Centocinquantesimo anniversario della fondazione della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Avigliano

Ad Avigliano due giornate dedicate alla celebrazione del Centocinquantesimo anniversario della fondazione della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Avigliano.

Si parte sabato 6 aprile alle ore 8.00 con il giro per le strade cittadine della Banda musicale Città di Avigliano. A seguire la Santa Messa nella Chiesa dell’Annunziata e alle 10.30 un convegno nella Sala Andrea Claps. Alla manifestazione prenderanno parte: Gerardo Quaranta, Commissario straordinario del Comune di Avigliano; Carlo Onorato, Presidente UNITRE di Avigliano; Rocco Pappalardo in rappresentanza della Provincia di Potenza; Gianni Rosa, Senatore della Repubblica.

Nel corso della giornata di studi e approfondimenti, relazionerà Donato Verrastro, docente di Storia contemporanea nell’Università degli Studi della Basilicata.

Il focus sarà incentrato sul ruolo e l’importanza delle Società di Mutuo Soccorso nel Mezzogiorno. A concludere i lavori della prima giornata sarà Donato Salvatore, Presidente della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Avigliano.

Domenica 7 aprile, infine, alle ore 12.00 ci sarà lo scoprimento di una lapide nella Cappella cimiteriale della SOMS e alle ore 19.00 nella Chiesa dell’Annunziata si terrà un concerto dell’Orchestra a Plettro “Domenico Manfredi”.

Storia della Società Operaia di Avigliano

SOCIETA’ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO AVIGLIANO (Potenza)

La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Avigliano nasce il 6 aprile 1874 per volontà di un gruppo di 52 cittadini, appartenenti alle diverse classi sociali del Centro urbano di uno dei più popolosi comuni della regione, abitato in prevalenza da operai, artigiani e piccoli commercianti.


A favorirne la costituzione furono alcune significative figure di intellettuali locali, colti e illuminati, quali il dott. Andrea Claps, valente medico, e i sacerdoti don Donatantonio Lorusso e don Giuseppe Filippi, ex frati del disciolto Convento dei Riformati, poi, religiosi regolari, che animati da forti sentimenti patriottici, con l’abito talare e imbracciando il fucile, avevano partecipato al movimento insurrezionale lucano dell’agosto 1860, e seguito il generale Garibaldi nella liberazione del Regno delle Due Sicilie dai Borboni.
Le motivazioni che spinsero alla costituzione della Società sono da ricercarsi nell’esigenza di affrontare la grave crisi economica che aveva fatto seguito all’Unificazione allorché, anche nella nostra comunità, si infransero secolari equilibri di sussistenza, fino ad allora retti da consolidati rapporti di vicinato e parentali, oltre che da un sistema economico basato sull’autarchia. Inoltre, la coscrizione obbligatoria, l’imposizione di imposte e tasse, prima sconosciute, e il rivolgimento politico, sociale ed economico, furono i fattori di maggior rilievo che determinarono profonde crepe nella società meridionale, ancor prima che si intravedessero i benefici del nuovo Stato nazionale.


