“Le manifestazioni gemelle”: la mostra per celebrare il bicentenario della nascita di Bahá’u’lláh

Quello che si respira entrando nello spazio della galleria Idearte di Potenza di Grazia Lo Re è, dapprima, un forte senso d’accoglienza. Un’accoglienza che si tramuta, a seconda dei colori dei quadri che illuminano le pareti, in giovialità, appartenenza e stupore.
La collettiva d’arte “Le Manifestazioni Gemelle”, inaugurata sabato 11 novembre, con la quale si è celebrato il Bicentenario della Nascita di Bahá’u’lláh (1817-2017) è composta da dipinti di Maria Ditaranto, di fotografie di Karmil Cardone e di un’opera multipla, ritoccata a mano, di Bruno Ceccobelli.
Prendendo in prestito le parole di Rino Cardone, si può affermare che “il tema conduttore di questa esposizione sono le Manifestazioni divine, intese come le ‘Sorgenti Mattutine’ dell’ispirazione celestiale e come i ‘Depositari della Fede’ in Dio”.
Tre artisti diversi, tre prospettive e visioni differenti.
La cornice dell’opera di Bruno Ceccobelli è singolare: una “Parola Celata” di Bahá’u’lláh che avvolge ed accoglie il viso umano rappresentato. L’opera appartiene al ciclo “Ikonen un pietas” che l’artista espose a Francoforte, nell’ottobre/novembre del 1990, e a Vienna, nel marzo del 1991.
Karmil Cardone, nel suo trittico, mostra una piena padronanza della fotografia digitale. Vengono rappresentate le forme fisiche dell’uomo e della donna in un tripudio di scatti luminosi volti ad illustrare i “modelli universali dell’intelligenza e dello spirito che furono presenti nella Mente di Dio sin dall’atto di Creazione della Terra. In quest’opera sono, altresì, presenti gli ‘archetipi dominanti’ delle virtù umane; frutto dell’esercizio del cuore, della coscienza e dell’anima”.
Maria Ditaranto tratta il tema della mostra in maniera eccelsa. I colori caldi sfiorano quelli freddi in un vortice di sensazioni uniche. Tocchi carezzevoli, esplosivi, vorticosi, suadenti, in cammino attraverso i centimetri delle tavole in legno, delle tele e sul rotolo di tela di lino de “La Rosa di Quddús”.
“In principio era il Verbo” presenta elementi della Creazione che guizzano in ogni parte del quadro grazie ad un studio accurato dell’artista sulla fede in Bahá’u’lláh. L’equilibrio armonico del quadro risiede nel peso identico che viene dato alla fede e alla scienza. Osservando attentamente il quadro esposto è possibile scorgere un piccolo disegno geometrico, un elemento appena visibile. In questo caso, un riferimento ad una lumaca e alle proporzioni auree che sottolineano il connubio tra fede e scienza.
“Untaggable” ha un fascino estremo: la perfetta rotazione di un viso che ne cela quattro diversi. L’osservatore percepisce il movimento da un soffio invisibile che scuote i capelli del primo volto e si rifugia negli sguardi degli altri. Un quadro privo di etichettature. La necessità dell’artista è quella di raccontare la profonda tolleranza che nutre la Fede Bahá’í in tutte le etnie ed i generi.
“La particella di Dio” è un quadro dedicato alla bellezza della Nascita in generale. I fasci di luce gialla illuminano il quadro e riscaldano la tonalità grigia del bambino rappresentato:
piccole stelle cadenti che catturano lo spettacolo della vita umana. Un germoglio di rosa nasce delicatamente alla base del quadro: uno dei simboli Bahá’í molto forti.

“La Rosa di Quddús” racconta una storia coraggiosa. La poetessa islamica rappresentata è simbolo di purezza, delicatezza. In un atto di protesta, si toglie il velo: un gesto forte che l’ha portata alla morte. L’artista rappresenta il velo della donna servendosi di un rotolo di tela di lino che diventa il suo sudario. La rosa in basso a sinistra viene tranciata nella sua bellezza ed indica il martirio: un’esplosione rossastra che non lascia indifferenti.
“L’Usignolo del Paradiso” ha tratti di fusaggine, biacca, vernice, bitume e carboncino: colature di colore luminose. Il simbolo antichissimo del “fiore della vita” si incastona perfettamente ai muscoli umani del disegno e si allarga all’infinito.
“Le Manifestazioni Gemelle” rappresenta la mostra. I Bahá’í celebrano la nascita di due figure importantissime della loro fede: due manifestazioni di Dio. Sono presenti i segni del martirio perché queste due figure sono state perseguitate e i segni di Dio con il triangolo dello Spirito Santo e la colomba.
“Il Trono del Pavone” presenta colori magnifici. Il pavone è simbolo della Persia, della bellezza maestosa con la sua coda meravigliosa e tramite tra Dio e l’uomo. La figura nel quadro rappresenta l’umanità.
“Il Regno dei Nomi” è un polittico. Ci sono i simboli di alcune religioni nel mondo: cristiana, buddhista, bahá’í, islamica, e di Zarathustra. I volti sono gli stessi: le religioni sono diverse ma fanno capo allo stesso Dio.
Gli “Angeli di neve e di fuoco” raccontano la preghiera della fede bahá’í riguardo la sofferenza dell’uomo che aspira a Dio attraverso le tribolazioni umane.
Infine, “Il Sadratu’l-Muntahá” è una preghiera su una fiammella che nasce all’interno di una cavità vicino alle Manifestazioni Gemelle e all’Albero della Vita che viene menzionato spesso nella religione bahá’í.
La firma chiave dell’artista vola da un quadro all’altro: piccole falene e piccole farfalle che si posano negli angoli liberi dei quadri e osservano la spiritualità da vicino.
È possibile visitare la mostra fino al 23 novembre presso la Galleria Idearte di Grazia Lo Re in via Londra 75 a Potenza.

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Debora Colangelo

Debora Colangelo

Laureatasi in Lingue e Letterature Moderne Europee ed Americane, nutre uno spiccato interesse per la letteratura italiana, francese, inglese, americana. La lettura, la traduzione e il disegno sono le sue grandi passioni.