Festival Della Terra e Dell’ Acqua, intervista a Giorgio Canali

Stasera per la seconda data del festival della terra e dell’acqua, a Tito, Giorgio Canali & Rossofuoco presentano il nuovo album “Rojo”. Abbiamo incontrato il frontman del gruppo, anima del rock e del punk italiano degli anni ’90.

-Tu sei fra i fondatori del Consorzio Suonatori Indipendenti, credi che valgano ancora le regole di mercato di allora, di conseguenza credi nell’autoproduzione e nella musica indipendente?

– Beh, non è una questione di valori degli anni ’90 o di valori di adesso, la musica o è indipendente o fa cagare. Se vuoi ti arrangi con i tuoi mezzi e poi (in qualche caso un po’ fortunato) sfrutti le risorse delle majors, ma la musica deve stare in piedi da sola, per la passione di chi la fa e di chi la ascolta. “Indipendente” è un valore costante, c’erano gruppi indipendenti negli anni ’50, ma quella era un’altra cosa, il jazz era così quindi non è una novità del rock essere indipendenti, poi è chiaro che un certo tipo di rock di merda si è impadronito del termine “Indie” facendo piangere un po’ di gente, lamentandosi , con di fronte una platea fatta di studenti con gli occhiali grossi e le magliette a righe. Per molti magari “Indie” è questo, per me significa invece fare la musica che voglio senza curarmi di nessuno, se non della gente che so che è li e sta aspettando di ricevere un messaggio o anche solo due note di merda, però senza correre dietro alle regole di mercato, ai gusti delle masse o delle piccole minoranze che a volte infestano il mondo delle fanzine in Italia.

– Storicamente sei fra i talent scout più intuitivi del rock italiano, quale tua “scoperta” ti appassiona di più oggi?

– Elvis, quando ho scoperto Elvis. Perché Elvis è vivo tra l’altro.

– Al concerto del 30 Luglio a Rionero in Vulture un fan ti ha urlato “Produci, consuma, crepa!” (noto verso dei CCCP, di cui ha fatto parte Canali), e la cosa non è parsa piacerti…

– No, non mi incazzo per uno slogan, ma quando uno dopo ogni pezzo continua a richiedermi dei pezzi di vent’anni fa, legati alla mia vita, alla mia carriera, come se quello che faccio adesso con conti nulla. Infatti a quel ragazzo ho proposto di venire dietro a riprendersi i soldi del biglietto, ma se fosse venuto si sarebbe preso una chitarra in faccia.

– Da anni con i Rossofuoco hai un progetto in continua evoluzione, sia dal punto di vista musicale che poetico; con Rojo su quale pianeta porterai i tuoi fans?

– Su un pianeta in cui non resta molto più da vedere o da ascoltare, un pianeta strano. Siamo all’inizio del nuovo millennio, e i cambiamenti epocali sono sempre molto particolari. Obiettivamente non vedo troppe diversità fra trent’anni fa ed i giorni nostri, so solo che la gente fa fatica a vivere e sopravvivere, si sta ritornando a una specie di medioevo barbarissimo in cui pochissimi ricchi sfruttano l’ignoranza e le braccia di tantissimi poveri, e si sta ritornando ad un’epoca già vissuta. Non so che pianeta sia, magari sarà un pianeta di merda.

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