Radio Ruoti: il ritorno della radio è sul web!

“Se ci mettiamo a parlare in una stanza buia, le parole assumono improvvisamente nuovi significati; così tutte le qualità che la pagina stampata ha sottratto al linguaggio ritornano nel buio della radio”.

                                                                                                                                                                                Marshall McLuhan

 

Prima era Radio Ruoti Centrale, poi è stata Radio Dena ed oggi è Radio Ruoti, una radio web tanto per stare al passo con i tempi. Una storia radiofonica incredibile così come si evince dai tantissimi vinili che occupano il “salotto” di radio, ruoti, dove ho incontrato alcuni dei componenti del nutrito organico di Radio Ruoti.

Come nasce Radio Ruoti? Quali sono stati i riferimenti?

Rosario: tutto è nato mentre stavo ascoltando Virgin Radio ed ho pensato perché non mettere in piedi una radio a Ruoti. Così ho contattato Domenico, Fernando, che a loro volta hanno coinvolto Luca e Rocco ed è merito loro se siamo riusciti in quest’impresa!

Domenico: in realtà, già da qualche tempo, i ragazzi mi proponevano di rimettere in piedi la radio, ma le difficoltà erano tante, per un paio di domeniche avevamo messo su “Radio Balcone” una chat di quartiere, dove ci scambiavamo musiche e dediche! Poi arriva Rosario che mi dice, «dobbiamo fare la radio!» All’inizio avevamo pensato di farlo in un modo semplicissimo con un microfono e una telecamera su facebook, ma lì i diritti d’autore non permettono di pubblicare la canzone per intero e, poi non si poteva interagire, cosa per noi importantissima e, quindi abbiamo preso una licenza SIAE.

A proposito di SIAE, è l’unica a fornire un regolamento in materia di Web Radio, poiché il Ministero delle Comunicazioni, non ne riconosce e, di fatto, il riferimento è la direttiva europea 2014/26 UE. Quali sono state le difficoltà burocratiche e perché no economiche?

A causa della pandemia abbiamo ottenuto la licenza SIAE on-line, scegliendo i parametri di nostro interesse: facebook, instagram, twitter che ovviamente hanno un costo annuale. Oggi, le nostre uniche risorse sono le quote associative dei cittadini. Non abbiamo avuto modo di confrontarci con gli uffici preposti perché appunto chiusi, ma come appena riapriranno al pubblico, è nel nostro interesse informarci e chiarire la nostra situazione. –in effetti, siete nati in un momento storico non facilissimo-. Domenico: non è la prima volta! Nel maggio 1981 quindi post terremoto, nasceva radio Dena, ed oggi maggio 2020 post pandemia nasce Radio Ruoti!

A proposito di radio Dena, rispetto a quei tempi il modo di fare radio è cambiato. C’è qualcosa di quegli anni che andrebbe recuperato?

Domenico: L’esperienza. Il nostro modo di comunicare, di vivere la radio, di socializzare. La radio ci ha portato fuori da Ruoti. Tramite radio Dena sono cresciuti culturalmente e musicalmente tutti i ragazzi di Ruoti e, quasi tutti sono “passati”per la radio. Proprio attraverso di essa siamo riusciti ad aiutare tanti ragazzi con delle difficoltà, cosa che faremo anche con Radio Ruoti.  –era anche una fonte d’informazione importante, specialmente in quegli anni senza il social- noi facevamo il radio giornale e all’epoca Gianni Nardiello che frequentava le superiori a Potenza, tutti i giorni andava a prendere le notizie ANSA direttamente alla Regione!

Fernando: nella sostanza non è cambiato niente. Quello che detta i tempi e che detta il buon andamento della radio, è l’enfasi con la quale i collaboratori si presentano all’interno della radio. Il cambiamento è a livello tecnologico, sicuramente prima, le dirette si “dovevano” fare, i registratori erano le cassette, le bobine, ma per fare un montaggio tecnicamente ci volevano sei ore! Quindi sul piano tecnologico è sicuramente più semplice adesso. Un altro elemento che è rimasto invariato è l’interesse degli ascoltatori rispetto a ciò che diciamo noi. Forse, andrebbe recuperata un po’ la mentalità nei giovani e trasferire il nostro slancio.

Le web radio hanno il fattore glocalizzazione: sono radicate nelle realtà locali ma inserite in un mercato globale. Secondo voi sono il presente e il solo futuro pensabile per la radio in generale? Oppure sono mere palestre per aspiranti professionisti del settore?

Domenico: con la radio FM la trasmissione era circoscritta alla capacità ripetitiva delle antenne, invece la web radio è una finestra sul mondo! Ci possono ascoltare ovunque! Pensa che all’epoca conducevo un programma di musica folk che abbracciava tutta la Basilicata e non avendo la tecnologia di oggi, le persone espatriate mi chiamavano in diretta e per qualche minuto ascoltavano la radio per telefono! Questo per dirti che la capacità del web di abbattere le distanze è il motivo di svolta della radio.

