LA COMMEDIA “CE S FESC PU T’RN’S” ALZA IL SIPARIO PRESSO IL CINE TEATRO “GUERRIERI”

L’alienazione dell’uomo e il Dio denaro imperversano nella società moderna ove i valori più autentici sembrano scomparsi. Forse dovremmo riscoprire la fiaba allegorica come Italo Calvino per sentirci più vicini gli uni agli altri, prescindendo dalle apparenze. Gli amici dell’Associazione “Libero Teatro” hanno colto il suggerimento, e puntualmente si cimentano in commedie brillanti con situazioni comiche che rivelano un significato nascosto. Seguendo questo intento, il 24 novembre 2023, alzerà il sipario la commedia inedita in vernacolo materano in tre atti “Ce s fesc pu t’rn’s” scritta da Antonio Lifranchi con la regia di Vita Malvaso, presso il Cine-Teatro “Guerrieri” di Matera. La commedia è ambientata in un vicinato del Sasso Caveoso nel 1956. Dopo un periodo di grande freddo e copiose nevicate, a Marzo nella radio comincia a sentirsi la canzone “Aprite le finestre” vincitrice del festival di Sanremo che con la sua dolce melodia, infonde finalmente un po’ di calore e serenità nelle case dei materani. In uno dei tanti vicinati abita, ospite del padre Antonio, Donato con la moglie Bruna e la figlia Angelina, mentre il figlio, ormai sposato con Maria, vive a casa del suocero. Donato non ha un buon rapporto con la moglie e la figlia, le quali sono molto simili, preferiscono passare tutto il loro tempo fuori a fare chiacchiere con i vicini. Le due sono completamente indifferenti ai sacrifici di Donato, il quale, grande lavoratore, passa tutto il tempo in campagna. Perfino il figlio, seppur senza lavoro e padre di un bambino, si rifiuta di aiutare il padre, perché ritiene non sia un lavoro adeguato alle scuole che ha frequentato. Donato ha problemi cardiaci e soffre anche di un disturbo psicosomatico, la melanofobia e cioè la paura irrazionale del nero. Tutti in famiglia sanno, ma la figlia non crede a quella che lei definisce una semplice superstizione e quando annuncia al padre che vuole sposare il figlio di un becchino, al solo pensiero Donato si sente male. È un semplice attacco di panico o qualcosa di più serio? E come reagirebbero i familiari di fonte ad un possibile aggravamento di salute di Donato?

E ci chiediamo come reagisce l’autore della commedia, Antonio Lifranchi, di fronte al Dio denaro, visto che è il motore che aziona il filo conduttore? Si tratta di un leit motiv scelto per caso o frutto di esperienze personali?

Io, avendo una certa età, sono cresciuto nel periodo in cui si svolge la commedia, il 1956, ed ho imparato il valore dei soldi attraverso la cultura contadina. Per me non esiste il Dio denaro in quanto i soldi rappresentano un mezzo di sussistenza. Mi rispecchio nel personaggio che interpreto nella commedia, il nonno “tatonn”, il custode dei valori della civiltà contadina e delle regole costituite. Nel contesto storico della commedia cominciano ad affiorare i primi segnali della modernità, per cui ad alcuni, maschio o femmina, non andava bene il discorso del risparmio, al contrario del padre, Donato, che si mostra attaccato al denaro in funzione del domani. La moglie Brunella, invece, consuma per soddisfare bisogni non necessari, indotti da fenomeni d’imitazione sociale. La figlia Angelina lotta per raggiungere un improbabile riscatto sociale e deve sposare quanto minimo un artigiano per migliorare la qualità della vita. Al fratello, Nunzio, non importa nulla del denaro, altrimenti avrebbe lavorato. Lo richiede soltanto per dare un futuro ai propri figli. Piccole cose, in fondo, rispetto a oggi, visto che nella nostra società il Dio denaro è diventato l’unico idolo, muove tutto e quindi ha il potere di determinare e dare forma sia al nostro benessere affettivo e relazionale, sia al nostro modo di stare al mondo.   

Alla regista, Vita Malvaso, facciamo un augurio per l’energia che la spinge a portare avanti l’Associazione Teatrale da ben 9 anni. Inoltre le chiediamo se prova nostalgia per il vicinato presente nei Sassi, decantato nella commedia come un’unica famiglia, dove tutto era condiviso, perfino il dolore, la sofferenza e il lutto differenza di oggi dove tutto è social e virtuale e facciamo fatica ad avere relazioni perfino con il vicino di casa.

Io provo nostalgia per il vicinato perché la mia adolescenza l’ho trascorsa in un rione dei Sassi. Il ricordo mi torna spesso in mente: rivedo il vicinato in cui si viveva in armonia con tutti condividendo qualsiasi evento di gioia, di sofferenza e di lutto. Regnava la povertà tra di noi. Eravamo tutti figli di contadini. Ognuno produceva una coltura e il tutto veniva condiviso in uno spirito di solidarietà, di affetto, di uguaglianza. Non emergeva nessuna differenza di classe sociale. Oggi, vivendo nei grossi palazzi, con il dirimpettaio dello stesso pianerottolo non si scambia una parola, e talvolta si è dei perfetti sconosciuti.  

Tuttavia, da parte del vicinato era esercitato un controllo sociale molto ferreo su chi avesse comportamenti non consoni ai modelli e alle regole prestabilite. Lei è d’accordo su questa pressione oppure rivendica la libertà d’agire?

Rivendico il controllo ferreo esercitato da parte del vicinato perché se il vicino si accorgeva che il figlio di qualcuno del Rione non si comportava bene con gli amici o compiva azioni poco corrette, veniva redarguito ed i genitori erano felici di quest’attenzione, indice di buona educazione. Oggi, non si può correggere nemmeno nelle scuole perché i ragazzi sono spalleggiati dai genitori.

E molti attori sono d’accordo con Vita. Eh, si! I vicini diventavano spettatori attenti, pronti a giudicare, mentre la persona oggetto di giudizio, preparava la sua difesa. Il tutto avveniva alla presenza di tutti, un vero teatro all’aperto tra finzione e realtà.

Tra i personaggi della commedia ricordiamo: Brunella (Maria Ambrosecchia), Donato (Eustachio Nicoletti), Antonio (Antonio Lifranchi), Angela (Angela Menchise), Nunzio (Nunzio Persia), Maria (Maria Pia Montesano), Concetta (Concetta Loscalzo), Rocchino (Rocco Calciano), il medico (Giampiero Francavilla), Vito (Vito Vizziello), Angelo (Francesco Cuscianna), Carluccio (Carlo Gaudiano), Filomena (Rosanna Follia), Don Franco (Franco Di Cesare), Rosa (Rosa Schiavone), Medico Specialista e Notaio (Luciano Silvano), Prefica 1 (Rosa Schiavone), Prefica 2 (Brunella Andrisani), Prefica 3 (Angela Menchise).

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Angela Menchise