Giampaolo Lomuto: Libero nell’abisso

Libero nell’Abisso è un’esperienza letteraria che si apre sul vasto campo del fantastico. Definibile attraverso concetti come immaginazione, capacità inventiva, inclinazione al sogno: tutte doti spirituali cui si attribuisce un’origine metafisica, divina, riconducibili all’intuizione; intima attitudine mentale che porta a conoscere l’essenza delle cose indipendentemente da un percorso logico e razionale.
La prima pubblicazione del giovane scrittore lucano Giampaolo Lomuto è un libro breve, una silloge di otto racconti carica di suggestioni linguistiche e di immagini surreali dipinte su carta con i tenui bagliori dell’abisso.

Già dalle prime lettere di “Nel sole freddo”, racconto di apertura, attraverso un rapido tratto di suggestione, l’autore consegna ai lettori un ritratto carico di surreale incanto, ovvero di notte, “quando Sara vide il suo volto specchiarsi nel cielo”. Sara è la protagonista dalla bellezza disillusa, disperata; “l’alcol, la vita e i sogni infranti l’avevano invecchiata”, è un angelo dall’irrazionale beatitudine, in grado di ispirare soporifera consolazione afoto pres libro 2ll’uomo della sua vita, Enzo, che, nella sua testa, le vede “volare intorno strani spiriti colorati, nuvole dalle sfumature violacee” consapevole che “gli angeli inseguono la morte affinché sia più dolce la fine dell’uomo”.
L’immaginifico, in quest’opera, pone al centro del suo linguaggio figurativo e formale l’uomo, nei suoi aspetti conoscibili ed in quelli più reconditi, l’individuo con la sua istintualità, i comportamenti ossessivi e i sogni, i desideri, il disincanto e le sconfitte.
Sul palcoscenico immateriale e multidimensionale, si alternano sospesi dalla forza antigravitazionale del mistero e del fascino, attori inconsapevoli, fatti della stessa materia delle proprie inquietudini, come Marta, col suo libro sulle gambe, persa nella ricerca “dell’unico sole che scalda, fra gli infiniti raggi solari che splendono”; che vive di sogni e piange, “derisa dall’uomo a cui ha dedicato tutta la sua vita”: Luca, il suo principe azzurro divenuto rospo. Un universo in cui l’acqua rigenera e distrugge, è amore e morte : “nel mare, sempre più in profondità, dormivano e nuotavano. Enzo si amalgamava nell’acqua e Sara nuotava in lui. Lo amava”, essa allo stesso tempo però, nella tempesta del pianto è in grado di annientare, attraverso un acquario disegnato a matita su di un foglio. Shakespeare è un barista osceno e visionario che alla fine del racconto diverrà voce di bimbo che osserva il mondo senza interferire, dentro un muro. La nudità è libertà, amore, acqua … fin quando un bambino non spegne il televisore, Marta muore e la realtà ritorna alla normalità, senza nudità alcuna.
Attraverso un’attenta psicologia, dunque, l’autore lascia scoprire al lettore che il fantastico, inteso come manifestazione del pensiero, assolve una funzione peculiare all’interno della sfera comportamentale dell’uomo, soprattutto per quanto riguarda le percezioni, il pensiero e i sentimenti.
Il fantastico è per l’inconscio ciò che il contingente rappresenta per la coscienza, l’intelligenza ed il conformismo del reale. “Lo scopo paradossale dell’essere” (titolo del secondo racconto) mette in crisi le certezze; fa luce sugli impulsi nascosti che giacciono nel “limbo della coscienza”.

L’articolo completo nel Lucano Magazine in edicola!!

Print Friendly, PDF & Email