STRADE PERDUTE

STRADE PERDUTE

Art by Michele Barbaro

Anno 1997
Di David Lynch
Scritto da David Lynch, Barry Gifford
Musiche Trent Reznor, Angelo Badalamenti,
Barry Adamson, David Bowie,
Rammstein, This Mortal Coil,
Lou Reed, Marilyn Manson
Montaggio Mary Sweeney
Fotografia Peter Deming
Cast Bill Pullman, Patricia Arquette,
Balthazar Getty, Robert Loggia,
Robert Blake, Michael Massee,
Natasha Gregson Wagner,
Gary Busey, Lucy Butler,
Jack Nance, Richard Pryor,
Marilyn Manson, Jeordie White,
Giovanni Ribisi, Dru Berrymore,
Henry Rollins, Jack Kehler
Produzione Mary Sweeney, Deepak Nayar,
Tom Sternberg
Durata 137′
Titolo Originale LOST HIGHWAY

“Song To The Siren” 3:29
This Mortal Coil
It’ll End In Tears (1984)

STRADE PERDUTE

“Momenti di un’infinita, bellissima tristezza… fuggo il presente, per nessun futuro.”

IAN Ain’t

Una strada percorsa a tutta velocità, notte fonda, un inseguimento. Il sassofonista “Fred Madison” scappa… il meccanico “Pete Dayton” si perde. “Il mio film è composto della materia di cui sono fatti gli incubi. Io ho paura di molte cose, soprattutto delle bocche e dei denti degli uomini…”. L’arte e il sogno cullano la visione, l’aria prende fuoco, David Lynch riemerge dal buio. Era il 1992, era “Fuoco Cammina Con Me!” quando ci aveva lasciati con un pianto ed un angelo, ora ritorna con visi che escono dal nero dello schermo e non riconoscono la loro immagine nello specchio, identità perdute, in una spettrale Los Angeles, la sua città. La storia, un noir moderno, surreale, un anello di Moebius che si avvolge su se stesso. Lynch scrive con Barry Gifford una sceneggiatura che scardina il fondamento di ogni narrazione, l’identità del protagonista, e respinge la legge di struttura accademica del cinema; è il “suo” punto di vista che conta, il “suo” occhio, il “suo” mondo, la “sua” regola… come fosse il Max Stirner (1806-1856) del presente e del futuro, se ne frega di tutte le regole e mostra quello che il cinema (troppo educato) ha paura di mostrare. Mary Sweeney cura un montaggio difficilissimo, che parte dai tempi del serial “Twin Peaks” e sorprende per alcune sequenze velocissime. Peter Deming squarcia lo schermo con una fotografia mostruosa, con omaggi inquietanti ai quadri di Harmenszoon Van Rijn Rembrandt (1606-1669), tagli di luce, dissolvenze in nero, allucinazioni, Deming/Rembrandt crea una psicosi maniacale, i personaggi fuggono la cinepresa, cercano il fuori fuoco. Le inquadrature sono dipinti dai colori in rilievo, venuti fuori da pareti completamente nulle, dall’oblio. Il film inizia il film finisce con una macchina che corre lungo una strada buia, rischiarata dalla limitata luce degli abbaglianti e dalle strisce gialle di separazione della carreggiata sull’asfalto, una sequenza da vertigine accompagnata dal brano di David Bowie “I’m Deranged” (“sono uno squilibrato, fuori controllo”) dall’album “1. Outside” (1995). Il Lynch dj con questa prima canzone ci proietta nell’atmosfera malata dell’opera e inizia ad arricchirne la sua estetica dell’orrore. La colonna sonora è curata e prodotta da Mr. Trent Reznor. Le musiche originali oltre che dal leader dei Nine Inch Nails, sono composte da Angelo Badalamenti e Barry Adamson che si trastulla con melodie jazz di altissima classe. Tra i pezzi non originali due canzoni dei tedeschi Rammstein (uno dei gruppi preferiti dal visionario regista), “Heirate Mich” e “Rammstein” dal primo album “Herzeleid” (1995). Citazione d’obbligo anche per “This Magic Moment”, bellissima cover dei Drifters marcata Lou Reed, “I Put A Spell On You” altra cover di Screamin’ Jay Hawkins suonata da Marilyn Manson (che compare anche in un cameo durante la proiezione di un film porno) e la meravigliosa “Song To The Siren” di Tim Buckley resa sublime ed eterea dai “This Mortal Coil”, supergruppo dark della famosa etichetta indipendente britannica 4AD. Composto appositamente per il film dai Nine Inch Nails il brano “The Perfect Drug”. Il