E’ un pilastro fondamentale di quella cucina italiana di recente riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Non solo un condimento, un prodotto “comprimario”, ma un protagonista – ormai è chiaro – un vero e proprio alimento, per giunta dotato di conclamate proprietà nutraceutiche, elemento centrale riconosciuto di quella dieta mediterranea, tornata prepotentemente alla ribalta, dopo il riconoscimento dell’Unesco del 2010. Si tratta naturalmente dell’olio, l’olio extravergine di oliva, sempre più “re della tavola”, rappresenta nello stesso tempo una eccellenza agroalimentare, ed un prodotto di qualità, che fa la differenza, “ fa bene” e concorre a portare l’enogastronomia italiana ai vertici mondiali. Olio vuol dire agricoltura, nello specifico oltre seicento cultivar italiane (primato anche questo) e soprattutto coltivazione dell’olivo, pianta millenaria, che significa storia, cultura, tradizioni, oltre che natura, ambiente e paesaggio. Nella conduzione degli oliveti, nella raccolta delle olive, nella produzione dell’ “oro verde”, è racchiuso un mondo di cultura, di esperienza, di valori di rapporto strettissimo con la natura e con il territorio, che non potevano rimanere nascosti. Sia pure con un po’ di ritardo, il turismo se ne è accorto, e, come già avvenuto in anticipo con i vigneti e la produzione del vino, anche nel settore dell’olio c’è un interesse, sempre più marcato, dei turisti, nazionali e internazionali per tutto ciò che è collegato agli oliveti, alle olive, agli aspetti agricoli come alle storie aziendali e alle specificità territoriali. Lo ha certificato anche il primo Rapporto sul turismo dell’olio, del 2024 della prof. Roberta Garibaldi. Nel contesto di un turismo sempre più “esperienziale”, di un turismo lento ed alla ricerca di un contatto con la natura e con l’ambiente, sempre più italiani e stranieri partecipano a passeggiate tra gli olivi, degustazioni di prodotto nelle aziende, o anche nei frantoi, merende tra gli olivi, visite ai frantoi storici. Le esperienze sono tante, un po’ dovunque in Italia, con una offerta ormai già consolidata in diverse regioni a livelli qualitativi molto alti. Anche il legislatore se ne è accorto, con un primo decreto ministeriale che, nel gennaio del 2022, ha fissato i requisiti minimi per poter avviare un’attività di oleoturismo e poi con le norme delle varie Regioni, che hanno, almeno alcune, ulteriormente disciplinato il settore. Dal 2024 anche la Basilicata, con la delibera n.877 del 15 dicembre 2023 ha istituito l’elenco regionale degli operatori che svolgono attività oleoturistica, che ha dato ulteriore impulso al settore, e che conta 14 iscritti, ma altri sono in attesa. Anche l’offerta lucana si struttura e vanta già punte di eccellenza riconosciute e ricercate. Dal Materano al Vulture, ma anche nel Lagonegrese, l’autunno 2025 ha visto manifestazioni legate alla scoperta dell’olio un po’ dappertutto.






E una spinta poderosa, oltre che dalle organizzazioni dei produttori, viene da Città dell’olio, l’associazione nazionale, primo attore nazionale del settore, con una rete capillare di oltre 500 Comuni associati e oltre 30 in Basilicata, ultimo entrato Tricarico. Il Presidente nazionale Michele Sonnessa, lucano doc e il direttore Antonio Balanzano sono spesso in Basilicata e contribuiscono ad una crescita generale. Sensibilità e consapevolezza sono più diffuse, anche come “movimento” e “cultura” dell’olio, senza dimenticare i problemi persistenti del settore. Città dell’olio ha creato un portale nazionale sull’oleoturismo (turismodellolio.com). Un manuale, scritto qualche anno fa, con stile discorsivo e scorrevole, dalla giornalista esperta del settore Fabiola Pulieri e dal senatore Dario Stefano, delinea i “fondamentali” della materia e offre spunti preziosi a chi voglia cimentarsi. Vietato naturalmente improvvisarsi, e, oltre ai requisiti struttural una competenza specifica, da sviluppare attraverso una formazione mirata, resta fondamentale. Così come è fondamentale la rete, che è un po’ l’altra condizione di successo, l’integrazione tra gli operatori e il territorio E anche qui ci sono buone notizie. Il progetto “Olivie – le vie dell’olio”, coordinato dalla rivista L’Informatore Agrario vuole dare corpo ad una rete territoriale di oleoturismo ed ha creato una webapp per la fruizione del territorio, attraverso l’identificazione di 5 itinerari di turismo dell’olio: Lettere Oraziane per l’Alto Bradano, Porta della Lucania nel Melandro, Collina Materana, Terre della Majatica per il Medio Agri Basento e Terre di Lagaria tra il Metapontino e Parco del Pollino. Web app, visual branding: la nuova frontiera del turismo dell’olio passa anche per il digitale, e naturalmente per i social. Lo sa anche il sistema delle Camere di Commercio, che promuove il prodotto olio con “Olio capitale” da ben 18 edizioni annuali, con la Camera di Commercio Venezia Giulia Trieste Gorizia, e da alcuni anni promuove l’oleoturismo con il progetto Mirabilia, che coinvolge i territori delle Camere di Commercio con almeno un sito Unesco. Nel data base oliocapitale.it/oleoturismo il turista interessato trova la struttura preferita praticamente in tutta Italia. Anche qui esperienza diretta, racconto, scoperta si intrecciano con le potenzialità della tecnologia e del digitale. E il bello è che si può fare tutto l’anno. Il turismo dell’olio è ormai una realtà, e non resta che provare.
Franco Fucci
