L’EVASIONE FISCALE

La lotta all’evasione fiscale credo sia uno dei temi in auge da anni nel dibattito politico italiano. Riaffiora con maggiore energia in ogni campagna elettorale, lo si ritrova in ogni trasmissione radiotelevisiva di taglio politico economico, prende maggior vigore quando si parla di manovre governative atte a risanare i conti pubblici, come in questo determinato frangente.
In ogni caso, ogniqualvolta si parla della dimensione del fenomeno, le cifre stimate, esibite a supporto delle misure proposte, sono davvero impressionanti. Importi che, se recuperati, darebbero tutt’altro assetto ai poco rosei conti pubblici italiani.
In tempi di crisi a rapida evoluzione, come quella che stiamo vivendo, la lotta all’evasione non può rivestire un ruolo marginale in un programma serio di riordino dei nostri conti. D’accordo, un progetto di abbattimento drastico del fenomeno dell’evasione, così diffuso nel bel paese, richiede tempi che l’urgenza imposta dall’attuale crisi finanziaria non può tollerare, ma almeno quelle misure la cui efficacia è dimostrata potrebbero essere prese con immediatezza. Sicuramente l’incremento alla tracciabilità dei pagamenti, con ulteriore limitazione all’uso del contante, o l’accesso facilitato da parte degli organi di controllo ai conti intrattenuti presso le banche, sono misure la cui applicazione ha già dato finora buoni frutti. Proseguire su questa strada è dunque auspicabile, in attesa di imbastire un sistema ancor più efficiente che scoraggi fin dall’inizio il tentativo di evasione. Il beneficio che se ne trarrebbe in termini di ritorno, tanto nella qualità dei servizi pubblici, quanto nella riduzione generalizzata dell’imposizione fiscale (se paghiamo tutti, ognuno paga di meno), giustifica ampiamente qualche fastidio burocratico in più che il contribuente dovrebbe presumibilmente sopportare.

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