IL MILITE IGNOTO: LA TRISTE SCELTA DI MARIA BERGAMAS

Ogni quattro novembre il Presidente della Repubblica rende omaggio alla tomba del Milite Ignoto.

Ma che cos’è e cosa rappresenta quella tomba?

È un simbolo, per rappresentare i caduti e i dispersi italiani in guerra, ma ha una storia bellissima.

Siamo nel 1920. L’Italia è appena uscita dalla prima guerra mondiale, a pezzi: piange ancora seicento mila morti. Seicento mila ragazzi che spesso erano costretti a uscire dalle trincee e fare assalti suicidi, pena, in caso si fossero rifiutati, la morte.

Il colonnello italiano Giulio Douhet, guardando alla Francia, il 24 agosto 1920 sulle colonne del periodico del movimento, Il Dovere, da lui diretto propone di glorificare la salma del caduto senza nome. È necessario attendere l’11 agosto 1921 perché la proposta, fatta propria dall’onorevole De Vecchi, fosse ufficializzata, grazie anche al dibattito che sul tema si stava appunto scatenato in Francia e Inghilterra. Il 4 agosto il disegno di legge arriva in Aula e l’onorevole Gasparotto chiede alle parti di rinunciare a intervenire perché il provvedimento che rendeva onore ai caduti potesse essere approvato in silenzio. All’unanimità viene chiusa la discussione e rinviato al giorno dopo il voto: con amara sorpresa, ci furono 35  contrari. È Gabriele D’Annunzio a dare il nome di “Milite Ignoto” alla salma del soldato senza nome che avrebbe ricordato nel tempo i sacrifici e gli eroismi della Grande Guerra.

Si sceglie il posto, che deve essere un luogo aperto, visibile a tutti: l’Altare della Patria in piazza Venezia a Roma è perfetto.

Non resta che scegliere la salma, il cadavere di un soldato che non è stato ancora identificato. E qui, come sempre, la burocrazia si mischia un po’ alla poesia.

Il Ministero della Guerra istituisce una commissione che ha un compito preciso: prelevare undici salme di soldati italiani non identificati. Dal 3 al 24 ottobre la commissione si dedica alla ricerca di undici salme di soldati provenienti da undici diversi campi di battaglia, dove gli scontri erano stati più atroci: Rovereto, le Dolomiti, gli altipiani, il monte Grappa, il Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso.

Sono cadaveri di ragazzi senza nome, che nessuno ha identificato, che non hanno elmetto e neppure mostrine.

Le undici bare vengono trasportate ad Aquileia, un paesino del Friuli-Venezia Giulia. Qui, avviene il momento più delicato e solenne: tra queste undici salme dev’essere scelta la bara del soldato che verrà tumulata all’Altare della Patria e che diventerà la bara del Milite ignoto. Il Governo affida questo compito alla madre di un soldato disperso: Maria Bèrgamas, è una friulana e suo figlio è un disperso irredento. Suo figlio Antonio, richiamato alle armi dagli austriaci nel 1914, quando la città di Gradisca apparteneva ancora all’impero, aveva disertato arruolandosi volontario con gli italiani nel 137esimo reggimento di fanteria della Brigata Barletta. Con il nome fittizio di Antonio Bontempelli, escamotage imposto per arruolare i volontari irredenti, era morto sull’Altopiano di Asiago, durante la Strafexpedition.

Il 28 ottobre 1921 nella cattedrale di Aquileia, le undici bare tutte uguali vengono allineate. La signora Bèrgamas deve fare la sua scelta. Nel silenzio più assoluto, passa accanto alle bare una dopo l’altra. Sulla seconda bara le cade lo scialle ma di fronte alla penultima crolla e si accascia invocando il nome del figlio. Quella sarà la bara del Milite ignoto.

Le altre dieci salme sono portate nel cimitero degli eroi di Aquileia. La bara scelta dalla signora Bèrgamas fa il suo viaggio verso Roma, scortata e salutata da tutta l’Italia. La mattina del 4 novembre 1921 la bara di questo soldato senza nome è portata all’Altare della Patria e finalmente tumulata.

Quasi cento anni dopo, quella salma è ancora lì, «il Fante sacro di Roma» che onora il sacrificio di una nazione intera.