Matera 2019, cultura e lavoro al convegno INPS

“Il rapporto fra cultura e lavoro è centrale nel programma di Matera 2019. Per questa ragione abbiamo deciso di provare a raccontare il lavoro nell’anno europeo della cultura, partecipando al grande concerto sindacale del Primo maggio come partner”. Il Direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri, nel suo intervento introduttivo al convegno internazionale “Cultura e lavoro: valori essenziali per lo sviluppo” organizzato insieme all’Inps , è partito dalla sua esperienza di “lavoratore dell’industria culturale”, dal Salone del libro di Torino alle Olimpiadi invernali e all’Expo di Milano. “La cultura non è un accessorio ma un motore dello sviluppo. In dieci anni a Matera il peso del pil generato da cultura e turismo è quadruplicato. In questi giorni a Berlino ci siamo confrontati con un tema cardine per Matera 2019: le relazioni tra giovani, spazio e innovazione. Abbiamo così studiato il caso Ruhr e riflettuto molto sugli “angoli”. A partire da un dato essenziale: il 18% della popolazione europea vive nei 5 grandi poli metropolitani, il 63% in città under 100mila, come Matera. La crescita esponenziale dell’economia materana già lungo il percorso di costruzione della capitale europea della cultura confermano la correttezza della nostra analisi e l’assoluto realismo di quello che poteva sembrare un sogno visionario. Negli ultimi due anni il PIL cumulativo è schizzato di oltre il 7% (record segnalato dall’ultimo Rapporto Svimez), lasciando alle spalle tutto il Sud. Il mercato immobiliare è esploso e negli ultimi anni il giro d’affari è cresciuto del 26%. Secondo l’Osservatorio Banche Impresa, nel quadriennio 2020 – 2023 sarà Matera la provincia meridionale con il più alto tasso di crescita (dell’1,4%), grazie ai benefici derivanti dalla sua designazione a Capitale Europea della Cultura. Dati che ovviamente hanno e avranno ripercussioni molto positive anche sul fronte dell’occupazione”.
L’iniziativa ha visto l’intervento della Presidentessa del ZUS, l’ente previdenziale polacco, Gertruda Uścińska e della Presidentessa del Deutsche Rentenversicherung Bund, ente previdenziale federale tedesco, Gundula Roßbach. Le due manager hanno presentato analisi e studi sulla trasformazione del mercato del lavoro a partire dal boom dell’autoimpiego e del suo impatto sul riassetto del welfare e degli strumenti previdenziali
Sulla crisi del lavoro in Basilicata hanno ragionato, nei loro interventi, i tre rappresentanti dei sindacati confederali. Per Eustachio Nicoletti della Cgil il traino dell’attività culturale è rallentato dai limiti infrastrutturali della regione. Sui grandi temi della denatalità, della povertà e dell’immigrazione emerge il ruolo centrale della programmazione. Il segretario regionale della Cisl Enrico Gambardella invoca un patto per il lavoro inclusivo a partire dalle fasce di prossimità territoriale. Matera città dell’accoglienza deve però migliorare i suoi standard. Secondo il segretario lucano della Uil Carmine Vaccaro lo scenario di crollo demografico (nel 2030 200 mila abitanti in meno, con 160 vecchi ogni 100 giovani) è quello di una grande casa di riposo. Non bisogna quindi avere paura di aprire il confronto sul grande tema del “lavorare meno”.
La professoressa Michela Addis ha esaminato le nuove sfide del lavoro per l’industria culturale. Il problema dominante per il marketing è oggi il controllo dei dati dei consumer vista la totale interconnessione dei mercati. La cultura è una fonte di innovazione potente delle imprese: i nuovi modelli di analisi competitiva enfatizzano infatti l’importanza della differenziazione delle esperienze.
Nelle sue conclusioni il neopresidente dell’Inps, l’economista Pasquale Tridico, è partito dal peso negativo delle crescenti diseguaglianze: 80 “paperoni” hanno ricchezze quanto 3 miliardi e mezzo di poveri. E i superricchi non consumano tanto. Bisogna porre il tema della riduzione dell’orario di lavoro: da 100 anni l’orario è fissato a 8 ore, da 50 anni l’orario settimanale è fermo a 40 ore contro le 28 dei settori tedeschi ad alta tecnologia e alle 35 ore in vigore da 20 anni in Francia. Ridurre l’orario di lavoro non crea disoccupazione.
“Numerosi sono gli strumenti – ha sottolineato il professor Todisco – che oggi l’Inps gestisce dentro la crisi di lunga durata dello Stato sociale. Dal reddito di cittadinanza a quota 100 al bonus bebè. L’occupazione cresce (più 200mila) pur nel clima di incertezza. E il posto fisso non è una parolaccia. La concorrenza serve tra i beni non tra le persone. I salari alti sono un metodo valido contro la flessibilità che invece scoraggia l’investimento in risorse umani. In Italia il welfare deve essere un pilastro sociale. E vista la mancanza di opportunità per i giovani due anni di basic incoming può servire a sottrarre talenti formati per i beni culturali al lavoro da barista. In questa ottica il reddito di cittadinanza non è assistenza ma, integrandosi con la formazione continua, politica attiva del lavoro. Non è incoraggiamento al divano ma sostegno per una chance ”.

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