Avanti! Non solo una questione grafica

Qualche responsabilità i socialisti eredi del Partito Socialista Italiano, quello, per intenderci, dei Turati, dei Nenni, dei piccoli grandi uomini lucani come Di Napoli, Salvatore, Vincenzo e Michele Torrio, e i tanti che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio culturale, umano e politico del paese, ammettiamolo, ce l’hanno. Non può essere  giustificato in nessun modo l’aver permesso che si  disperdesse quel patrimonio ricchissimo, il partito che lo ha rappresentato ed insieme la testata dell’Avanti!, quella di Costa, Nenni, Pertini, LombardiUgo Intini.

La storia è ormai nota. Nel 1993, periodo buio della storia italiana che avrebbe segnato l’inizio lungo che porta sino a noi, falliva il tentativo di Michele Zoppo di salvare la testata con un gruppo di compagni e amici, garantendone almeno un numero l’anno. Boselli e lo SDI (dei Socialisti Democratici Italiani che si attestavano nell’area di centro sinistra), riuscirono a portare avanti Mondo Operaio e Avanti! della Domenica. Nel 1996  tal Valter Lavitola depositava, approfittando, evidentemente, della mancata pubblicazione dell’ Avanti! , una nuova testata con previsione di uscita quotidiana, L’Avanti!, con l’ articolo ed una benedizione di Bettino Craxi ormai in Tunisia e, probabilmente, poco informato su qualche personaggio che continuava a ruotargli intorno.

A cosa servisse l’operazione per Lavitola  risulta ora molto chiaro anche a chi non ha seguito i lavori dall’inizio. E’ importante, senz’altro non è mai nemmeno troppo tardi, che il segretario nazionale del P.S.I., Riccardo Nencini, voglia affrontare la cosa senza lasciare davvero nulla di intentato. Ha scritto una lettera aperta ai direttori dei giornali (probabilmente l’articolo di Luigi Irdi, su Venerdì di Repubblica del 16 settembre 2011, nasce anche da qui ). L’intenzione è quella di restituire ai socialisti “un pezzo importante della loro identità, riportando in vita sia l’Avanti! (senza articolo, come è sempre stato) che Mondoperaio. Carlo Correr , direttore nel 1998 dell’ Avanti! della domenica, oggi ancora nella redazione della testata, è una voce ed una testimonianza di tutta la vicenda, dal ’93, sino alla registrazione di quel falso con la L innanzi che scompare, ad un certo punto, distrattamente. Di distrazioni , o dobbiamo dire responsabilità, ce ne furono anche altre, dichiara, anche quelle degli Uffici Stampa della Camera e del Senato  che nella Rassegna Stampa inserivano tutti gli articoli e comunicati dei partiti rappresentati e quelli del giornale di Lavitola tranne,  e sistematicamente, quelli dell’Avanti ! della domenica, pur essendo presenti, in Parlamento, i socialisti del SI/SDI. Si susseguirono più volte richieste specifiche firmate dall’allora segretario dello SDI, Boselli, e dallo stesso Correr, senza che ci fosse mai un riscontro. Erano a tal punto condizionati da Lavitola, e da chi c’era dietro di lui, gli Uffici Stampa? Il dubbio resta insieme all’avvertimento di qualcosa che non può che essere ancora una volta il segno di una deriva scandalosa. Carlo Correr aggiunge: “Se Caio si presentasse in Tribunale a registrare la testata de Il Corriere della Sera, con l’articolo davanti e tutto il resto identico, ci riuscirebbe? No, crediamo proprio di no, ma per l’Avanti! è successo”. La conclusione di  Nencini  è che la testata che tanto ha significato nella storia del Paese,  torni ad essere la bandiera e il punto di incontro del socialismo riformista. E’ il minimo che ci si attende.

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Margherita E. Torrio

Ha insegnato nei Licei. Attualmente è iscritta all’Ordine dei pubblicisti e dei giornalisti della Basilicata. Scrive su testate locali e si interessa di ricerca.