L’ICONA TROVATA A GENZANO DI LUCANIA

“Custodire la memoria, trasmettere alle future generazioni la ricostruzione storica è uno degli obiettivi degli scrittori di Genzano che con competenza ed arguzia si prodigano per la valorizzazione del nostro patrimonio storico-culturale – afferma il vice sindaco di Genzano, dott. Cosimo Petracca. Tra questi intellettuali spicca Michele Battaglino, oriundo genzanese, da prof. d’Italiano e Latino a Dirigente Scolastico, la sua carriera di poeta, scrittore, critico letterario e storico è stata costellata da ben 20 pubblicazioni. “Sotto il cielo di tutti”, rinomato titolo di una delle sue prime raccolte di poesie, il prof Battaglino si augura che sia il contesto geografico, storico, politico e sociale del suo amato paese. L’auspicio è evidente nel recente libro “L’icona trovata a Genzano di Lucania”, diviso in due parti, una dedicata al contesto locale e l’altra al ritrovamento dell’icona. La ricerca certosina si è basata su documenti scientifici, religiosi e dell’arte visiva. Nel 1600, nel sud Italia, imperava il feudalesimo a dispetto del nord ove vigeva l’amministrazione democratica dei comuni. Nel 1616 ci fu un passaggio di proprietà del feudo di Genzano dai marchesi Del Tufo ai De Marinis. Il Sacro Consiglio regio di Napoli assegnò al tavolario l’incarico di fare una stima dei beni mobili ed immobili per stabilire il prezzo del feudo. Il primo apprezzo del 1614 fu effettuato dal tavolario, Orazio Grasso, un secondo apprezzo fu effettuato dal tavolario Giovanni De Fusco con una quantificazione più veritiera. Questi 2 apprezzi che dovevano essere consegnati al notaio, descrivono i beni, gli iura, le fontane, i castelli e la struttura del paese. L’apprezzo di Grasso fa una descrizione minuta del castello demolito alla fine del 1800 a causa di smottamenti del terreno. Su quel sito s’innalzò un edificio a 3 piani adibito a Municipio.

Da questi apprezzi si evince lo stato delle condizioni economiche e sociali della popolazione che versava in uno stato di degrado. Un altro documento importante fu la relazione sulla visita pastorale condotta dall’arc. Michele Saraceno nel 1544 che dà l’idea su come fosse Genzano dal punto di vista religioso. La struttura fisica del paese, invece, emerge dal quadro di un pittore presente nella Sala del Palazzo Arcivescovile di Matera. Genzano aveva una struttura rettangolare, a nord era cinto dalla Chiesa dell’Annunziata e a sud da un castello un po’ schiacciato. Il quadro di un altro pittore, Achille Vianelli, risalente al 1858 intitolato “Genzano visto dalla strada di Palazzo” illustra il vallone di S. Michele, una fontana che è stata smantellata e un castello. I documenti della vita amministrativa mostrano, invece, la ripartizione del territorio. Nel 1621 i De Marinis possedevano un feudo che comprendeva le zone di Mattina Grande e di Mattina Piccola. La restante parte che comprendeva La Macchia, le Ricchiaggini e le Ralle si denominava Università, una struttura repubblicana capeggiata da un sindaco. Le due parti erano separate, ma il feudatario oltre a sfruttare le terre del feudo vantava iura sull’Università. In questo quadro storico, sociale e amministrativo si svolse il ritrovamento dell’icona della Madonna in località Capo d’Acqua ad opera di un pastorello, il 25 marzo 1621. Una relazione ad opera dell’arcivescovo Lepore descrive il ritrovamento dell’icona. Essendo la ricopiatura di una pergamena sciupata, fa un po’ di confusione con le date, anteponendo l’avvenimento al 1619. La pietra trovata fu battezzata “Maria Delle Grazie” perché a Genzano vi era il culto di Maria Delle Grazie. Fra le cappelle si annoverava una dedicata a Maria Mater Graziae, ubicata extra-moenia, in seguito divenuta chiesa. Maria Mater Graziae è nella grazia di Gesù Cristo nell’immaginario collettivo, per cui da Dio ottiene la grazia per chi si rivolge a lei pregando. Questa chiesa divenne lo scrigno ideale dell’icona e parrocchia autonoma nel 1955. L’arc. Giovanni Ricchiuti la trasformò in santuario mariano nel 2013. Il sacro si fa conoscere nel suo contesto storico e sociale con un linguaggio critico e con la giusta severità – puntualizza il parroco don Pasquale Orlando – auspicando che l’icona trovata a Genzano di Lucania trovi anche i giovani appassionandoli alla lettura.

Angela Menchise