“Chissà cosa stava sognando Carmela Angioletti di soli 14 anni la sera del 3 gennaio 1906 nella sua casa a strapiombo sul Vallone dei Greci che delimita il centro storico del comune di Genzano di Lucania. Era sola! I genitori erano fuori casa in visita da parenti. All’improvviso un boato scosse il Vico Metastasio e tre abitazioni scomparirono nel vuoto”. Furono in tutto 15 le persone che morirono in quello che subito dai genzanesi fu chiamato il “disastro” del Vallone dei Greci causato da una frana. La sedicesima vittima, Rocco Angioletti, fu evitata grazie all’intervento dell’Arma dei Carabinieri. Né allora né in seguito si sentì il bisogno di ricordare sul posto, attraverso una lapide, quella tragedia, e il ricordo fu nel tempo tramandato solo per via orale fino a quando nel 2004 il testo di Vincenzo Guglielmucci dal titolo leggendario, ricostruì l’intera vicenda. ʿIl “disastro”, un’energia negativa che si oppone improvvisamente colpendo gli individui e l’immaginario collettivo è in antitesi al termine “epifania” ossia l’energia positiva pronta a rivelare i fatti – commenta lo scrittore Gianrocco Guerrieroʼ. In quest’ottica, il 4 agosto 2025, una stele in Via S. Leonardo, allora Vico Metastasio, è stata eretta in memoria delle vittime innocenti. L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale e dalla popolazione attraverso il gruppo virtuale “Genzano Amarcord” gestito da Mimmo Grillo. Non ci può essere identità senza memoria.







“Oggi si apre una pagina sociale con il dovere istituzionale e la memoria civica che rievoca non il fatto dei singoli ma un momento collettivo a disposizione di tutti – afferma la sindaca, Viviana Cervellino. Il termine “collettivo” tiene insieme le comunità attraverso il ricordo, l’impegno e la conoscenza indispensabili per costruire il futuro”. “In un momento globale in cui il mondo non ha memoria dei disastri che ha fatto e che continua a fare – commentano la sindaca, il vice-sindaco, Cosimo Petracca e Don Francesco che ha benedetto la stele – bisogna far nascere un sentimento di pace nel presente nefasto”. La stele costituisce soltanto un tassello alla memoria locale in un progetto che prevede una serie di eventi che riguardano la rivalutazione del centro storico di Genzano di Lucania. Frattanto le varie amministrazioni che si sono succedute dal 2000 ad oggi, hanno provveduto ad un consolidamento del Vallone dei Greci fino al Monastero dell’Annunziata. “La memoria ha una capacità magica di rielaborare in continuazione – afferma Michele Marotta”. Ed è su questo filo lirico che s’innesta il ricordo del poeta Pasquale Albani, un giovane di 22 anni che perse la vita nel 1897 a causa della tubercolosi. In una delle sue liriche, dalle finestre della sua abitazione demolita in seguito al disastro, dà l’addio alle case sottostanti quasi a presagire l’evento funesto. Il testo di Guglielmucci ricostruisce la tragedia dalla frana alla costruzione del muraglione di consolidamento, attraverso fondi attinti alla legge Zanardelli, approvata in Parlamento nel 1904. Si interessò alla vicenda genzanese il Presidente della Deputazione Provinciale, Rocco Santoliquido, oriundo di Forenza. La poetessa, Anna Santoliquido, nipote del deputato ha estratto una lettera in cui un cittadino genzanese rimasto senza abitazione in seguito al crollo, aveva rivolto una richiesta d’aiuto allo zio. Un’opera certosina quella di Guglielmucci corredata di planimetrie, documenti ufficiali e fotografie che svela i cambiamenti della toponomastica precedentemente legata a figure religiose e successivamente agli eventi storici. E da oggi la memoria di Genzano si ricostruisce a partire da un evento storico degno di nota.
Angela Menchise

