UNA STORIA VERA

UNA STORIA VERA

Art by Michele Barbaro

Anno 1999
Di David Lynch
Scritto da Mary Sweeney, John Roach
Musiche Angelo Badalamenti
Montaggio Mary Sweeney
Fotografia Freddie Francis
Cast Richard Farnsworth, Sissy Spacek,
Harry Dean Stanton, Everett McGill,
James Cada, Jack Walsh,
Jane Galloway Heitz,
Wiley Harker, Donald Wiegert,
Anastasia Webb, Dan Flannery,
Ed Grennan, John Lordan,
Sally Wingert, Gil Pearson,
Kevin P. Farley, John Farley
Produzione Mary Sweeney, Neal Edelstein,
Michael Polaire, Pierre Edelman
Durata 112′
Titolo Originale THE STRAIGHT STORY

“First Light” 7:05
Brian Eno
Ambient 2: The Plateaux Of Mirror (1980)

UNA STORIA VERA

“… a mio nonno Giuseppe”

Valerio Monacò

“Ai miei figli facevo un gioco, davo a tutti un bastoncino di legno e gli chiedevo di spezzarlo; era facile. Poi gli dicevo di legarlo in un mazzetto e di riprovare… ma non riuscivano a romperlo… allora dicevo loro: vedete quel mazzetto? E’ la famiglia”. “Alvin Straight” racconta la sua vita… con quella purezza d’animo di chi ha vissuto una lunga parabola con tutta l’umanità possibile, sbagliando, facendo cose giuste. Gli è rimasto ora il fascino della lentezza, della vecchiaia. David Lynch vola, sogna un’atmosfera, narra una storia senza confini e lo fa in modo pacato, senza un urlo, senza una parola di troppo, anacronismo del cinema moderno. La lineare e perfetta sceneggiatura si basa su una dolcissima storia realmente accaduta ed è curata da Mary Sweeney (compagna del regista) e John Roach, la Sweeney si occupa anche del montaggio e della produzione (con la Walt Disney). L’anziano Freddie Francis (all’ultimo lavoro della sua immensa carriera) ci regala una fotografia dall’incredibile finezza estetica, in alcuni momenti si ha l’impressione di guardare vecchie cartoline color seppia. Il congedo di Francis dal mondo del cinema e dalla vita è quanto di più poetico si possa immaginare, per chi conosce gli U.S.A. e per chi abita in quei posti guardare questo film equivale a sentirne gli odori e i sapori. Solo un “vecchio” poteva fotografarne un altro con questa intimità e delicatezza. La gioia della lentezza è accompagnata da una partitura musicale eccellente: la colonna sonora è di Angelo Badalamenti, note che sono carezze, che solleticano, incantano col loro fascino, note riflessive note avvolgenti, note suadenti note sognanti. Nella più profonda provincia americana… “Alvin Straight” (il cognome è un gioco di parole poiché significa anche onesto, dritto, come la sua storia) è interpretato da Richard Farnsworth; la semplicità della sua commovente recitazione, la sua bellezza, quegli occhi profondi che hanno il mondo dentro. La figura intensa e saggia di “Alvin” trasmette valori, emozioni e principi ormai andati perduti, in lui si può immaginare quello che vorremmo che chi ci ama, possa vedere in noi nell’autunno della nostra vita; senza dimenticarci mai. Farnsworth è attivo nel cinema dal lontano 1937, gran parte della sua carriera è stata spesa a fare il “cascatore”, stuntman non accreditato in decine di western e peplum, sostituendo attori molto più famosi di lui. Dalla metà degli anni settanta i suoi ruoli sono diventati più importanti (nel suo palmares anche una nomination all’Oscar come “Miglior Attore Non Protagonista” nel 1978 per il film “Arriva Un Cavaliere Libero E Selvaggio” di Alan J. Pakula). Memorabile nella piccola parte dello Sceriffo “Buster” in “Mysery Non Deve Morire” (1990) di Rob Reiner. Richard Farnsworth ha vissuto quasi tutta la sua vita da stuntman ma se n’è andato da star, con un ultimo ruolo che vale una carriera e con un colpo di pistola alla testa per fregare quel maledetto cancro