Cantieri contro la recessione

Attivare il prima possibile i cantieri con le risorse già stanziate equivale a generare effetti sull’economia per quattro volte quello che viene speso e generando migliaia di nuovi posti di lavoro.
Il governo deve recuperare il buon senso e sapere che la realizzazione di opere, sia grandi che piccole, producono degli effetti positivi sull’economia reale e le scelte di politica economica devono essere in questa direzione e poi arrivare ai costi.
Riuscire a far partire il maggior numero di cantieri sarebbe di vitale importanza per la miriade di piccole imprese del settore che sono sull’orlo del fallimento che garantirebbero il salario alle proprie maestranze.
A proposito di TAV:
Tutti i giorni si fa un gran parlare di TAV si TAV no, ma credo che pochi abbiano idea di cosa significa veramente la questione.
I fautori del No Tav sostengono che sia un’opera inutile e costosa che procurerà danni ingenti all’ambiente per la gran quantità di materiale inerte che occorrerà smaltire per la realizzazione delle gallerie.
Si sostiene infatti, che ci sia una notevole quantità di amianto contenuta negli inerti scavati e il loro smaltimento produrrà grossi problemi alle zone circostanti.
Personalmente ho avuto la possibilità di visitare i cantieri dal lato francese nello scorso mese di dicembre in occasione della manifestazione organizzata a Torino dal sistema datoriale a favore della ripresa delle grandi opere.
L’Ance Torino ha organizzato una visita guidata all’interno delle gallerie in costruzione e sono arrivato fino al punto più avanzato della galleria dove opera il TBM (Tunnel Boring Machine) che è un cantiere mobile lungo 240 metri con una fresa di circa 11 metri di diametro e avanza fino a 14 metri al giorno.
Il materiale scavato viene convogliato all’esterno del cunicolo tramite dei nastri trasportatori e portato verso il deposito interno al cantiere che sarà successivamente oggetto di riutilizzo o di ripristino ambientale.
Ad oggi sono state realizzate delle gallerie chiamate “discenderie” sia sul fronte italiano che su quello francese, che sono servite a conoscere l’interno della montagna (Moncenisio) e come accesso di servizio al tunnel di base e, quando questo entrerà in funzione, come condotto di ventilazione, manutenzione e passaggio di sicurezza.
Dei 162 km complessivi da realizzare, di cui 57 Km per ogni senso di marcia del tunnel di base, sono state realizzate 4 discenderie ( 3 in Francia e una in Italia) di lunghezza variabile (fino a 7 km) ed alcune che sono state interrotte perché lo studio geognostico dei materiali ha determinato la variazione del tracciato.


La mia visita è consistita nell’attraversare la discenderie di circa 2, 5 km a Saint-Martin-la-Porte e di percorrere i 6 Km del tunnel principale finora realizzato.
In conclusione ad oggi sono state realizzate circa 25 km dei 162 complessivi previsti pari a circa il 15 %.
Sul fatto che l’opera sarà molto costosa è sicuramente vero, in quanto per quello che ho potuto vedere con i miei occhi, sicuramente le difficoltà e gli imprevisti che un’opera di tali dimensioni riserverà ogni previsione è sicuramente errata e pertanto bisogna mettere in conto che il costo finale lieviterà.
D’altra parte è anche vero l’importanza dell’opera per il futuro dei trasporti di questa direttrice che attualmente è affidata ad una linea ferroviaria in alta quota ( 1.300 msl sotto il Frejus) con una galleria di oltre cento anni.
Sbloccare i cantieri della sola TAV equivale anche dar occupazione a imprese che impegnerebbero circa 50.000 occupati che in questo periodo sarebbe una grossa boccata di ossigeno per il settore.
Mentre scrivo il governo è diviso e si è in attesa delle valutazioni costi benefici dell’intera opera, senza contare che nel caso si decida di non proseguire nell’opera occorre risarcire la Francia e l’Europa per spese già sostenute, che saranno sicuramente tali che si avvicinarsi al costo totale dell’opera realizzata.
In queste ore qualcuno ha ipotizzato che con parte delle risorse per la mancata realizzazione della TAV si potrebbe realizzare l’alta velocità tra Roma e Matera, che è una pura illusione, in quanto l’orografia del nostro territorio non permetterà mai una tale realizzazione se non qualche lieve miglioramento della tratta Salerno-Potenza-Taranto ed eventualmente la Ferrandina-Matera-Bari.
Però se vale il principio dei costi benefici, possiamo dire fin da subito che non se ne farà proprio nulla né con l’attuale governo ne con quelli futuri soprattutto per quanto riguarda la Ferrandina-Matera, anche se il governo precedente ha stanziato la misera somma di 0,5 milioni di euro per riprendere i lavori di un’opera che per essere completata necessita di ben 200 di milioni di euro.
v.a.

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Vito Arcasensa

Vito Arcasensa

Editore e Direttore de Il Lucano Magazine