cast è perfetto, di nicchia, da perversi (ci sono anche Gary Busey e l’attrice hard Dru Berrymore). Bill Pullman (notevole e misurato in un ruolo difficilissimo) è il musicista jazz “Fred Madison” attorno a cui ruota la vicenda e Balthazar Getty è il meccanico “Pete Dayton” – l’deale Io di “Fred” – che lo “sostituisce”. La formosa (e generosa) Patricia Arquette recita nei panni sia della bruna “Renee” che della bionda “Alice” in un ruolo che rende omaggio al film “La Donna Che Visse Due Volte” (1958) di Alfred Hitchcock. Il boss “Mr. Eddy”/“Dick Laurent” è interpretato dallo spietato e sornione Robert Loggia, protagonista di un passaggio pulp e bizzarro di cattiva educazione stradale, che si ispira ad un fatto vero accaduto a Lynch mentre era al volante col suo amico nano Michael J. Anderson sulla Mulholland: le cose, nella realtà, sono andate diversamente… o no? “Avrei voluto veder accadere cose nella mia vita. Sapevo che niente era come sembrava, ma non riuscivo a trovarne una prova”. Robert Blake (“Mystery Man”) è un enigma, una presenza minacciosa, è la coscienza o la realtà dei fatti. L’uomo del mistero registra gli eventi – con una telecamera – che “Fred Madison” ha rimosso dal suo inconscio, “Fred” è ad un party, “Fred” è invitato a telefonare a casa propria con la promessa che sarà lo stesso “Mystery Man”, davanti a lui in quel momento a rispondergli al telefono. “Fred” chiama, l’oscuro uomo senza nome risponde e ride. Ultima apparizione di Richard Pryor nei panni di “Arnie” e ultimo personaggio, purtroppo, per Jack Nance (“Phil”) morto pochi giorni dopo le riprese del film in circostanze misteriose. L’appartamento del protagonista è stato progettato ed arredato (anche i mobili in legno ha costruito!) da David Lynch sul modello della sua casa di Los Angeles. “Lost Highway” racconta un incubo… rappresenta una vasta simbologia psicanalitica – le immagini di fine millennio sono incentrate sulla pornografia – riesce a rappresentare un desiderio in atto di compiersi: “Dick Laurent è morto”. Nel cinema non ha precedenti. La storia di una vendetta scaturita da un tradimento, vissuta dalla distorta percezione del protagonista: l’uxoricida “Fred”, lo schizofrenico “Fred”, il geloso “Fred”, l’affetto da personalità multiple “Fred”. La speranza in un altro sogno, vissuto solo nella mente di un uomo annega nei reconditi spazi nascosti dell’inconscio umano… sesso, pazzia, amnesia. “Un viaggio malato all’interno di un’esperienza terrificante”. Lynch parla a bambini che hanno paura di immagini, suoni o persone senza un particolare motivo, disturba l’impercettibile; il nome di un hotel dove il protagonista si perde e si ritrova, “Lost Highway”, è lì che “Fred” vede tutta la realtà invisibile nella sua vita vera, avvolta da paradossi spazio-temporali, “Fred”, incapace di tenere il controllo della propria vita (ma chi lo è). Film di una bellezza indescrivibile, l’oscurità, che tanto nasconde troppo fa immaginare, le tende rosse, le inquadrature geniali, la regia sbalorditiva. L’idea delle videocassette “minacciose” anticipa pellicole più blasonate come “The Ring” (1998) di Hideo Nakata e “Niente Da Nascondere” (2005) di Michael Haneke. “Strade Perdute”, cosa abbiamo visto… dopo averlo visto? La prima parte è la realtà di “Fred” che evade subconsciamente, condannato a morte per l’omicidio della moglie che lo tradiva. “Fred” alla fine del film, mentre sta fuggendo in macchina ha una crisi, delle scosse, convulsioni, il volto si deforma, è il momento in cui viene giustiziato sulla sedia elettrica. NO. Dimenticate quello che avete letto. Non significa nulla tutto quello che ho scritto finora. Cancellatelo. E di chi diavolo è il cane che abbaia?… non esiste un solo punto di vista. Non esiste con David Lynch, esiste un oblio ostentato, dichiarato, orgoglioso, esiste una delle più sconvolgenti esperienze della storia del cinema. Senza fine. La materia di cui sono fatti gli incubi… i’m deranged!