che si era impossessato della sua vecchia carcassa. Con “Una Storia Vera” ha sfiorato l’Oscar come “Miglior Attore Protagonista” e si è guadagnato il Paradiso dei suicidi. Alla fine del cammino dispiace sempre andarsene. Sissy Spacek interpreta la sensibile e tenera “Rose” (la figlia di “Alvin”), Sissy Spacek è l’unica che avrebbe potuto interpretare questo personaggio così straziato e così pieno d’amore: di una malinconia profonda il primo piano in cui lei, una madre “lenta” a cui hanno tolto il proprio bambino, guarda fuori dalla finestra di notte, cercando… un figlio che non ritroverà più, ormai lontano dal suo cuore. Harry Dean Stanton (nuovo Jack Nance come presenza fissa nei film di Lynch) è “Lyle Straight”, il fratello di “Alvin” colpito da infarto e molla che lo spinge a compiere il suo lungo viaggio durato sei settimane – su di un vecchio tosaerba, un John Deere del ’66 – da Laurens, Iowa a Mount Zion, Wisconsin (240 miglia, circa 386 chilometri). Dean Stanton compare solo negli ultimi due minuti della pellicola ma saprà essere memorabile. David Lynch, creativo e tecnico come sempre, si lascia perdere tra riprese aeree di immense distese di campi di grano, spoglio da incubi, dolcemente lento, racconta di un vecchio schietto, cristallino e del senso civico di quel gran paese che sono gli Stati Uniti. L’andamento dilatato della pellicola da il tempo di assaporare tutti i valori di quell’America lavoratrice, umile, dignitosa, semplice e naturale, rurale, il regista riflette e ricorda con nostalgia le sue origini nel Montana. “Alvin” è pienamente cosciente che la vita, la vita è una continua corsa verso qualcosa – il valore della saggezza, l’esperienza della vecchiaia – il paradosso è proprio nel fatto che quando gli rimane poco tempo da vivere (in contrapposizione a un mondo dai ritmi sempre più elevati) e poco tempo per poter riabbracciare suo fratello, lui se la prende comoda (il viaggio infatti rischia di interrompersi nell’unico momento in cui suo malgrado va troppo veloce, senza freni!). La sua esperienza on the road è lunga, condividerà frammenti di vita con altre persone… una donna isterica che investe continuamente i cervi, li uccide, li ama. Ma l’unica strada da percorrere per andare a lavoro è quella e incrocia “Alvin” e il suo tosaerba, solo che lui se ne frega, mangia il cervo investito dalla sfortunata signora animalista e addobba la sua pittoresca “casa mobile” con le corna della bestia: questo vecchietto sa quali sono le cose realmente importanti della vita, per lui le lacrime sono solo un ricordo del passato, é spinto nel suo viaggio dalla dolcezza. L’incontro con il fratello, dopo 10 anni di silenzio, è un messaggio scolpito nel profondo, nella notte stellata, i loro sguardi dicono più di ogni parola. Questa fiaba che mostra Dio in ogni sequenza, questa storia vera è dedicata a tutte quelle persone che prendono coscienza che la vita, per quando breve o lunga possa essere, si consuma e ti saluta lungo il sentiero, mentre noi respiriamo emozioni e memorie d’altri tempi: ne cogli il senso, nell’attimo in cui ti accorgi degli errori fatti lungo il tuo cammino e, in quel momento, voltandoti… diventi uomo. Se avete un nonno al quale siete molto legati, convincetelo a guardare questo film con voi per favore, io il mio l’ho perso diversi anni fa, un uomo enorme che mi ha cresciuto… e mi sarebbe piaciuto infinitamente poter vedere “Una Storia Vera” seduto accanto a lui.

La cosa peggiore della vecchiaia è il ricordo di quando eri giovane.”

Alvin Straight (1920-1996)

Note che sono carezze, che solleticano, incantano col loro fascino.
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