INAUGURATO AD AVIGLIANO IL “BOSCO DEL CINQUANTESIMO”

La messa a dimora del “Bosco del Cinquantesimo”: è quanto ha realizzato, nella mattinata di domenica 30 aprile, la classe 1967 di Avigliano. Muniti di “maraggiott”, ma soprattutto di tanta gioia e buona volontà, i nuovi cinquantenni aviglianesi hanno piantato circa 200 alberi, uno per ogni nato in quell’anno, nella zona della pista ciclabile che collega il “Calvario” al “Palazzetto dello sport”.
È ormai consuetudine, ad Avigliano, che tutti coloro i quali compiano il cinquantesimo anno di età si aggreghino per una giornata di convivialità; la classe 1967, nel chiedersi come e dove festeggiare, ha pensato che anche un semplice festeggiamento possa diventare un’occasione di crescita e di aggregazione per l’intera comunità, il cui valore si è ormai smarrito tra gli egoismi e gli individualismi che attanagliano il mondo contemporaneo.
“In un momento storico così difficile – raccontano gli organizzatori – dove anziché prenderci tutti per mano e andare nella stessa direzione, non lasciando nessuno dietro, ci si affanna ad odiare le persone diverse da se stessi (anche se semplicemente la si pensa in maniera diversa), abbiamo ritenuto di voler lasciare un messaggio ecologico che vada a dare un senso alla nostra presenza nella comunità di Avigliano.”
Da queste riflessioni è scaturita l’idea di piantare un castagneto, in una zona fruibile a tutti, con l’augurio e la speranza che anche le prossime annate di cinquantenni possano proseguire l’iniziativa, creando un’occasione di sviluppo economico per il territorio aviglianese: “si chiama, infatti, Bosco del Cinquantesimo e non il bosco dei nostri cinquant’anni”, specificano.
Le piante sono state offerte dal Dipartimento Politiche Agricole e Forestali di Regione Basilicata, di cui la manifestazione ha avuto il patrocinio, oltre ad essere patrocinata dal Comune di Avigliano, che ha autorizzato la piantumazione.
A questa prima iniziativa faranno seguito, durante l’anno, altre manifestazioni di forte valenza sociale, affinché questa voglia di ricreare il senso di comunità possa trovare compimento; è necessario, però, che tutti si sentano chiamati ad accogliere la sfida lanciata dai neocinquantenni: solo così la semina potrà portare i suoi frutti.