La rigenerazione urbana non può essere intesa soltanto come riqualificazione degli spazi, degli edifici e delle infrastrutture. Rigenerare un territorio significa innanzitutto conoscerlo, comprenderne le caratteristiche, le fragilità e le dinamiche naturali, per programmare interventi realmente sostenibili, sicuri e capaci di guardare al futuro.
È questo il principio che, come Presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata, ho voluto richiamare oggi nel corso del seminario tecnico-formativo dedicato alla “Rigenerazione urbana – Manifestazione di interesse per la realizzazione di interventi rivolti alla valorizzazione ambientale e paesaggistica degli insediamenti urbani”, promosso dagli Ordini professionali.
Il confronto tra professionisti e istituzioni rappresenta, a mio avviso, uno degli elementi fondamentali per costruire una nuova idea di governo del territorio. La rigenerazione urbana richiede infatti un approccio realmente multidisciplinare: architetti, ingegneri, geologi, agronomi, geometri e tutte le altre competenze tecniche devono poter contribuire, ciascuno per il proprio ambito, alla costruzione delle migliori soluzioni.
È proprio partendo da questa considerazione che ritengo necessario porre all’attenzione delle istituzioni una questione che non riguarda soltanto la nostra categoria, ma la capacità stessa delle amministrazioni di affrontare in maniera adeguata le problematiche del territorio.
Nel concorso RIPAM manca il geologo
Il riferimento è al recente concorso pubblico su base territoriale per il reclutamento a tempo indeterminato di 882 unità di personale non dirigenziale con profilo di “Specialista tecnico”, destinato alle amministrazioni territoriali di diverse Regioni del Mezzogiorno, tra cui la Basilicata.
Il bando, pubblicato sul Portale inPA il 24 agosto 2026, individua per lo Specialista tecnico attività che riguardano il supporto e la progettazione tecnica, l’esecuzione di opere e interventi pubblici, la pianificazione territoriale e urbanistica, l’ambito ambientale e paesaggistico e la gestione del territorio.
Tra le materie oggetto delle prove sono inoltre previste, tra le altre, la normativa in materia di rischio idrogeologico e sismico, valutazione ambientale, lavori pubblici e gestione del territorio, pianificazione urbanistica e progettazione e manutenzione delle infrastrutture.
Eppure, proprio in un concorso che affronta queste tematiche, rileviamo la mancata inclusione tra i titoli di accesso delle classi di laurea LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche e L-34 – Scienze geologiche.
Ritengo che questa sia una questione che meriti una seria e attenta rivalutazione.
Non lo dico per una rivendicazione corporativa e nemmeno per chiedere l’esclusività di competenze che, in un sistema moderno, devono necessariamente essere condivise e integrate tra diverse professionalità.
Lo dico perché non possiamo parlare di pianificazione territoriale, dissesto idrogeologico, rischio sismico, prevenzione e gestione del territorio escludendo proprio la figura professionale che possiede una specifica formazione scientifica su questi temi.
La formazione del geologo è direttamente collegata alla pianificazione
La classe di laurea magistrale LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche non è una formazione generica.
Gli obiettivi formativi qualificanti della classe comprendono espressamente competenze relative alla valutazione, alla gestione e alla progettazione degli aspetti geologici finalizzati alla mitigazione dei rischi. Tra gli ambiti formativi rientrano la zonazione e la microzonazione della pericolosità sismica, la pericolosità idrogeologica e da frana, le problematiche ambientali, la caratterizzazione del sottosuolo attraverso indagini geognostiche e geofisiche e la programmazione e progettazione di interventi di carattere geologico.
Parliamo, quindi, di competenze che presentano una stretta e diretta corrispondenza le materie indicate nello stesso bando per il profilo di Specialista tecnico.
È difficile comprendere come possano essere richieste conoscenze in materia di rischio idrogeologico, rischio sismico, valutazione ambientale e gestione del territorio e, nello stesso tempo, non prevedere tra i titoli di accesso una classe di laurea il cui percorso formativo è specificamente orientato proprio alla conoscenza geologica del territorio e alla mitigazione dei rischi.
Per questo riteniamo necessario riesaminare i requisiti di accesso previsti dal bando, valutando l’inclusione delle classi LM-74 e L-34 e l’eventuale conseguente rettifica della procedura.
La questione della mancata inclusione delle classi di laurea geologiche è stata già portata all’attenzione a livello nazionale, attraverso una specifica istanza di riesame dei requisiti di accesso previsti dal bando, con la richiesta di valutare l’inserimento delle classi LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche e L-34 – Scienze geologiche e l’eventuale rettifica della procedura concorsuale.
È un passaggio importante, perché dimostra che non stiamo ponendo oggi una questione improvvisata o legata esclusivamente al nostro territorio. Ma proprio perché la richiesta è già stata posta a livello nazionale, credo sia altrettanto importante che la politica e le istituzioni della Basilicata facciano sentire la propria voce.