Lo statuto adottato rispecchiava largamente la cultura del Mezzogiorno e i bisogni emergenti, avendo in comune con le altre associazioni del Mutuo Soccorso lo spirito della fratellanza e del solidarismo. Lo si evince soprattutto dallo scopo sociale, codificato nell’art. 2: La Società ha per base l’unione e la fratellanza, e per scopo il mutuo soccorso degli operai fra di loro; tende a promuovere l’ istruzione, la moralità, il benessere, affinché possano cooperare e rendersi degni della Patria. La Società, con il mutuo soccorso, si proponeva, quindi, anche un fine civico e patriottico: istruire ed elevare moralmente i soci, in modo che essi potessero “rendersi degni della Patria”. Le finalità assistenziali erano, poi, indicate nel capitolo dedicato ai “Vantaggi e utili della Società”, con una visione abbastanza avanzata rispetto ai tempi, e, per certi aspetti innovativi, anche alla tradizione del Meridione.
Nei 26 lustri della lunga e mai interrotta attività del Sodalizio aviglianese, le vicende che lo hanno caratterizzato possono essere suddivise, a larghe maglie, in tre distinti periodi: la fase “romantica”, nella quale erano prevalenti non soltanto i retaggi storici risorgimentali, ma i problemi che attanagliavano la comunità, oltre che la determinazione di contribuire alla loro soluzione. Appena in possesso di un discreto patrimonio sociale, la Società concesse subito ai soci alcuni benefici, tra cui i prestiti a tasso agevolato. Anche al Comune erogò un consistente mutuo allo scopo di accelerare i lavori di pavimentazione della strada più importante dell’abitato.
In seguito, l’Amministrazione Civica, con maggiore frequenza, prese a far ricorso ai prestiti presso la Società Operaia ogni qualvolta le casse comunali erano vuote e occorreva affrontare situazioni impellenti di carattere sociale. Già nel primo triennio di vita, il Sodalizio si sentì in dovere di concorrere alla modernizzazione del paese con l’oneroso acquisto e la gestione di un mulino a vapore, uno dei primi istallati nella Provincia di Basilicata, nell’intento di infrangere il monopolio dei tradizionali mulini ad acqua, i cui proprietari, senza scrupoli, taglieggiavano la povera gente praticando la cresta sugli sfarinati. Il primo venticinquennio di attività fu caratterizzato da un grande impegno sociale e civile per la solerzia del presidente storico, il dott. Andrea Claps, riconfermato all’unanimità ad ogni scadenza del mandato. Il capitale sociale, saggiamente amministrato, aveva raggiunto una notevole consistenza e i fondi disponibili erano utilizzati essenzialmente per i soci, per cui soltanto undici anni dopo la fondazione fu decisa l’apertura della sede sociale e si provvide a istituire una scuola serale per combattere l’analfabetismo degli iscritti e dei loro figli.
Con l’occasione fu organizzata la biblioteca sociale, aperta agli associati e anche ai giovani studenti della nostra cittadina, quando rientravano dalle loro sedi di studi. Furono allora poste le premesse per dar vita ad una biblioteca di gran pregio che, grazie alle donazioni, era destinata a divenire, in tempi a noi più vicini, una delle tre più importanti della Basilicata, tra quelle private, intitolata nel 1999 al Socio Benemerito e Onorario Tommaso Claps, giurista, storico e scrittore aviglianese che era stato sempre vicino all’amato Sodalizio. La Società svolse, tra i compiti statutari, un significativo ruolo nell’orientamento dei candidati da sostenere nelle cariche pubbliche, in occasione delle consultazioni elettorali. A tal fine, veniva indetta un’adunanza dei soci elettori, nel pieno rispetto della libertà di coscienza dei singoli votanti.
Quando fu deciso di dare una svolta alla gestione della Cosa pubblica, appannaggio da sempre della classe borghese, l’Assemblea dei soci predispose una propria lista che si affermò nelle elezioni comunali e portò il proprio presidente, il dott. Claps, ad occupare la poltrona di Primo Cittadino. Il Sodalizio ebbe la gran ventura di avvalersi dei consigli e delle consulenze dell’illustre concittadino, on. Emanuele Gianturco, Maestro del Diritto civile nell’università di Napoli e una delle figure politiche più eminenti della Camera dei Deputati, di cui fu tre volte vice presidente, e uomo di governo: due volte titolare del Ministero di Grazia e Giustizia, una volta della P. I. e, infine, dei LL. PP. Il “genius loci” aviglianese, Presidente Onorario della Società, ebbe sempre a cuore le sorti dell’ Associazione e la gratificò delle sue attenzioni e delle sue premure, revisionando lo statuto, spesso emendato negli anni. Numerosi furono gli atti e le testimonianze di solidarietà verso le persone e le popolazioni colpite dalla sventura e dagli eventi calamitosi sia in Avigliano sia in contrade e città dell’Italia. Tra l’inizio del ‘900 e la fine della seconda guerra mondiale, è collocabile il secondo periodo di attività della Società: un cinquantennio denso di avvenimenti, attraversato da radicali sconvolgimenti politici, oltre che da sanguinose guerre. Nel primo decennio del secolo XX, la Società Operaia cercò di fronteggiare la fase più acuta dell’emigrazione, quando anche molti soci si trasferirono nelle lontane Americhe. Nel contempo, si trovò a convivere con una delle più gravi crisi economiche della collettività, afflitta da una estesa disoccupazione e dall’indigenza dilagante.
