dirigenti della vecchia guardia, che Renzi ha voluto definire  “reduci” ci sono ma non autorizzano il segretario del Pd a prendere a calci gli interessi sociali, culturali e politici di vasta parte di quelli che votano Pd.

Aveva aperto la strada ad alcuni giovani della Basilicata che si sono avviati in politica. Su quali crede la regione possa maggiormente contare? In questi anni ho promosso un rinnovamento profondo dei gruppi dirigenti, che ha fatto registrare il protagonismo di diverse persone nuove che hanno portato idee, competenze e un approccio a volte diverso ai problemi. Alcune persone, come Roberto Speranza che ha assunto un ruolo nazionale e Piero Lacorazza, oggi alle prese con la funzione istituzionale di presidente del Consiglio regionale, si sono affermati; altre personalità emergeranno e stanno già emergendo.

Cosa succede nel nostro paese? Ed in Basilicata? I giovani vanno via, la regione è sotto i 600 mila abitanti. Come riattivare la produttività? Manca in Renzi un discorso chiaro su come moltiplicare il reddito in particolare lì dove c’è la tendenza a chiudere le fabbriche ed il lavoro è volatile. Cosa fare per creare impresa, per riaprire i negozi, per fare tornare i giovani, per ridar loro la speranza di mettere su famiglia? Renzi cerca di imprimere una traiettoria forte e decisa alla propria azione, utilizzando attrezzi come gli 80 euro o la legge di stabilità; cose necessarie ma non sufficienti perché i consumi sono contratti e perché manca la fiducia. Quelli usciti dalla produzione per i quali non sappiamo se ci saranno le provvidenze, i pensionati, i giovani che hanno titoli di  studio ma non il lavoro, precari o sottopagati non possono creare consumi. Sappiamo che in un mondo in cui crescono India e Cina non basta abbassare la tassazione ed il costo del lavoro. Ci vogliono politiche industriali da tempo abbandonate e migliorare le performance  del made in Italy per le esportazioni. Anche il nord ha vissuto la contrazione ma per il Sud è necessario far ripartire l’economia e la società, migliorando   logistica, mobilità: serve una rigenerazione industriale; bisogna rinforzare il territorio danneggiato dal dissesto idrogeologico che determina tante perdite economiche e umane. Un uomo solo al comando non basta. Serve riprendere la fiducia, cercare un nuovo senso civico che dovrebbe essere sentito da grande parte della popolazione. Ognuno di noi, e chi gestisce la cosa pubblica in particolare, si deve interrogare. La Basilicata colpita così duramente dalla crisi, ha bisogno di azioni di sviluppo del turismo e dell’agricoltura ma anche e soprattutto di un’idea di rafforzamento dei sistemi urbani, di far vivere in simbiosi i paesi, come già aveva intuito Manlio Rossi Doria. Questo già accade naturalmente intorno a Matera della cui a capitale europea della cultura per il 2019 bisogna approfittare come occasione per far crescere anche i territori circostanti e far apprezzare ovunque la regione nella sua interezza.