La Basilicata è un territorio fragile. La nostra regione presenta caratteristiche geologiche, geomorfologiche e sismiche che impongono particolare attenzione nella gestione e nella pianificazione del territorio.
La Basilicata conosce direttamente le conseguenze del dissesto idrogeologico, della fragilità dei versanti, della pericolosità sismica e delle criticità legate alla gestione del territorio.
Per questo, come Presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata, rivolgo un appello alla politica regionale e ai rappresentanti istituzionali lucani, affinché si facciano parte attiva nel rappresentare a livello nazionale questa esigenza.
Non chiediamo un trattamento privilegiato per la nostra categoria. Chiediamo che venga riconosciuta una competenza tecnica necessaria per amministrare e programmare il futuro del territorio.
La Basilicata ha bisogno di geologi nelle proprie strutture tecniche, così come ha bisogno di ingegneri, architetti, agronomi, geometri e di tutte le altre professionalità indispensabili alla costruzione di una pubblica amministrazione moderna ed efficiente.
La nostra richiesta nasce anche dall’esperienza concreta maturata in questi anni. Come Ordine dei Geologi della Basilicata abbiamo cercato, fin dall’inizio del nostro mandato, di costruire un rapporto sempre più stretto con le istituzioni e con gli altri Ordini professionali, nella convinzione che solo attraverso il confronto tra competenze diverse sia possibile affrontare la complessità del territorio.


In questa direzione si colloca il progetto “118 Frane”, che vede la presenza di geologi in 11 comuni della Basilicata, con un’attività di presidio e monitoraggio del territorio e di supporto alle amministrazioni anche in occasione delle allerte meteorologiche.
Si tratta di un’esperienza che dimostra concretamente quanto sia importante disporre di competenze geologiche a supporto degli enti locali, soprattutto laddove gli organici comunali non dispongano di una specifica professionalità.
Abbiamo inoltre attivato la prosecuzione degli studi di microzonazione sismica, con approfondimenti di secondo e terzo livello, quale strumento fondamentale di conoscenza, prevenzione e supporto alla pianificazione territoriale.
Sono attività che riguardano direttamente la sicurezza delle nostre comunità e che dimostrano come la conoscenza geologica debba essere parte integrante delle politiche territoriali.
Prima di rigenerare bisogna conoscere
È questo, in fondo, il messaggio che vorrei lasciare nel contesto di un seminario dedicato alla rigenerazione urbana.
Prima di trasformare un territorio bisogna conoscerlo.
Prima di progettare un’opera bisogna conoscere il terreno sul quale verrà realizzata.
Prima di pianificare un nuovo insediamento bisogna conoscere le condizioni di pericolosità e vulnerabilità.
Prima di rigenerare un’area bisogna comprenderne le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche e ambientali.
E questa conoscenza deve poter essere presente anche all’interno della pubblica amministrazione.
Per questo considero la questione del concorso RIPAM particolarmente importante. Non si tratta soltanto di consentire a giovani laureati in Scienze geologiche di partecipare a una procedura concorsuale. Si tratta di dare alle amministrazioni la possibilità di disporre delle competenze necessarie per assumere decisioni corrette sulla sicurezza, sulla prevenzione e sulla trasformazione del territorio.
Rivolgo quindi un appello alla politica regionale, ai rappresentanti parlamentari lucani, agli amministratori e alle istituzioni del territorio: intervenite affinché questa lacuna venga colmata. Chiediamo che la Basilicata faccia sentire la propria voce nei confronti delle istituzioni nazionali, sostenendo la necessità di riconoscere, nei percorsi di reclutamento delle amministrazioni territoriali, il contributo specifico della professionalità geologica.
È una questione che riguarda anche i giovani laureati in Scienze geologiche, ai quali non dovrebbe essere preclusa la possibilità di mettere le proprie conoscenze al servizio della pubblica amministrazione, così come riguarda quei professionisti che, dopo aver maturato esperienza nella libera professione, intendano trasferire il proprio patrimonio di competenze all’interno delle istituzioni.
Non chiediamo esclusività. Chiediamo inclusione, competenza e multidisciplinarità.
Perché la rigenerazione urbana non può prescindere dalla sicurezza del territorio, così come la sicurezza del territorio non può prescindere dalla sua conoscenza geologica.
La vera rigenerazione urbana è quella che rende le nostre città più sicure, più resilienti, più sostenibili e più consapevoli del territorio sul quale sono costruite.
E in questo percorso il geologo non può essere escluso.
La Basilicata è un territorio fragile. Proprio per questo ha bisogno di tutte le competenze necessarie per conoscerlo, proteggerlo e governarlo.