“Io stesso sono la mia causa, e non sono né buono né cattivo. L’una e l’altra cosa non hanno per me senso alcuno.”

Max Stirner (1806-1856)

Jack Nance

Jack nasce a Boston il 21 dicembre 1943. Da giovane inizia a recitare a teatro, diversi anni a teatro, in rappresentazioni d’avanguardia. Poi conosce David Lynch ed è amore a prima vista. Viene ingaggiato per il ruolo del protagonista di “Eraserhead – La Mente Che Cancella” (1977), film di culto, film leggendario nei circuiti underground. In questo periodo Jack è sposato con l’attrice Catherine E. Coulson (futura “Signora Ceppo” in “Twin Peaks”), ma il loro matrimonio finisce presto. Passano gli anni, passano i film, sposa l’attrice porno Kelly Jean Van Dyke nel maggio del 1991. Il 17 novembre dello stesso anno Kelly Jean si toglie la vita. Jack ha continuato a lavorare nel cinema e con Lynch fino al giorno della sua morte, avvenuta a Pasadena il 30 dicembre 1996. Fu trovato senza vita nel suo appartamento, aveva riportato delle ferite interne alla testa, probabilmente a causa di una rissa avvenuta un paio di giorni prima. La parola a David Linch: “Conoscevo Jack da 25 anni. Siamo stati presentati da un regista teatrale di San Francisco con cui Jack aveva lavorato. Mi era stato consigliato di prendere Jack per “Eraserhead” ed il nostro primo incontro si è svolto all’American Film Istitute, nel 1971. E’ stato interessante, malgrado queste circostanze banalmente professionali, noi ci siamo immediatamente intesi, è stato un flash. L’ho arruolato immediatamente, è stata la prima recluta di “Eraserhead” e credo il solo in grado di poter interpretare quel ruolo. Credo di aver avuto fortuna nell’incontrarlo e nel conoscerlo, era uno dei miei migliori amici e stento tuttora a credere che sia morto. Credo alla forza del Destino nel nostro incontro, noi eravamo fatti per lavorare insieme. Jack aveva tutto ciò che io cerco in un attore, senza parlare delle sue qualità umane. Era una persona che pensava e sentiva le cose in maniera profonda. Era appassionante osservare il suo viso, anche quando era in silenzio e vi fissava: si poteva indovinare tutto ciò che passava per la sua testa. Tenevo alla presenza di jack in ogni mio film – il solo dove non appare è “The Elephant Man”. E poi in “Fire Walk With Me” la sua scena è stata tagliata al montaggio. In “Lost Highway”, Jack è presente in una sola scena (il collega meccanico che ama il free-jazz alla radio) ma è memorabile. La sua performance che preferisco è in “Wild At Heart”: ancora un piccolo ruolo, ma straordinario. Contavo di trovare una storia dove Jack avrebbe avuto nuovamente un ruolo importante. Jack ha girato numerosi film anche con altri registi. Amava lavorare, ma non era particolarmente motivato dal punto di vista delle relazioni, non amava la mondanità. Se ne fregava del denaro, se ne fregava della gloria, se ne fregava più o meno di tutto, tranne che del lavoro. La gente non si rendeva conto che un attore formidabile era a casa sua, in pantofole e pigiama, in costante attesa della telefonata che non arrivava. Quelli che si sono presi la briga di cercarlo non se ne sono pentiti; quelli che avrebbero voluto farlo e non l’hanno fatto, beh, troppo tardi per loro. Jack ha partecipato a “Whore” di Ken Russell, “Barfly” di Barbet Schroeder, “Hammett” di Wim Wenders… ultimamente ci si vedeva meno sovente. E’ orribile, ora che se n’è andato, mi sarebbe piaciuto bere un caffè con lui tutti i giorni. Era sempre un piacere stare con lui: Jack era il migliore che conoscessi nel raccontare barzellette. Aveva un modo inimitabile di raccontarle ed erano sempre barzellette contorte, strane, incredibili… solo che con lui, ci si credeva. Non sono neanche certo che egli abbia potuto vedere “Lost Highway”. Ha avuto un grave incidente automobilistico proprio al termine delle riprese: ne è uscito con diverse fratture e non usciva più di casa, poiché convalescente. Ci sentivamo spesso per telefono, ma non l’ho visto che una sola volta, in questo periodo: due mesi prima della sua morte abbiamo organizzato una piccola riunione “Eraserhead”. Mi sembrava in buona forma, abbiamo riso e scherzato – è stata l’ultima volta che l’ho visto.”

