Il custode del museo delle cere

Bari. In un caldo pomeriggio di fine estate Andrea Mola, distinto ed educato professore di lettere in pensione, decide di fare visita al museo delle cere. Di salute precaria, chiede al nipote, anche lui Andrea, di accompagnarlo. Il giovane controvoglia accetta. Il museo è collocato in un antico palazzo signorile e a dirigerlo è un vecchio amico del nonno, tale Polverini, conosciuto ai tempi della militanza politica. Due socialisti che in questo suggestivo luogo si ritrovano con i propri rimpianti e si confrontano su nuovi ideali e progetti, entrambi decisi a ridare luce al passato anche se in modo diverso. Nonno Andrea con gli scritti sul trascorso socialista, Polverini con i personaggi della storia antica e recente, resi incredibilmente reali nell’aspetto, nelle movenze, nella voce.

1Il custode del museo delle cere (Rizzoli Editore) è l’ultimo lavoro letterario con cui Raffaele Nigro, originario di Melfi, caporedattore Rai e famoso scrittore di lungo corso, torna a parlare del suo amore per la Basilicata e per la Storia. In questo romanzo il passato, infatti, rivive con i suoi drammi, le sue vicende, le sue passioni.

Per bocca dei protagonisti si riaffaccia sul presente, stupendo i visitatori del museo che odono quelle storie dalle stesse statue divenute per pochi minuti autonome nei racconti e perfino nei dialoghi. Meraviglia della tecnologia mista ad un ostinato istinto di eterno che permette a quei manichini di raccontare gli eventi e di raccontarsi attraverso le vicende personali. Dal Medioevo in poi le cronache si snodano tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente, i Barbari, la dominazione spagnola, il brigantaggio, l’età contemporanea con le lotte ideologiche dei Paesi mediterranei. Attraverso personaggi noti come Cassiodoro, Federico II, Sciascia, e meno noti, la storia prende contorni diversi. Non fredde sequenze di eventi ma esperienze dirette intrise di emozioni con le quali descrivere drammi e speranze di popoli in continuo conflitto e, di contro, l’amore per l’arte, l’architettura, la poesia, la letteratura, la filosofia creata da uomini che hanno saputo parlare al cuore, elevare lo spirito e la Conoscenza.

Raffaele Nigro mette insieme queste storie intercalandole con il presente, con la modernità inarrestabile e inafferrabile. Restituisce un mondo che non c’è più ma che ha deciso cosa dovevamo essere. E proprio per questo va conosciuto, compreso, rispettato.

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