Le confessioni di uno zainetto: “Mi chiamo Paul, e guardo le spalle al Presidente”

Buonasera, mi presento, Il mio nome è Paul.  Perdonatemi se non sono tirato a lucido come al solito, ma oggi sono davvero distrutto, stressato. Sento che la mia pelle inizia seriamente a risentire di tutto questo via vai, altro che crema antirughe! Pure a volerla cercare, credo di non avere più una briciola di forza in me, neppure rovistando fino in fondo, nella mia seconda tasca interna, quella invisibile. È iniziata una nuova settimana con le solite vecchie abitudini: tamburello, sulle spalle del mio padrone, a ritmo serrato da un posto a un altro, da Siena a Potenza, passando per Roma. Ora sono solo in camera, finalmente posso allentare leggermente la lampo e..rilassarmi un po’ anch’io. Salvatore è sotto la doccia, non se ne accorgerà. Ah, che libertà, che pace!
“Aò, e dicce almeno a noi che porti quà dentro”. Anche qui, stamattina, in Parlamento, la stessa domanda! Che avrà mai la gente non lo so, vuole sempre sapere cosa porto con me, mah, mai a chiedermelo direttamente di person…va beh, direttamente a me diciamo. Ficcanaso oltre che maleducati, penso. Salvatore, però, che tiene molto a preservare la mia privacy – sapendo quanto io sia chiuso, non solo di carattere -, in genere risponde sempre con un sorriso, accarezzandomi. Che ecopelle d’oca in quei momenti! “I nostri segreti sono solo nostri, li sappiamo solo noi”, e con un colpetto di reni, quasi di frusta, mi fa sobbalzare per qualche istante nel vuoto prendendomi per le cinghie e  poi torno veloce al mio posto, sulle sue spalle. Roma è davvero fantastica, uno spettacolo mozzafiato che ogni mattina, dal lunedì al giovedì, i miei bottoni in plastica dura riflettono stupefatti. Vedo più o meno le stesse reazioni sulle borchie e lacci penzoloni dei miei colleghi, in marcia come me, insieme ai loro padroni, verso Montecitorio. Nulla da togliere alla bellissima Piazza del Campo a Siena – dove ho lasciato più di un pezzo di cuoio duro -, ma “Roma è Roma ragazzi,  Caput Mundi..”, sento dire al mio padrone, “..dopo Potenza, però!” aggiunge sempre, ancora il mio padrone. 
“A Potenza si, domani che scendo ne parliamo meglio”, sento Salvatore parlare al telefono: si torna finalmente a Potenza, lì dove sono nato, dove sono stato cucito e rifinito in ogni giuntura alla perfezione. Non vedo l’ora che sia domani e scorgere il Musmeci aprirci l’orizzonte della città. Poi, subito al Viviani, in campo. “Deve essere una bolgia, tutto lo stadio a cantare e sostenere la squadra. Tosti, tosti dobbiamo essere Sabato contro la Paganese”, sento sussurrare così il mio padrone tra sé e sé e provo subito una strana eccitazione, tanto che mi prende un nodo alla cinghia che..quasi soffoco. Per fortuna è arrivato Salvatore a salvarmi, aprendomi (solo lui può farlo) e allentando la cintura per preparare il necessario per il viaggio e fare ritorno. A casa. L’abat jour sul comodino si spegne, è tempo di dormire anche per me. Aprirsi con voi è stato davvero utile, terapeutico va…non mi capitava da quando sono stato confezionato la prima volta in negozio, riempito di polistirolo. Restare sempre chiuso, celare al mondo cosa porto dentro è, in fondo, il mio destino. Pertanto non provate a chiedermelo, perché, altrimenti, non sarei più Paul, Paul Smith, lo zainetto di Salvatore Caiata.

 

 

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