SALUTE MENTALE, LA RINASCITA DI CARLO: «CHIEDERE AIUTO A UNA PSICOLOGA MI HA SALVATO»

«Sono sempre stato un ragazzo ansioso, che io ricordi sin dalle scuole medie. Tuttavia, solo a seguito della morte del mio caro nonno ho cominciato a manifestare forti stati di inquietudine, affanno e trepidazione. Prima di allora, questo limbo di emozioni negative riuscivo a celarlo bene, o almeno così credevo. Le mie scarse capacità relazionali hanno contribuito, sicuramente, a chiudermi in una bolla di sentimenti turbolenti che, prima o poi, sapevo sarebbero venuti a galla». A parlare è Carlo, nome di fantasia utilizzato per tutelare la privacy dell’intervistato. Carlo ha 31 anni ed è originario di Policoro: è un ragazzo emotivo, sensibile, ma allo stesso tempo coraggioso nel voler raccontare, attraverso la sua esperienza di vita, quanto sia importante prendersi cura della propria salute mentale, soprattutto in quei momenti dove quella che possiamo definire come “imprevedibile quotidianità” ci mette di fronte a situazioni subitanee, difficili da sbrogliare nell’immediato.

«La leucemia, che in annetto ha portato via mio nonno, è come se l’avessi vissuta sulla mia stessa pelle. Ricordo che lo accompagnavo, assieme a mia zia, a fare le trasfusioni e, ogni volta, era come se quello che gli stesse accadendo fosse automaticamente assorbito da me. Ho sempre considerato mio nonno un secondo padre e, probabilmente, la consapevolezza che quel legame così autentico e speciale tra noi sarebbe di lì a poco svanito per sempre, accentuava in me un forte stress psicologico. Non riuscivo a uscire più di casa, non riuscivo a prendere l’auto, non riuscivo a compiere le azioni più banali. Dopo la sua morte, la mia quotidianità si è trasformata in un circuito vizioso di angosce e paure. Stavo letteralmente perdendo il contatto con la realtà». Nelle parole di Carlo traspare un forte sentimento di fragilità che, al giorno d’oggi, accumuna la maggior parte dei giovani, e non solo. Bambini, adolescenti e giovani adulti si ritrovano, molto spesso, a dover fare i conti con una mente super affollata di “perché” che richiedono una sollecita e rasserenante risposta.

In questi casi, chiedere aiuto a uno psicologo potrebbe rappresentare la soluzione più vantaggiosa da prendere in considerazione e questo Carlo lo ha ben compreso.

«Nella stanza buia di pensieri soffocanti e asfissianti, ho iniziato a intravedere uno spiraglio di luce nel momento in cui ho deciso di rivolgermi a una professionista e intraprendere, così, un percorso psicoterapeutico. Grazie al supporto della mia psicologa, ho cominciato a fare amicizia con i miei pensieri, imparando a gestire le emozioni, specialmente quelle più dolorose. Poco alla volta, ho iniziato a riprendere in mano la mia vita e sempre più consapevolezza di quanto quel legame tra me e mio nonno si fosse semplicemente trasformato. Non era più con me fisicamente, ma non sarebbe potuto uscire neanche per sbaglio dai miei ricordi, quelli più intimi e profondi che ognuno di noi custodisce con tanta cura e premura».

A TU PER TU CON LA PSICOLOGA LUCIA VISAGGI

Quando i pensieri negativi prendono il sopravvento e cominciano a manifestarsi stati di ansia, se non situazioni ancora più complesse, la figura dello psicologo potrebbe essere di fondamentale importanza per il ripristino del nostro benessere psico-fisico uscendo, così, da stati emotivi allarmanti. Lo sa bene la dott.ssa Visaggi che, quotidianamente, si interfaccia con pazienti di ogni età: «Spesso, chi si reca in studio da me per la prima volta esordisce dicendo di aver sempre

 

pensato di potercela fare da sé. Queste parole credo che aiutino a comprendere cosa accada in chi avverte disagio o sofferenza emotiva: non si sente libero di rivolgersi a un professionista come fa quando avverte dolore nel corpo e ricorre al medico di famiglia o altro specialista. Questo accade perché, il più delle volte, l’idea di andare dallo psicologo rimanda alla convinzione di essere vulnerabili, incapaci, in qualche modo diversi dagli altri che appaiono fortemente abili nel vivere la propria vita e affrontare le difficoltà che si presentano. Pertanto, ancor prima di normalizzare il

fatto che si vada dallo psicologo, è importante normalizzare quello che sto avvertendo: se c’è stata una perdita nella mia vita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita della salute, del lavoro,

etc..), è NORMALE che avverta tristezza; se c’è qualcosa che mi spaventa, mi preoccupa, mette in discussione o minaccia gli scopi e gli obiettivi della mia vita, è NORMALE che avverta ansia o faccia esperienza di attacchi di panico. Se “normalizzo” quello che accade nel mio mondo interiore e non mi giudico io per primo “pazzo” o “difettoso”, ma un semplice essere umano che ha fatto esperienza di qualcosa che ha creato sofferenza, anche la mia idea dello psicoterapeuta e il percorso che posso fare con lui cambia. Un aspetto positivo che vorrei sottolineare è come, di

fronte all’intensificarsi del disagio emotivo nel periodo post-Covid, sia cresciuta notevolmente la richiesta di iniziare un percorso. Sono sempre di più i giovani adulti che ci contattano e sono sempre di più anche gli adolescenti che si rivolgono allo sportello psicologico presente in diverse

scuole e che poi avviano un percorso. CHIEDERE AIUTO, dunque, non è assolutamente motivo di VERGOGNA o DEBOLEZZA: chiedere aiuto vuol dire semplicemente imparare a saper conoscere e riconoscere nuovi aspetti di sé».

 

L’intervento della dott.ssa Visaggi ci fa comprendere quanto sia di primaria importanza non sottrarre valore al dolore personale: la sofferenza, infatti, ci permette di scavare dentro noi stessi e superare quei conflitti emotivi in maniera consapevole, senza il timore di essere giudicati dall’esterno. Perché, di fronte alla frenesia incontrollabile di una società che corre troppo, fermarsi anche solo per un attimo, ascoltare l’altro o essere ascoltati, è il vero privilegio. Fare ordine nella nostra mente, dunque, equivale a voler prendersi cura del nostro io interiore. E, così, anche l’esperienza più catastrofica e dolorosa può trasformarsi in una nuova opportunità di rinascita personale.

Miriam Galgano