Ricordi, riti, memorie vicine e lontane negli scatti delle mostre di Domenico Possidente

DomDSC_2199 copiaenico Possidente ha un talento raro, quello di farci innamorare, a prima vista, dei suoi scatti. La luce colpisce i suoi soggetti, i suoi paesaggi che spiccano per la loro bellezza.

Com’è cominciato il tuo percorso fotografico?
Il percorso è cominciato abbastanza banalmente con una piccola mostra a Possidente intitolata “M’arrcord” nel 1997. Era un recupero di vecchie fotografie. Dopodiché, è stata fatta una mostra spezzettata in tre mostre diverse – “La Paternità”, “La maternità”, “Le Stagioni della Famiglia” – poi riunite inaugurata da Livia Turco all’ospedale San Carlo di Potenza tuttora permanente nella saletta della palestra ginnastica preparto. Poi, altre mostre importanti sono state “Terra intrigante” sui paesaggi della Basilicata visti sotto un profilo grafico, “Sacro e pagano” tenutasi alla biblioteca nazionale a Potenza che riguardava i riti, per la maggior parte non conosciuti, della Basilicata e sei al di fuori di questa regione. Sono abbastanza significativi. Ancora, un’altra mostra a Castel Lagopesole, una a Brindisi e una al Liceo Classico di Potenza. Una delle ultime mostre si è tenuta a Oulx DSC03396 copiain provincia di Torino dove, però, ho ricominciato a far fotografia insieme ad un amico. Un’altra mostra che mi è piaciuta tantissimo si è svolta a Settimo e riguardava Matera.

Hai pubblicato anche volumi ispirati alle tue mostre?
Dopo “M’arrcord” ho cercato persone che facevano mestieri antichi per illustrarli con foto che avevo raccolto. È venuta, dunque, fuori quest’idea di recupero dei lavori antichi e dei personaggi che li mettevano in pratica. Qualcuno ha criticato il volume di raccolta delle foto che si chiama “Il solco della memoria”. Anzi, è stata criticata la parte scritta perché la punteggiatura non andava bene. Ha avuto, però, un discreto successo.

Potresti illustrarci qualche rito significativo tratto da “Sacro e pagano”?
Certamente. Ad Acerenza, ad esempio, c’è il rito del Bastone di San Canio. A Baragiano, c’è “Il Passaggio della Spina”. Questo DSC02818 copiarito è davvero particolare. Secondo questa usanza, i genitori che vogliono proteggere i propri figli devono farli passare sotto un arco di spine. In caso di attecchimento del tralcio di rovi, il bambino che si è sottoposto al rito avrà ricevuto la protezione della Vergine. O ancora, a Pignola, esiste una processione denominata “La Uglia”. Si porta il simulacro della Madonna per le vie del paese e i portatori devono superare grandi falò di ginestre nelle stradine più strette. Andando fuori regione, a Cocullo, c’è la Festa dei Serpari. La statua di San Domenico viene portata in processione ed è avvolta dalle serpi che vengono catturate da persone esperte dette, appunto, serpari.

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Debora Colangelo

Debora Colangelo

Laureatasi in Lingue e Letterature Moderne europee ed americane, è diventata giornalista pubblicista a maggio del 2018. Nutre uno spiccato interesse per la letteratura italiana, francese, inglese ed americana. La lettura, la traduzione e il disegno sono le sue grandi passioni.