Matera racconta Pier Paolo Pasolini: la mostra degli “scatti rubati”

Quarant’anni fa moriva un pezzo di letteratura italiana. Pier Paolo Pasolini aveva un talento poliedrico: era scrittore, poeta, regista, giornalista, pittore. Nella città di Matera, dove il poeta ha girato alcune scene de “Il Vangelo secondo Matteo”, viene ricordato con una mostra suggestiva allestita presso l’ex-ospedale San Rocco.

Giuseppe, come nasce l’idea della mostra?
La mostra degli “scatti rubati” (è appena uscito un bel libro con questo titolo a cura di Cetta Brancato e Domenico Notarangelo per Quaderni di CinemaSud) sul set de “Il Vangelo secondo Matteo” è da diversi anni proposta in Italia e in Europa e anche nel mondo possiamo dire, visto che è stata esposta all’Ermitage di San Pietroburgo lo scorso anno. Difatti sono oltre cento le edizioni già realizzate e, viste le richieste, probabilmente è una testimonianza destinata ad una divulgazione senza soluzione di continuità. La mostra di Mimì Notarangelo è uno dei segni, forse il più rappresentativo, dell’appartenenza tra Pier Paolo Pasolini e Matera. L’idea di riproporla in questa occasione legata all’anniversario, il 40° dal suo assassinio, è legata al progetto “PasoliniMatera015-019”. Il progetto ha nella mostra il punto di partenza di un percorso durante il quale a Matera e da Matera si vuol “parlare” di Pier Paolo, del lirismo tragico e malinconico che lo contraddistingue, della sua arte, della bellezza e altezza della sua poetica, del suo anticonformismo perseverante e della provocatoria e scandalosa cinematografia, della sua lettura profetica della società contemporanea, della sua visione dell’Italia e del suo popolo che dopo quarant’anni è non attuale ma immanente. Da Matera con “PasoliniMatera015-019” vogliamo parlare della sua straordinaria battaglia politica e della sua convinzione socialista per una nuova consapevolezza dei cittadini di questa nazione destinati ad essere merce e merda, costretti all’ignoranza allora come oggi. Matera vuole anche lottare per la verità sulla sua morte, così violenta e così teatrale da ingannare per lungo tempo l’intera nazione. Battaglia questa già cominciata in città, con la raccolta di decine e decine di firme sulla piattaforma web change.org per la petizione che l’Avvocato Stefano Maccioni ha già presentato in Parlamento lo scorso 2 novembre per l’apertura di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’omicidio Pasolini. Le firme in Italia sono già oltre diecimila. Mi piacerebbe che una città capitale culturale desse un segno forte di civiltà contribuendo12212166_10205367081672598_27755794_n con migliaia di firme. Un atto di civiltà. Un atto d’amore invece è quello della raccolta di firme per intitolare a Pier Paolo Pasolini il Cinema Comunale della Città, proposta questa che il sindaco ha pubblicamente fatto al nostro fianco, durante l’evento “Infinita Eresia” il 1 novembre scorso. Non un atto d’imperio dell’amministrazione ma una richiesta corale proveniente dai cittadini di questa città. “Nel mondo si parla più di Mel Gibson che di Pasolini. Ma noi materani dobbiamo parlare più di Pasolini. La differenza sta nella scena della crocifissione: Mel Gibson usa i Sassi come un palcoscenico hollywoodiano, Pasolini pianta la croce di fronte ai Sassi, che diventano interlocutori, rappresentano l’umanità che partecipa. Noi dobbiamo rientrare in questa logica di recupero di valori forti che non possono essere banalizzati con un turismo randagio.” Con queste parole, sottolineando questo significato, il sindaco ha proposto alla città l’idea di intitolazione del Cinema Comunale a Pier Paolo Pasolini come “atto di riconoscimento dovuto”. “PasoliniMatera015-019” è un percorso dunque, un’idea che vuol contagiare di interesse la gente, i cittadini di questa città capitale come di questa regione, i turisti che vengono a visitarla come le scolaresche, i detenuti. Un’idea che vuole aiutare a capire l’uomo e il poeta. Un poeta “come ne nascono tre o quattro in un secolo” per dirla con Moravia. Un Poeta che, dagli scantinati di questa nazione smemorata e ingannata dove è stato gettato, svergognato come un depravato che ha fatto la fine che “s’andava cercando” in quella notte di quarant’anni fa, massacrato, calpestato, schiacciato, deve essere portato dove la storia di questa nazione ha bisogno che stia, tra i più grandi, in ogni dimensione dove la sua poliedricità di linguaggio artistico lo ha visto esprimersi. Non è un percorso facile e semplice, tutt’altro. Pasolini è difficile, crudo, violento, scabroso, a volte inaccessibile se non si è aperti alla comprensione. Pasolini non è per pochi come qualcuno continua a credere e a sostenere. Per noi Pasolini e per tutti. E a tutti vogliamo portarlo, con la delicatezza e lo stile che ci ha insegnato, parlando chiaro, parlando di verità, parlando d’amore.

