A Genzano di Lucania era conosciuto come il maestro Angelo Valente, il poeta di “Jenzane ia u mèglie paise”, una figura di intellettuale, educatore e poeta che seppe coniugare impegno civile e innovazione. Nato nel 1922, “fu un pioniere del metodo pedagogico moderno in un paese della Lucania, ove stupì gli alunni, eliminando la bacchetta e puntando sull’autocorrezione e sul rispetto dell’autonomia del bambino” – afferma lo scrittore, critico letterario e storico, Michele Battaglino, alunno, nonché cugino dell’insigne maestro. Nelle classi di un tempo, sprovviste di mezzi per rendere più accessibile l’insegnamento, Angelo Valente si servì della lavagna e dei muri su cui improvvisava disegni. Introdusse la didattica laboratoriale. “L’impegno politico di Angelo Valente nasceva dalla convinzione che la crescita di una comunità passasse necessariamente attraverso l’educazione. La sua attenzione al dialetto non era una fuga dal mondo, ma un modo per dare dignità alla voce del popolo” – commenta la prof.ssa Franca Bibbo.
E forse proprio qui si trova la cifra più autentica della sua esperienza: educare alla libertà senza perdere le proprie radici. Unospirito che mantenne vivo anche quando si trasferì a Milano ove diresse il Circolo Didattico di Via Crocefisso.
Angelo Valente, “u’santaridd’”, il bambino sopravvissuto alla candela rovesciata sulla coperta, divenne così un maestro che per tutta la vita cercò di accendere altre luci: nelle aule, nei versi, nella memoria storica, nella vita civile senza dimenticare il suo paese natio, verso cui provava un senso di nostalgia, “nu’ ‘nculisce” di ritornare, come si evince dalla raccolta di poesie in dialetto ”Terra meie” – enfatizza il prof. Andrea Guerriero.









Una candela che non si spense mai, come si rammenta nella giornata commemorativa a lui dedicata, in cui riecheggiano nell’aria le note del tormentone estivo di Serena Brancale “quando torno al mio paese”, in occasione del ricongiungimento degli emigranti alla loro terra. Il maestro-poeta ha avuto una lunga esperienza politica, sindacale, amministrativa, culturale ed assistenziale, ha organizzato e diretto corsi di cultura, ha fatto parte di commissioni esaminatrici in concorsi magistrali, ha collaborato a corsi di aggiornamento e di formazione, ha tenuto conferenze pedagogiche e letterarie. Ha pubblicato “Bisbigli”, una raccolta di poesie per i piccoli e una “Grammatica in versi”. Il suo mondo interiore era fatto di emozioni e di stati d’animo. La rima è sempre presente nei suoi versi ove è portatrice di significato, creando ritmo e musicalità, favorendo la memorizzazione. Memorizzare era un altro scopo della sua vita, come si evince dall’epigrafe in Piazza Risorgimento nel comune di Genzano, in cui è immortalata l’azione patriottica dei genzanesi guidati da Davide Mennuni che entrarono a Potenza il 14 agosto 1860, unendosi agli insorti in nome dell’unificazione d’Italia – afferma lo storico, Vincenzo Guglielmucci. Michele Valente, figlio dell’illustre maestro, ha messo in luce un altro aspetto della personalità di suo padre, il suo amore per il calcio che lo spinse a giocare nella Genzano calcio prima della seconda guerra mondiale. Angelo Valente, sostenitore del metodo globale nel processo di alfabetizzazione ha trasmesso l’amore per la vena poetica ai nipoti. Grazia Valente, sorella di Michele, ha offerto un taglio diverso della figura del maestro, da uomo sempre allegro a uomo che aveva vissuto il dramma della morte prematura del padre. Rimasto orfano in giovane età, conseguì il diploma di Magistrale da privatista. Viviana Cervellino, sindaca di Genzano, ha concluso affermando di essere identificata in Basilicata, come il primo cittadino del comune decantato in una delle poesie più famose del maestro. Angelo Valente fu un uomo che ha contribuito a dare significato alle parole, tatuate nell’immaginario collettivo locale.
Angela Menchise