Il Comitato Direttivo dell’Associazione decise allora di assumere direttamente pubblici e privati appalti per venire incontro alla categoria più numerosa degli associati che lamentava la mancanza del lavoro. Concesse, altresì, al Comune mutui agevolati per consentire l’esecuzione di opere pubbliche, con l’impegno che fossero agevolati i soci non impiegati nei propri cantieri. In quel periodo, il Sodalizio acquistò l’immobile della sede sociale e realizzò la costruzione della cappella gentilizia nel cimitero per dare degna sepoltura ai soci defunti. Nel corso della Grande Guerra 1915 18, notevole fu l’opera espletata dalla Società per la distribuzione alle famiglie dei soci e della comunità di q 1.700 di grano e di fiore di farina, ceduti a prezzo calmierato, per non far mancare il pane alla popolazione. Con alto spirito patriottico aderì, inoltre, con consistenti somme prelevate dal capitale sociale, alla sottoscrizione di obbligazioni al Prestito Nazionale, lanciato dal Governo, allo scopo di sostenere lo sforzo bellico. Il clima confuso del primo dopoguerra, sfociato nell’avvento del fascismo, ebbe le sue ripercussioni sulla vita dell’Associazione che risentiva delle fibrillazioni presenti nella nazione e nella stessa comunità locale.
Dopo i primi anni di quieta coesistenza, iniziarono le pressioni del Regime perché i soci aderissero al Fascio, al Sindacato fascista e, in particolare, al Dopolavoro, creato per soppiantare le libere associazioni operaie. Infine, il Sodalizio fu commissariato dal Prefetto e furono sospesi gli organi sociali e ogni forma di attività. Rimasero temporaneamente in carica il presidente, Giuseppe Telesca e il segretario, con il compito di sistemare tutte le pendenze amministrative e contabili, e trasferire al Dopolavoro il patrimonio sociale.
Dotato di notevoli capacità, il Telesca si adoperò con impegno e abilità a scongiurare la soppressione dell’antica Società, sollecitando l’interessamento di autorevoli concittadini, di cui alcuni militanti nel partito fascista, evidenziando le benemerenze acquisite dal Sodalizio verso la Patria e la comunità. I suoi tentativi, infine, furono premiati e fu concesso di poter ripristinare la normale attività, benché, poi, si dovette pagare un prezzo piuttosto elevato a questo provvedimento. Fino alla caduta del fascismo, infatti, la Società, pur tenendo rispettosi rapporti con le gerarchie del partito dominante, subì, purtroppo, pesanti condizionamenti e non poche umiliazioni. Al termine della seconda guerra mondiale, il capitale sociale investito in titoli nei vari prestiti nazionali lanciati da Mussolini, si polverizzò per effetto della spaventosa svalutazione della moneta che fece seguito alla sconfitta militare dell’Italia. Ragion per cui la Società entrò in una lunga fase di ristrettezze finanziarie e si profilava la chiusura di ogni attività.
La terza fase la si può far decorrere dall’inizio degli anni ’60 del decorso secolo, quando, con le amministrazioni presiedute da Mario Giordano, un dinamico impiegato di banca, fu varato e realizzato un programma di sviluppo e di capitalizzazione del patrimonio sociale, avviando la graduale costruzione di un grandioso complesso monumentale con oltre 3.500 loculi e assumendo dal Comune l’appalto della gestione delle lampade votive, nel cimitero locale. In questo periodo fu anche ampliata e ristrutturata la sede sociale e destinata una sala alla biblioteca che beneficiò, poco dopo, di un grosso lascito di libri da parte del magistrato Francescantonio Stolfi, d’origini aviglianesi. Il programma del Giordano fu, in seguito, continuato e potenziato dalle successive amministrazioni. Oggi, il barometro volge al bello: la Società è in buona salute. Lo statuto vigente, rinnovato nel 1992, ha aperto ampie prospettive sia per ampliare la base del corpo sociale sia per adeguare i propri fini alle esigenze di una società in radicale trasformazione. Nell’ultimo decennio il Sodalizio ha acquistato l’ex Casa Comunale, contigua alla sede, dove in seguito ai lavori in corso di riedificazione, sarà ubicata la nuova sede della biblioteca.
Inoltre, grazie ad un felice investimento ha acquisito anche l’ex mercato coperto comunale,un vasto immobile, in via di ristrutturazione, da cedere parte in fitto per attività assistenziali pubbliche, mentre un piano sarà utilizzato direttamente per attività sociali e culturali. La Società svolge ogni anno diverse manifestazioni, di cui alcune ereditate: la celebrazione della ricorrenza di San Sebastiano, protettore del Sodalizio, il 20 gennaio e la premiazione scolastica ai figli dei soci, meritevoli negli studi, dalla Scuola Media al conseguimento di una laurea, con sostanziose borse di studio, nell’ultima domenica di Carnevale. Annualmente organizza viaggi d’istruzione e una cena sociale . Con la disponibilità di nuove strutture, l’Associazione si propone di realizzare nel Terzo Millennio un più intenso e puntuale conseguimento dei suoi fini sociali, nonché una più incisiva presenza nella vita comunitaria per offrire il suo apporto allo sviluppo e al progresso della città di Avigliano.

le attività e favorire l’adesione alla Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Avigliano dei giovani e di nuovi soci, si sono attivati i sussidi sanitari ed assistenziali e gli incentivi per l’assistenza sanitaria integrativa; oltre a promuovere e partecipare a variegate iniziative socio-culturali con la rete delle associazioni e delle organizzazioni del Terzo Settore locali quali: il corso solidale di italiano per i lavoratori stranieri ed il sostegno e la promozione delle produzioni letterarie e artistiche del territorio; tutte azioni finalizzate anche a contrastare il preoccupante spopolamento che sta interessando il Sud e la nostra cittadina.