Fernando: la radio è in continua evoluzione e anche secondo me il web è il futuro. Le frequenze saranno destinate solamente ai servizi di pubblica utilità. Se consideriamo il recente dibattito sulla frequenza del 5G, inevitabilmente le FM saranno sovrastate dalle frequenze digitali. Quindi in un certo senso noi siamo i pionieri della nuova radio. L’unica cosa che mi mancherà della radio FM è il romanticismo che si metteva nell’affrontare tutto quello che era la frequenza.

Mario: a proposito della glocalizzazione, il nome radio Ruoti può essere usato come un qualcosa d’internazionale, è un’etichetta limitante, anzi! È la potenza di un nome che può essere versatile, che si riferisce all’identità lucana e che può dire la sua anche in un mondo globale.

In un’intervista Linus ha affermato che: «un buon speaker potrebbe essere un campione di enigmistica» facendo riferimento all’importanza della base culturale, alla preparazione e il fatto che oggi uno speaker deve anche produrre notizie. A questo proposito com’è cambiato il modo di fare radio? Rispetto a prima c’è meno musica ma più contenuti?

Fernando: oggi rispetto a prima si cerca di equilibrare il parlato e la musica. Ultimamente ho dovuto riprendere alcuni speaker che mettevano due o tre brani consecutivi, cosa che non si può fare rispetto a quelli che sono i canoni di una web radio. Si poteva fare su una vecchia radio FM perché i mezzi a disposizione per ascoltare musica erano pochi, ma oggi invece la musica si ascolta dappertutto e gli ascoltatori vogliono invece, sentire cos’ha da dire lo speaker. Ti faccio un esempio, prima negli anni 83’-84’ lo speaker si limitava ad “annunciare” il brano che stava per andare in onda, ora invece il parlato e la musica devono avere un giusto collocamento.

Domenico: noi siamo partiti con l’idea di fare una radio di qualità, con programmi culturali di un certo livello. Ci stiamo impegnando nel produrre qualità radiofonica e Fernando ed io stiamo mettendo a disposizione dei ragazzi la nostra esperienza radiofonica. Già con radio Dena avevamo raggiunto un buon livello, d’altronde il nostro riferimento era radio deejay di Claudio Cecchetto. A proposito del cambiamento della radio sicuramente oggi si cerca di bilanciare la musica con il parlato e il nostro obiettivo è di raggiungere quell’equilibrio.

Come sono stati pensati i programmi del vostro palinsesto?

Fernando: rivestendo il ruolo di direttore artistico ho ascoltato tutti i programmi prima di dare l’ok per la messa in onda. Mi sono soffermato più sull’aspetto tecnico: sulle pause, sulla dizione, sulla classica apnea di fine frase, sempre dovuta all’influenza del nostro dialetto sull’italiano. Ho pensato meno all’aspetto musicale perché chiaramente non mi posso interfacciare con un giovane che ascolta della tecno, un genere che non mi appartiene e che non mi sento nemmeno di giudicare. Credo che per ogni genere musicale ci voglia una preparazione specifica.

Rosario: ognuno ha le sue passioni e in base a quelle, sono stati costruiti i programmi perciò si spazia dall’informatica,  alla cultura in senso lato, da uno spazio prettamente rock, ad uno nostalgico delle canzoni di un tempo. Insomma non poniamo limiti! –forse uno dei vantaggi della web radio è proprio quella di poter essere molto più alternativa nei contenuti rispetto alle grosse radio che seguono determinati meccanismi perché devono ottenere un certo livello di ascolto per poter garantire un certo fatturato.

Domenico: è così, noi pensiamo a creare un buon prodotto poi, sicuramente il nostro obiettivo è di crescere ma ci vuole tempo. Ho sempre detto ai ragazzi di non preoccuparsi se all’inizio saranno poche le persone che ci seguono, l’importante è andare avanti e perseverare ognuno con il suo programma, il radioascoltatore ha bisogno di tempo per abituarsi a questa nuova realtà e non è facile spostare gli amici ascoltatori che magari ascoltano radio deejay verso radio ruoti! Ti racconto un aneddoto, alla primissima riunione con i ragazzi ovviamente l’entusiasmo era alle stelle, ma alla domanda «chi di voi riesce ad aprire il microfono e cominciare a parlare per un’oretta?» era calato il gelo. Ma con il nostro aiuto hanno cominciato a tirar fuori le loro qualità.

 

Radio Ruoti è tornata, nella sostanza non è mai cambiata. Nonostante tutti i miglioramenti tecnici, è ancora un uomo o una donna e un microfono, la riproduzione di musica, la condivisione di storie, il comunicare con il pubblico. Ma, soprattutto è l’espressione di totale libertà.