Che rapporto lega Pier Paolo Pasolini alla città di Matera?
Un rapporto di appartenenza come ho detto. Pasolini scelse Matera perché Matera aveva fermato il tempo nelle sue caverne, nel suo tufo, nelle sue facce, nel suo sole feroce e antico. Venendo a Matera a girare gran parte de “Il Vangelo secondo Matteo” lui per primo accese una luce di bellezza su questa città. Per questo motivo innanzitutto Matera deve essere riconoscente a Pier Paolo e deve dare testimonianza al mondo intero anche di questa pagina di storia materana, una storia millenaria che Pasolini ha fermato allora in un’opera d’arte cine12212228_10205367155314439_1262550534_nmatografica che anche il Vaticano, dopo decenni di oscura censura, ha riconosciuto come la migliore opera su Gesù della storia del cinema, un film “scolpito nella pietra”. In questa pietra, in questi Sassi, la storia di Gesù continua a vivere (purtroppo anche e soprattutto con manifestazioni di massa dove la fruizione turistica da “fast culture” viene imposta da logiche di profitto che proprio il poeta aborriva…)

Le foto della mostra cosa rappresentano?
Sul set papà portò la macchina fotografica e scattò una settantina di fotografie. Una sorta di backstage. Scatti rubati che oggi testimoniano quella storia, testimoniano di Pasolini e Matera. Una di queste foto, quella che ritrae Pasolini appoggiato ad un muretto, con gli occhiali in mano e con lo sguardo perso verso i Sassi mentre il Gesù è appoggiato al suo fianco allo stesso muretto, è ormai una delle immagini più viste e ricorrenti dell’iconografia pasoliniana. Le foto di Mimì Notarangelo, a mio avviso, sono il segno di questa appartenenza. Rappresentano una bellezza senza tempo.

Tuo padre ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscere l’arte e il genio di Pasolini…
Papà ebbe questa fortuna. Fu incaricato di proteggere Pasolini dalle aggressioni fasciste che già da anni il poeta subiva. Matera era (ed è) una città tranquilla, ma il partito comunista, di cui all’epoca era segretario della federazione giovanile, la FGCI, gli dette questo fortunato incarico. Da subito il rapporto di fiducia di Pasolini nei confronti di mio padre si tradusse in richieste di aiuto e supporto di vario genere. L’aneddoto della richiesta di Pasolini a mio padre di trovargli facce stronze e fasciste per impersonare gli scribi e i farisei, facce che papà andò a reclutare nella sezione cittadina del Partito Comunista, è emblematico. La volontà di averlo nella pellicola (è il centurione romano che ordina al cireneo di portare la croce) fu di Pasolini stesso che convinse mio padre a “metterci la faccia”. Il rapporto andò oltre il set. Pasolini era sconcertato di ciò che stava succedendo a Matera dove gli abitanti dei sassi venivano “traslocati” nei nuovi rioni; “state uccidendo la civiltà contadina” affermava nelle chiacchierate con papà. Quella lettura e quella critica suscitarono molte riflessioni nella mente di mio padre. Un maestro di quel livello non si incontrava facilmente. Il rapporto tra mio padre e Pasolini terminò con la richiesta12208237_10205367179475043_1522712098_n di Pier Paolo di fissare per iscritto le domande che gli aveva rivolto oralmente (per realizzare un editoriale su un giornale che allora aveva fondato e dirigeva) sulla questione dello sradicamento di una popolazione dalla sua millenaria seppur misera dimensione. Mio padre non rispose mai a quella richiesta, non gli fece mai quelle domande. Peccato. Sarebbe stato un documento importante, una ulteriore ricchezza donata da Pier Paolo alla città.
Infinita Eresia – un’iniziativa promossa dall’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini Matera, dall’Agenzia di comunicazione e servizi per la cultura “Il Riscatto delle Cicale”, dall’Associazione Zona Franca Matera e dal Cine Club “De Sica” Rionero. Patrocinata dal Comune di Matera, dalla Regione Basilicata e dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.

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Debora Colangelo

Laureatasi in Lingue e Letterature Moderne europee ed americane, è diventata giornalista pubblicista a maggio del 2018. Nutre uno spiccato interesse per la letteratura italiana, francese, inglese ed americana. La lettura, la traduzione e il disegno sono le sue grandi passioni.

2 comments to “Matera racconta Pier Paolo Pasolini: la mostra degli “scatti rubati””
  1. Una mostra straordinariamente …vera..bellissima nonostante la sua genuina semplicità. Esattamente quello che il suo genio amava. Grande Pasolini maestro di vita, artista ineguagliabile, uomo irripetibile.

    • Pier Paolo Pasolini continua a vivere nei ricordi delle foto di Matera e nelle meravigiose pagine che ci ha lasciato. Questa mostra è una piccola ma grandiosa testimonianza di ciò che l’artista è stato.

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