David Lynch (1946)

FILMOGRAFIA SELEZIONATA

Eraserhead – La Mente Che Cancella (1977) David Lynch
Hammett: Indagine A Chinatown (1982) Wim Wenders
Dune (1984) David Lynch
Velluto Blu (1986) David Lynch
Barfly (1987) Barbet Schroeder
Colors – Colori Di Guerra (1988) Dennis Hopper
Cuore Selvaggio (1990) David Lynch
The Hot Spot – Il Posto Caldo (1990) Dennis Hopper
I Segreti Di Twin Peaks (1990-1991) David Lynch, Mark Frost
Whore – Puttana (1991) Ken Russell
Strade Perdute (1997) David Lynch

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27 comments to “STRADE PERDUTE”
  1. “Dick Laurent è morto” …mio miglior film di LYnch da sempre.
    Solo che colonna sonora..Trent Reznor, Angelo Badalamenti, Barry Adamson, David Bowie, Rammstein, This Mortal Coil, Lou Reed, Marilyn Manson..TOP

  2. Pur non amando il genere sei riuscito ad incuriosirmi molto al film,se non altro per la colonna sonora.. 😉 grande Valerio!

  3. Valerio e “che te lo dico a fare”
    altra recensione molto molto bella, come anche il quadro di barbaro
    questo film mi ha lasciato con una confusione in testa, ma con la consapevolezza di aver visto un capolavoro, che i miei occhi non hanno compreso sino in fondo! Invece i tuoi occhi molto meno convenzionali sono andati a cogliere tutto quello che c’era da cogliere e tutto quello che non c’era da cogliere…!

    Ancora complimenti Valerio…

    • grazie Fratello Sarli… ma non penso che tu non abbia compreso… in realtà il tuo inconscio l’ha fatto. Ma tu che sei notoriamente scollegato col mondo non l’hai ancora recepito!! )))

  4. In questa storia di doppelganger psichici, Lynch e Monacò condividono un metodo di aberrazione: raccontare una metafora con la voce distorta del proprio doppio. Pressando con il dolore un ego troppo rigido per far coesistere un es e un super-io antitetici il protagonista è costretto ad accettare un controsenso morale, generando uno sdoppiamento di narrazione autobiografica oscura e delirante.

    O forse è la realtà ad aver deragliato percorrendo le corsie in entrambe le direzioni nello stesso tempo, verso l’oblio. Il sospetto che ci corrode è che non ci sia risposta: neanche Lynch lo sa. Emissario di una dinamica archetipica incomprensibile, che ci sovrasta e ci devasta nella sua ineluttabilità. E ci sorride con il volto vuoto della morte. Tanto che viene da chiedersi cosa abbiamo vissuto… dopo aver vissuto?

  5. “Lynch scrive con Barry Gifford una sceneggiatura che scardina il fondamento di ogni narrazione, l’identità del protagonista, e respinge la legge di struttura accademica del cinema…”

    Scrivendo questo hai perfettamente centrato il senso della pellicola, (…e considerato il regista non è facile), poi ci parli dell’atmosfera che si respira nel film e di tutti i richiami all’arte in esso presenti che lo rendono, come gli altri lavori di Lynch, un prodotto di alto profilo non perfettamente comprensibile a chi lo guarda come guarderebbe un “normale” film. Anche con questa recensione consegni le giuste chiavi di lettura a chi si avvicina al “Nostro”, e a chi lo conosce già dai altro materiale su cui riflettere e sui cui basare le future visioni del film.

    “Dimenticate quello che avete letto. Non significa nulla tutto quello che ho scritto finora. Cancellatelo. E di chi diavolo è il cane che abbaia?… non esiste un solo punto di vista. Non esiste con David Lynch, esiste un oblio ostentato, dichiarato, orgoglioso, esiste una delle più sconvolgenti esperienze della storia del cinema. Senza fine. La materia di cui sono fatti gli incubi… i’m deranged!”

    Quanto poi alla chiosa finale tutti i commenti sono superflui, solo leggere e assaporare!!!

    Quanto poi a Jack Nance dice tutto Lynch, non mi permetterei mai di aggiungere altro!!!

