Le morti del sabato sera

Purtroppo è diventata una consuetudine dolorosa apprendere, dalla stampa o dai media, di giovani vite stroncate sulla strada del sabato notte. Sembra proprio questo, infatti, l’arco temporale nel quale gli incidenti che coinvolgono i giovani sono più frequenti. Si tratta per lo più di ragazzi di ritorno da una notte trascorsa in discoteca o in altri locali, spesso alla ricerca dello sballo e in preda ad alcool o droga, nella notte nella quale, liberi da impegni lavorativi e scolastici del giorno dopo, sembra potersi concentrare tutto il proibito. Mix letale che può portare, in un attimo di distrazione, da uno stato di percepita superpotenza al buio più totale. Vita stroncata e non solo. Non è solo la vita del giovane che se ne va per sempre, ma anche la vita dei familiari, che viene definitivamente incrinata e rovinata. Sogni, progetti e speranze vaporizzate in un attimo. La più terribile delle notizie, proprio quella più temuta, giunge in famiglia con il trillo insolito ed inquietante del telefono di casa, che interrompe nel peggiore dei modi l’ansia accumulata per il ritardo oltre il consueto. Tragedie smisurate, che sembrerebbero evitabili, dal momento che non parliamo di calamità naturali e imprevedibili. Il rischio che si corre è ben noto, sia in termini di gravità nelle conseguenze che in termini di probabilità di verificarsi. Tanto si è detto, tanto si è scritto, ma il fenomeno sembra non conoscere decrementi. La ricetta sembrerebbe chiara: prevenzione e repressione! Con dosaggio da cavallo. Sul lato della repressione da più parti si auspica tolleranza zero. Le nefaste conseguenze di comportamenti incoscienti giustificano e incoraggiano la massima severità sulle strade, anche mediante sorveglianza elettronica e tecnologica, seppure con qualche accettabile sacrificio per la privacy. D’altra parte un’auto che sfreccia in maniera sconsiderata ed irresponsabile può considerarsi un’arma letale per sé stessi e per gli altri. La prevenzione, poi, dovrebbe partire in primis dall’educazione alla vita. Si dovrebbe, inoltre, imporre alle case costruttrici l’adozione obbligatoria, per tutte le autovetture, dei più innovativi e moderni sistemi di sicurezza. Oggi si parla di strumenti tecnologici che controllano il mantenimento della corsia, che individuano per tempo i famigerati colpi di sonno, che frenano automaticamente la macchina in caso di pericolo non rilevato dal conducente e che addirittura riconoscono i segnali stradali. Eppure la parte del leone nei passaggi pubblicitari delle automobili e/o delle moto la fanno la potenza, l’aggressività, e, nemmeno tanto fra le righe, la velocità, vero emblema dei moderni gladiatori. Ma la vita non è una corsa e la strada spesso è una arena che non concede la possibilità di ripartire. L’industria legale del divertimento e dello sballo, infine, dovrebbe un tantino ridimensionare la propria offerta per renderla più aderente alla vita. L’industria dello sballo illegale, invece, speriamo di vederla stroncata per sempre, come le tante vite ad essa immolate.

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