POTENZA ANTICA

Piazza Prefettura inizi 1900

Bella non è.
Brutta?
Veramente brutta.
Il giudizio non è, però, attinente alla situazione. Lo sarebbe se il design avesse firmato un luogo nuovo, storicamente amorfo, al di fuori di quell’incrociarsi di vie e di transiti oggi percorsi come ieri.

Nel caso di un luogo che nasce, in quel caso, fuori del perimetro urbano antico o ultimo residuo dell’antico avremmo potuto indugiare su questo quesito che è, allo stato della situazione pseudo-estetico.

Nemmeno vale la pena di invischiarsi su un giudizio di merito men che meno di architettura. Il resto sono solo appunti. Gioco di materiali, quadrotti per pavimentazione esterne così identici in altri non-luoghi di altre cittadine italiane senza storia. Buoni per il lifting di edifici abbandonati. Eliminazione della pendenza . Appunti  su quei pali che ad alcuni fanno venire in mente i pali per l’impiccagione o quello del romanzo di Andrić, Il ponte sulla Drina; ad altri para o attira fulmini; ad altri gli orrori di Aushwitz . Qualcuno riconosce che vi ritrova quei fori che in fotografie giganti hanno banalmente riempito la città. Banalmente.

Abbiamo a che fare con la categoria dell’inadeguato, del fuori posto, dell’imposizione del non-luogo dove c’era un luogo.
Parlo del risultato del restyling di quella che era Piazza Prefettura o Piazza Mario Pagano. La nostra Piazza Polmonite. La Piazza della città.

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Margherita E. Torrio

Ha insegnato nei Licei. Attualmente è iscritta all’Ordine dei pubblicisti e dei giornalisti della Basilicata. Scrive su testate locali e si interessa di ricerca.

One comment to “POTENZA ANTICA”
  1. Vi leggo da oggi e complimenti!….come si dice: non è mai troppo tardi sulle orme dell’antico adagio. E di antico c’è il depauperamento della struttura Potenz(i)almente semplice di una città. Inveterato uso e abuso quando, ancorchè semplicemente, si vuole solo spendere per deturpare ciò che è già obbrobrio in sè: immanenza di un catastrofico gioco lego-betonico di quattro architetti spennacchiati al soldo della giunta di turno. Suonando la marcetta catto-processionaria del blasone cittadino, il Turco si sentirà ancor più spaesato dal quel truce quadrilatero dell’impiccagione. Oppure è il gate spazio-tempo per la discesa di un alieno e della sua star-trek…altro che archi-star! E che li colga la polmonite architettonica….almeno staranno lontani dai lapis tristi e disgustosi. Dovremmo restituire l’arc(h)i-betoniere al suo altrove, che poi sarebbe direttamente proporzionale alla trasformazione di non-luogo in luogo a procedere…oltre!
    Brava Margerita: mi piace moltissimo ciò che hai scritto.
    A presto e Chau!
    Francesco Giannatiempo

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