Il centro storico di Venosa ha un’anima. Va recuperata

Il centro storico di Venosa è un tesoro di inestimabile valore che deve essere valorizzato come merita. Questo è l’appello che le istituzioni non possono ignorare. Una esortazione che arriva in modo trasversale dal mondo associazionistico della città oraziana: per far rifiorire i gioielli del borgo antico occorre il coinvolgimento di tutti gli attori locali, con iniziative culturali volte a far comprendere ai cittadini che la “Venusia Antiqua” non è solo la meravigliosa Piazza Castello con la Chiesa del Purgatorio, attorno a cui si intrecciano racconti intrisi di storia e leggenda. L’itinerario della memoria si estendeCentro Storico Venosa 001 lungo Corso Vittorio Emanuele per arrivare fino a Piazza Orazio dove c’era fino a non molti decenni fa c’era il Circolo degli Artigiani e dei Galantuomini. A seguire l’ex Convento di San Domenico, centro della vita civile e giurisprudenziale di Venosa. Lì dove c’era la Pretura e il Giudice di Pace oggi nasce un simposio culturale. A breve, nell’ex convento partiranno i laboratori artigianali e teatrali per i ragazzi che avvertono l’impulso di dare sfogo alle corde della loro anima, anche attraverso le note di una pergamena artistica che si dispiega in tutte le sue forme, figurative, letterarie, linguistiche, storico-musicali e filosofiche.

Più avanti, l’ex Chiesa di San Domenico, luogo di ritrovo che ormai da alcuni anni è diventato un Auditorium, che con i suoi concerti, incontri letterari, ambisce sempre di più luogo di arricchimento culturale e recupero della vitalità giovanile. Ma il borgo antico non finisce qui. Ci sono tanti vicoli e angoli nascosti, dimenticati, che andrebbero portati alla luce con progetti stimolanti, che non si limitino a riaccendere soltanto i fari della rimembranza, ma che colgano lo spirito di appartenenza della collettività.

A Venosa sono in atto alcune battaglie culturali per cambiare la mentalità e dare finalmente una svolta ad una città che, se vuole sbocciare, deve aprire gli occhi e lacerare quella patina sottile di indifferenza che la offusca. Basterebbero piccoli gesti che, con l’impegno comune tra associazioni ed istituzioni (che in parte si sta già svolgendo) potrebbero contribuire a rilanciare il cuore della Venosa antica come attrattiva del turismo storico-culturale.Ingresso del museo diocesano di Venosa Tra queste battaglie vi è quella di un cittadino di buona volontà, Francesco Curatella, che con il supporto delle Associazioni del Centro Storico, sta portando all’attenzione dell’opinione pubblica una questione molto sottovalutata: la riapertura al pubblico del, adiacente alla Cattedrale di Sant’Andrea, i cui lavori di ristrutturazione sono terminati circa tre anni fa, ma la cui inaugurazione è bloccata. Sono tre anni che l’intraprendente presidente del Comitato cittadino Ofantino-Bradanico-Murgese, protagonista di numerose battaglie contro corrente, cerca di relazionarsi con il sindaco, con il Prefetto, con l’APT e perfino con il Vescovado di Melfi e con l’Arcivescovo Emerito Don Rocco Talucci, per cercare di sciogliere gli intrecci della burocrazia che ne impediscono il taglio del nastro. Il responso finale ora è nelle mani della Soprintendenza competente, il cui compito sarà di valutare attentamente le condizioni per rendere finalmente accessibile a tutti questo straordinario simulacro, custode di ben 120 reliquie storico-religiose, fra cui le spoglie di San Carlo Borromeo.

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Marianna Gianna Ferrenti

Marianna Gianna Ferrenti

Laureata specialista in Teoria e Filosofia della Comunicazione e magistrale in Scienze Filosofiche e della comunicazione. Iscritta dal 2012 all’Ordine Nazionale dei Giornalisti (elenco pubblicisti della Basilicata), collabora con Il Lucano Magazine e Il Quotidiano della Basilicata dal 2009. Si occupa delle notizie relative al territorio del Vulture Melfese.