Le sorelle Mirabal: l’origine della giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Si chiamavano Patria, Minerva e Maria Teresa, le sorelle Mirabal e vivevano nella Repubblica Dominicana negli anni della dittatura di Rafael Leònidas Trujillo.

La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime presero il via con la costituzione nel 1960 del “Movimento 14 di giugno”, sotto la direzione di Manolo Travares Justo, (marito di Minerva) dove le sorelle usarono come nome in codice Mariposas “farfalle”.

Questo gruppo politico clandestino si espanse in tutto il paese, strutturato in nuclei che combattevano la dittatura. Nel gennaio del 1960 il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo, il SIM (Servico de Inteligencia Militar), e i suoi membri vennero perseguiti e incarcerati; tra questi le sorelle Mirabal e i rispettivi mariti. Molti dei prigionieri vennero inviati al carcere di “La 40” (carcere di tortura e morte). Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo, ma i loro coniugi restarono reclusi.

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, accompagnate dall’autista Rufino de la Cruz, andarono a fare visita ai mariti Manolo e Leandro, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata. L’auto sulla quale viaggiavano le tre sorelle e l’autista venne intercettata e i passeggeri vennero costretti a scendere dal veicolo e condotti in un luogo appartato, una piantagione di canna da zucchero, dove vennero uccisi a bastonate; i loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando, che venne fatto precipitare da un dirupo per simulare un incidente.

Con la morte delle sorelle Mirabal, il dittatore Trujillo pensò di aver eliminato un problema, ma ciò causò grandi ripercussioni nell’opinione pubblica dominicana (nonostante la censura): molte coscienze si scossero e il movimento culminò con l’assassinio di Trujillo nel 1961.

Nel 1981, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal.

Nel 1991 il Center for Global Leadership of Women (CWGL) avviò la Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, proponendo attività dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani. Questo periodo comprende una serie di altre date significative, tra cui il 29 novembre, la Giornata internazionale dei difensori dei diritti umani delle donne e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montreal (6 dic. 1989), quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da Marc Lépine, studente venticinquenne che affermò di voler «combattere il femminismo».

Nel 1993 l’ Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne ufficializzando la data scelta dalle attiviste latinoamericane, mentre il 17 dicembre 1999 con la risoluzione numero 54/134 istituisce la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il colore associato per le celebrazioni è l’arancione (da qui Orange Day). In Italia in realtà il colore associato è il rosso che viene abbinato a un paio di scarpe dello stesso colore: la manifestazione nel nostro Paese, che si celebra dal 2005, vede l’abbandono di scarpe rosse nelle principali piazze e luoghi della città.

Scarpe vuote, per ricordare le vittime di violenze e soprusi: l’idea nasce da un’istallazione dell’artista Elina Chauve ed è ripresa in Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul femminicidio.

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