I TRADUTTORI SONO DEGLI INTERPRETI…

L’Associazione “Amabili confini” di Matera, presieduta da Selena Andrisani ha aperto la quinta edizione di “Scrittori allo specchio”. Varcare i confini produce l’incontro con i capolavori della Letteratura: Una scintilla che può illuminare le nostre vite, un bagliore improvviso che scombina i pensieri e accende i cuori. In quest’ottica i traduttori, come sapienti tedofori, mantengono viva la fiamma di quelle immense opere, ne preservano l’unicità, restituendoci intatte la forza e la bellezza delle parole. “Tradurre è far meglio conoscere ciò che merita di essere conosciuto meglio perché edifica, rende più profondi ed è un contributo alla conoscenza sacra o d’altro genere – afferma Selena Andrisani.” Allo specchio è Tommaso Pincio, fumettista divenuto scrittore, traduttore di due capolavori della Letteratura inglese e americana: “Dracula” di Bram Stoker e “Il grande Gatsby” di F.S. Fitzgerald. “Ingeborg Backmann, la famosa poetessa austriaca, negli anni ’50, vide Maria Callas alla Scala e ne rimase folgorata.

Non era solo un prodigio vocale ma era il suo prendere il respiro, il suo modo di articolare le parole ad aver colpito la poetessa – afferma Tommaso Pincio”. Interpretare è qualcosa di straordinario sia per coloro che calcano la scena che per i traduttori. “Il grande Gatsby” è un romanzo di Francis Scott Fitzgerald pubblicato nel 1925 che racconta per la prima volta il sogno oscuro americano: l’uomo che si fa da sé pur avendo origini umili. Al suo interno non vi è un narratore in terza né in prima persona. I personaggi vengono visti da fuori da Nick Carraway offrendo una prospettiva critica sulla società dell’epoca. Nel capolavoro figura una parola chiave “old sport” tradotta con il termine “vecchio mio” da Fernanda Pivano. “Nella traduzione ho mutato ʿvecchio mioʾ in ʿvecchia lenzaʾ – afferma Tommaso Pincio, non esente dalla contestazione di colleghi per la presa di libertà eccessiva. Il romanzo è arrivato in America con 20 anni di ritardo – prosegue Pincio. È un mito della seconda guerra mondiale ma fa riferimento alla prima guerra mondiale. Agli occhi degli americani risulta datato. Il grande jazz è morto e da lì a poco crolla Wall Street, segnando un evento epocale. Nella mia impresa ho voluto restituire questo scollamento con un’altra epoca. Nel romanzo “Dracula” di Stoker, il dottor Vanelsi organizza un gruppo di persone per uccidere il vampiro. La tattica è quella di cercare di conoscere la preda, raccogliendo i suoi diari e materiali per individuare il suo punto debole, il “tallone d’Achille”. La trascrizione viene effettuata da una donna moderna, non ancorata agli spazi domestici, Mina Harker, una maestra di scuola pratica di dattilografia e stenografia. La traduzione è una lettura portata all’ennesima potenza. Vi sono tre regole da rispettare: “Non aggiungere nulla, non togliere, non interpretare”. Una parola chiave in “Dracula”, “undead” viene tradotta con il termine “non morto”. Tommaso Pincio, ancora una volta, si è astenuto dal seguire le convenzioni, entrando in relazione con l’opera ed ha tradotto la parola chiave “undead” con “inestinto”. Il vampiro è colui che non muore con il passare del tempo. E con il passare del tempo non morirà neanche la sete di conoscenza e d’interpretazione dei discepoli della letteratura.

Angela Menchise