    • Long John, con te i ringraziamenti stanno finendo, tra un po ti chiederò la mano, anche se non sei culo! )))

  6. Una colonna sonora che da sola racconta alla perfezione il film. Allucinazioni, delirio, tenebre, tensioni per tutto il film. Il film sconnesso dalla realtà mi ha immerso nelle emozioni del marito, in cui la gelosia ha risvegliato il più antico istinto umano, l’omicidio. Film geniale a mio parere. Alla prossima recensione Monacò.

  7. Recensire un film del genere è una impresa ardua data la sua struttura estremamente complessa, impresa che richiede molto lavoro e coraggio se il risultato atteso è quello di trasmettere quel senso di smarrimento psicologico che lo stesso regista ci “impone” violentemente.

    Secondo il mio parere, Strade Perdute rappresenta a pieno lo stile del regista, una storia senza il lieto Fine!

    Con il tempo, guardando i suoi film, ho imparato che Lynch o lo si ama o lo si odia, rompe ogni schema portandoci in una dimensione che ha una logica diversa da quella che possiamo osservare nel mondo reale, rimescola i punti fermi della nostra mente facendoci immergere in quel labirinto del quale ogni spiegazione razionale può essere giusta o sbagliata, è la “dimensione dell’ incubo” e se qualcuno non riesce ad accettarlo bhè allora è meglio che guardi qualche altro film.

    Tornando all’articolo, hai ripercorso perfettamente il Nastro di Möbius, mettendo in risalto in maniera efficace quegli interrogativi che per quanto sia dura da accettare, non avranno mai una risposta, ricreando quello stesso senso di perversione psicologica che si prova ripercorrendo le “strade perdute”, impresa riuscitissima direi! Complimenti!

  8. Ti auguro di passare dei bei momenti per la fine di questo 2011,ma spero che anche col 2012 ci delizierai con le tue critiche e ti auguro di ottenere tanti altri successi. sei un grande,grazie

  9. grande!!!! finalmente hai recensito uno dei miei film preferiti ed e’ anche uno dei pochi film dove non ho quasi capito niente anche perche’ non c’era da capire niente…..UN INCUBO….gia apprezzavo fino alla follia questo mostro di film(poi la scena iniziale mi fa venire in mente una miriade di metafore), poi leggendo tutti i particolari, dalla fotografia, montaggio etc, cose di cui non sono mai stato un esperto, cogli di piu l’arte che sta dietro il film….tutte le maestranze che si celano dietro un incubo visivo…..STRADE PERDUTE….LOST HIGHWAY….il titoloè tutto un programma….Straordinario….Thanks

    • secondo me ti é piaciuto proprio perché non hai capito un tubo, cervellotico malato che non sei altro!!! )))

  10. Non importa se alle volte(le prime) si perde la trama per strada, ancora una volta Lynch fa suo il cinema concetto-immagine, attraverso le ombre, la suspense,l’incubo, le musiche cucite addosso ad ogni singola scena,.. crea il suo ennesimo capolavoro.
    Tra tutti il mio preferito–e poi il finale che lascia la mente dello spettatore inerme, immobile il corpo ruota nel deserto !
    E un plauso tutto per te,Valerio!

    • ma grazie Simona… sai, molte persone che ho conosciuto e che amano Lynch considerano Strade Perdute il suo miglior film. Anche il disegno che ha realizzato “Il vecchietto” ha ricevuto una marea di complimenti… Per me forse non é il miglior film di David ma essere spiazzato é molto piacevole!

  11. Film diverse volte.
    Analisi come sempre da applausi.

    Un gran film, di sicuro non il migliore di Lynch.

  12. Degna recensione del film, che non ho visto.
    Ma leggendo la recensione e avendo più o meno in mente chi è Lynch, non mi sono fatto un’idea del film.
    Quindi la domanda è cosa non ho visto?
    Good job Monacò

  13. Che meraviglia la scheda su Nance! Il resto mi sembra leggermente corto… L’unica attenuante è che ormai hai raggiunto uno stabile equilibrio qualitativo tra citazioni, opinioni personalissime e competentissima elencazione dei contributi tecnici, sembra offensivo ma tutte le tue recensioni si assomigliano, nel senso che il tuo standard e il tuo metodo di scrittura si sono allineati, a un livello più che culturale direi emotivo, immergendo il lettore in un’esperienza piuttosto che in un arido articolo giornalistico. L’effetto che si ottiene con ciò è che ci si dimentica quale sia il film in questione infatti più che leggere il tuo commento a “Strade Perdute” mi sono, molto più semplicemente, perso in una salutare e graditissima immersione nel mondo lynchiano. I soliti complimenti a te e, in maniera maggiore, a Michele.

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